Messico - “Il treno corre forte e si divora la foresta”

19 / 12 / 2019

“Il treno corre forte e si divora la foresta”. È una frase tratta da una canzone dei Modena City Ramblers che racconta l’arrivo del treno nel villaggio incantato di Macondo. Nel capolavoro di García Márquez, “Cent’anni di solitudine”, il treno rappresenta l’arrivo del progresso nel piccolo villaggio fondato da José Arcadio Buendía, ma anche la fine dell’isolamento e l’inizio della “colonizzazione” del villaggio che porta poi alla sua decadenza e distruzione.

Lasciando il realismo magico e tornando alla realtà, c’è un altro treno che si sta mettendo in moto per divorare la foresta. È il cosiddetto Tren Maya, il faraonico progetto fortemente sponsorizzato dal presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, che punta a collegare le zone turistiche dello Yucatan con quelle del Chiapas attraversando altri 3 stati, Quintana Roo, Campeche e Tabasco, e soprattutto numerose riserve naturali e territori comunitari e indigeni. Un progetto che sta trovando una forte opposizione di una parte importante del mondo indigeno, tra le quali l’EZLN e il Congreso Nacional Indigeno, ma che sta comunque procedendo verso la realizzazione. Uno dei passi fondamentali verso l’inizio dei lavori sono le consulte popolari, uno strumento attraverso il quale AMLO vuole ottenere la legittimazione popolare e la conseguente delegittimazione dei movimenti di opposizione. Proprio lo scorso fine settimana, ha avuto luogo la consulta negli 84 municipi interessati dal progetto, 9 nello stato di Campeche, 4 in Chiapas, 10 in Quintana Roo, 3 nel Tabasco e 58 nello Yucatan.

I risultati della consulta, hanno visto trionfare il sì con il 92,3% a favore della costruzione dell’opera. O almeno, questa è la narrazione ufficiale che il governo di Lopez Obrador cerca di diffondere. A guardare bene i dati però il tanto acclamato plebiscito non sembra così tanto riuscito: se è vero che ha vinto il sì, è altrettanto vero che hanno votato qualcosa di più di 100 mila persone su un totale di 3 milioni e 345 di abitanti nelle zone dove dovrebbe passare il treno. Dati alla mano quindi, solo il 2,78% della popolazione ha dato il suo avvallo al progetto del presidente.

Per il governo di López Obrador questi dati sono comunque irrilevanti dal momento che le consulte non sono state effettuate per dare la possibilità alle popolazioni interessate da questi progetti di decidere realmente, ma sono semplici strumenti di propaganda per far credere che la decisione se fare o meno il Tren Maya, o qualsiasi altra grande opera, sia effettivamente una decisione popolare, dal basso. A questo proposito è utile riprendere le parole di Carlos Fazio che in un recente articolo pubblicato su La Jornada si è espresso così: «con la premessa che la partecipazione è inclusione, corresponsabilità e democrazia e con lo slogan “decidiamo insieme!”, la formula per la fabbricazione del consenso (Chomsky dixit), ha coperto che la decisione è stata presa prima della consulta; è stata cioè adottata dal presidente Andrés Manuel López Obrador nel momento stesso della sua assunzione della carica, indipendentemente dalla libera determinazione del popolo maya. Come ha detto lo stesso AMLO, che piova, tuoni o ci siano lampi, costruiremo il Tren Maya. Che lo vogliano o meno» [1].

L’utilizzo da parte del governo di AMLO delle consulte popolari è stato osteggiato dai movimenti che hanno accusato il governo di aver dato informazioni parziali e manipolate alle comunità indigene nelle quali hanno costruito le assemblee di presentazione del progetto [2], omettendo le criticità del progetto, i danni arrecati alla selva o la mancanza di una valutazione di impatto ambientale. Da un punto di vista politico, il ricorso alle consulte è uno strumento che attacca l’auto determinazione delle comunità indigene e i movimenti che difendono l’ambiente. Secondo Zibechi, infatti, «le consultazioni sono meccanismi di disarticolazione della protesta [e servono alla] delegittimazione della contestazione, del conflitto, con il conseguente isolamento di chi protesta» [3].

Che le consulte siano uno strumento di propaganda lo si evince anche dal rifiuto delle autorità di ascoltare le voci critiche al progetto, non solo quelle degli ambientalisti che sono accusati dallo stesso presidente di essere dei conservatori, ma anche quelle scientifiche come quella del collettivo GeoComunes, che hanno messo in allerta sulle criticità di questo progetto: «il progetto del Tren Maya attraversa zone della penisola dello Yucatan che sono caratterizzate da ricchezza culturale e ambientale e che combinano terreni ejidales di comunità maya, zone paludose e riserve naturali».

