Ricomincia la lotta contro la costruzione del nuovo aereoporto di Città del Messico

Messico - La nuova battaglia di Atenco

13 / 9 / 2014

Lo scorso 3 settembre il Presidente del Messico ha annunciato che si farà il nuovo aereoporto della capitale. Nel 2001 gli abitanti di Atenco riuscirono a fermare questo progetto, che avrebbe espropriato le loro terre collettive, dopo mesi di mobilitazioni radicali. In questi giorni ricominicano la lotta, che rappresenta un simbolo per i movimenti messicani.

  

Proponiamo la traduzione di un articolo di Gloria Muñoz Ramírez e Carolina Bedoya Monsalve 

      

LA NUOVA BATTAGLIA DI ATENCO

“Non gli daremo mai la soddisfazione di mettere il suo porco aereoporto nelle nostre terre”

  

L'elicottero presidenziale sorvola la mobilitazione dei contadini di Atenco che si oppongono alla costruzione del multimilionario progetto dell'aereoporto. Non è da escludere che lo stesso presidente Enrique Peña Nieto stia monitorando coloro che da sempre ha considerato come nemici, gli stessi contro i quali ordinò la repressione nel 2006 [allora era governatore della regione in è situato Atenco, e fu il responsabile di ordinare un operativo di polizia che portò all'omicidio di due ragazzi, più di 200 arrestati e circa 30 donne detenute che furono violentate dai poliziotti, n.d.t.]. La marcia si dirige verso il Tribunale Superiore Agrario (TSA) nella capitale Città del Messico, a cui esigono che prenda in considerazione il ricorso che hanno interposto contro il cambio di uso dei loro terreni da proprietà collettiva (ejidale) a proprietà privata. Cioè, chiedono che gli rendano le loro terre, che sono inalienabili.

   

I volti scuri degli abitanti di Atenco sono conosciuti. Lì c'è Ignacio del Valle e Trinidad Ramirez, simboli della resistenza di 13 anni fa. Ci sono anche rappresentanti di otto comunità del municipio di Atenco. Uomini e donne tornano a battere i loro maceti sul cemento. Fazzoletti rossi al collo, e portano pure pannocchie di mais. Alcuni decidono di piantarle nei giardini del Tribunale Agrario, mentre aspettano la delegazione. E' la prima volta che tornano a scendere in piazza dopo l'annuncio presidenziale trionfalista del nuovo aereoporto che, inoltre, non sarà solo un'ampliazione all'attuale ma dal 2020 si prevede che lo sostituirà.

   

Mentre il govero federale sta inondando tutti gli spazi di comunicazione a livello nazionale e ha messo in moto una campagna propagandistica internazionale per diffondere le “bontà” di un'opera progettata 15 anni fa, i contadini raggruppati nel Fronte dei Villaggi in Difesa della Terra (Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra, FPDT) insistono che “è tutto un inganno”, visto che “è una menzogna che le terre collettive non saranno occupate, come invece assicurano le autorità”, dichiara Ignacio del Valle, il dirigente arrestato per quattro anni (dal 2006 al 2010) come vendetta per la lotta che diresse nel 2001, dopo che il governo di Vicente Fox pubblicò i decreti di espropriazione di più di 5 mila ettari della regione di Texcoco per la costruzione del nuovo aereoporto di Città del Messico. La vittoria giunse un anno dopo con l'abrogazione di tale decreto. E adesso, di nuovo si è rilanciato il progetto.

  

“Terra si, aerei no”, è il grido che riempie la piazza. Ignacio del Valle spiega che “il decreto espropriatorio fu annullato nel 2002 grazie ad una resistenza di più di nove mesi, dove mostrammo al mondo che queste terre le abbiamo ereditate e non si toccano. Oggi si riattiva questo progetto che per noi rappresenta la morte”.

In realtà i governi federali anteriori non hai mai tolto il dito da questa vicenda. Durante questi 13 anni hanno avanzato con l'infrastruttura parallela all'aereoporto. Hanno ingannato la gente, andando casa per casa a chiedere che vendessero le loro terre. Questa strategia governativa ha raggiunto un momento importante nel giugno scorso, quando in una assemblea, che il Fronte dei Villaggi definì illegale, si impose il cambio del regime di proprietà della terra e con questo si aprì la porta alla privatizzazione. Per questo, adesso la battaglia è per far dichiarare illegale questa assemblea di fronte ai tribunali.

  

Fu lo scorso 3 di settembre che Enrique Peña Nieto dichiarò ufficialmente ciò che gli abitanti di Atenco sapevano da tanto tempo: una mega opera che occuperà 4 mila e 600 ettari dei 12 mila 500 di riserva naturale nei terreni federali adiacenti all'attuale aereoporto.

“La nostra opposizione è la stessa del 2001, è con la stessa incertezza ma con alcune convinzioni, cioè che il governo con i suoi inganni ha provato a rompere il tessuto sociale nelle nostre comunità”, afferma Ignacio del Valle e aggiunge che non conosce un calcolo preciso del numero di ettari di terre che saranno realmente danneggiati, perchè ci sono anche altre comunità, ma che almeno 80 persone si vedranno danneggiate in maniera diretta solamente a Atenco; e tutta la regione soffrirà delle coneguenze alle terre fertili dell'altipiano.

   

La mobilitazione è accompagnata da organizzazioni e persone solidali. Felix Rojas, contadino del Jalisco, segnala che “Atenco è un simbolo di ciò che sta succedendo in tutto il paese: l'espropriazione della terra e della vita comunitaria. Io penso che tutti i messicani dobbiamo sentire Atenco come nostro, perchè questo tipo di opere non rappresentano il progresso per i contadini. I problemi che sta vivendo Atenco oggi sono gli stessi che stanno accadendo o che accadranno in tutto il paese e non possiamo restare indifferenti di fronte a questo”.

   

Articolo pubblicato nel supplemento Ojarasca del quotidiano messicano La Jornada

       

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