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Venduto alle comunità indigene come un progresso di cui saranno beneficiari loro stessi, in realtà, sempre secondo GeoComunes, «il progetto del Tren Maya cerca di promuovere l’espansione turistica verso nuovi territori e risorse naturali e culturali (zone di selva, cenotes, siti archeologici) che funzioneranno come poli di attrazione come lo sono stati in periodi precedenti le spiagge del Quintana Roo o i siti archeologici come Chichén Itzá. Sembra che il capitale turistico cerchi di diversificare il modello, da “sole e spiaggia” a “sole e selva” e il Tren Maya risponde a questa necessita di espansione e diversificazione del capitale turistico» [4].

Il progetto, nelle intenzioni del governo, è dunque imprescindibile, non può esserci marcia indietro e non possono esserci ostacoli a fermare l’avanzata del “progresso”. Ostacoli che in realtà ci sono, in carne ed ossa e sono le comunità indigene residenti nei territori interessati dal progetto che, come abbiamo visto, non sono assolutamente allineati al volere del governo. Difensori dell’ambiente che ora però rischiano di pagare a caro prezzo la propria posizione contraria. Qualche giorno fa, per esempio, Pedro Uc, membro della Asamblea de Defensores del Territorio Maya Múuch’ Xíinbal e consigliere del Congreso Nacional Indigena, ha ricevuto minacce di morte attraverso un sms inviato sul suo telefono e stessa sorte è toccata al figlio, anch’esso attivista [5]. Nonostante non conosca l’autore del messaggio, Pedro è sicuro di averla ricevuta per la sua attività di difesa dei territori dai mega progetti, tra i quali appunto il Tren Maya.

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Il caso di Pedro non è il primo, già qualche mese fa un altro membro della Asamblea de Defensores del Territorio Maya, Gregorio Gau Caamal, è stato minacciato di morte per opporsi al mega progetto fotovoltaico “Yucatan Solar”. Il ricordo scorre poi ai primi mesi dell’anno quando in Morelos è stato assassinato da ignoti Samir Flores Soberanes, il giornalista e attivista del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra e dell’Acqua del Morelos, Puebla e Tlaxcala (FPDTA). Qualche giorno prima del suo assassinio, tutt’ora impunito, lo stesso presidente AMLO aveva ribadito che gli oppositori erano solo «radicali di sinistra che per me non sono altro che conservatori». Nonostante la morte di Samir, inoltre, AMLO non ha voluto fermare la consulta sul Proyecto Integral Morelos (altra grande opera su cui il governo punta molto) perché a suo dire, l’assassinio non era da considerare legato all’opposizione al progetto.

Il Tren Maya e le altre grandi opere decise da López Obrador mettono nuovamente in evidenza l’incapacità dei governi che si definiscono progressisti di ripensare a un modello di sviluppo che non preveda la spoliazione dei territori, ricalcando uno schema di sfruttamento già visto con governi di altro colore. Quello che i governi definiscono progresso, sviluppo, possibilità di crescita e di uscita dalla povertà, per molte comunità, quasi sempre indigene, è sinonimo semplicemente del perpetuarsi del colonialismo sui loro corpi e sui loro territori. Come hanno detto gli zapatisti, «cambia il maggiordomo, non cambia il finquero».

Prepariamoci allora a sostenere queste comunità in lotta non solo per sé stessi contro la devastazione dei territori in cui vivono, ma anche per tutti noi, contro un sistema che, a dispetto di chi lo gestisce, continua a produrre morte e distruzione. E prima di risvegliarci, come José Arcadio II, nel vagone di un treno pieno di cadaveri e scoprire poi che le autorità hanno nascosto il massacro.

[1] https://www.jornada.com.mx/2019/12/16/opinion/016a1pol?fbclid=IwAR3u6I_K8k0X-nyc-hO_iXBbIJ3HYSH7IhAtDPQtiTZXWlcYm2Jei7sO6SQ

[2] https://www.proceso.com.mx/610967/la-democratica-imposicion-del-tren-maya

[3] https://chiapasbg.com/2018/12/03/raul-zibechi-intervista-desinformemonos/

[4] http://geocomunes.org/Analisis_PDF/TrenMaya_AnalisisCartografico_Geocomunes

[5] https://www.proceso.com.mx/611126/pedro-uc-opositor-al-tren-maya-denuncia-amenazas-de-muerte

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