Messico: la rivoluzione non passerá in TV

da Città del Messico, Camilla Fratini (Csoa La Strada)

14 / 11 / 2014

Non si fermano le mobilitazioni per i 43 studenti scomparsi di Ayotzinapa: seppure i media mainstream non ne danno che vaghe notizie, in tutto il paese è esplosa l’indignazione in seguito alla conferenza stampa della Procura Generale della Repubblica. La versione sostenuta dal Governo cade pezzo dopo pezzo, e la gente non è più disposta a tacere di fronte a tante menzogne. 

Si moltiplicano i cortei, le mobilitazioni nelle università e sotto i palazzi dei governi statali, gli scioperi nelle scuole, le rappresentazioni teatrali nelle piazze e le candele accese sui portoni delle case; si moltiplica la gente che scende in strada e aumenta il livello di tensione. 

Nello Stato di Guerrero, a cui appartiene Ayotzinapa, è stata incendiata la sede del PRI (il partito di governo della Repubblica) e, sempre nel Guerrero, alcuni giornalisti sono stati aggrediti dalla polizia mentre cercavano di riprendere la violenta repressione contro uno dei tanti cortei che da giorni terminano con arresti e feriti. 

Ad Acapulco gli studenti hanno bloccato per sette ore l’aeroporto internazionale, metre a Tuxpan (Veracruz) hanno fatto irruzione all’evento per l’inaugurazione dei Juegos Centroamericanos. 

In tutto il paese, da nord a sud, non c’è Stato in cui non ci si mobiliti per chiedere verità e giustizia per i 43 desaparecidos. La storia di questi studenti è diventata un simbolo per la liberazione dall’oppressione del Narco-Stato, dall’impunità e la corruzione; un simbolo che ha oltrepassato le frontiere del Messico per correre lungo tutto il Centro e Sud America: si manifesta in Argentina, Colombia, Uruguay, Bolivia, Cile, Perù, Brasile, Venezuela e Costa Rica, perché la desaparición, il narcotraffico e la corruzione sono ancora oggi vene aperte per l’America Latina tutta. 

Ma ci si mobilita anche del otro lado, aldilà della frontiera al nord del Messico: i migranti messicani e sudamericani manifestano la loro indignazione e solidarietà in moltissime città statunitensi come Chicago, San Francisco, Sacramento e Seattle, tra le altre. 

Anche in Canada e in diversi paesi europei si scende in strada per i 43 di Ayotzinapa; ieri ad Amsterdam al 43° minuto dell’amichevole di calcio Olanda - Messico, dagli spalti si è alzato un grido, “Justicia!”, insieme ai cartelli con le fotografie degli scomparsi.  

Nel frattempo i genitori dei desaparecidos si sono recati nella discarica di Cocula, dove, nella versione della Procura, sarebbero stati uccisi e bruciati i giovani. Lì hanno dato una conferenza stampa per mostrare ai giornalisti che la zona non è nemmeno stata sottoposta a sequestro; che lo Stato non sta portando avanti nessuna indagine; che i resti ossei che sono ancora sul posto, sono di animali e non resti umani; e infine per dichiarare che non si arrenderanno fino a quando non verranno ritrovati vivi i loro figli. 

L’Equipe Argentina di Antropologia Forense, che porta avanti indagini parallele a quelle governative su richiesta dei familiari degli scomparsi e di alcune associazioni per i diritti umani, ha dichiarato che in base alle analisi effettuate, nessuno dei 24 resti trovati nella discarica appartiene agli studenti. Inoltre il Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Segreteria Federale per la Salute (SNTSS) ha pubblicato un documento in merito alla questione, in cui sottolinea che “sono necessarie temperature superiori ai 1000 °C per incenerire un corpo umano, e che inoltre la notte della scomparsa sono state registrate piogge torrenziali nell'area dove sarebbero stati bruciati i corpi degli studenti”. 

Mentre in Messico migliaia di persone esigono le dimissioni immediate del Presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto, lui, dal giorno della detenzione dei narcotrafficanti “reo confessi”, si trattiene in Asia per visite ufficiali, senza rilasciare dichiarazioni sul tema.

Ma i genitori dei desaparecidos hanno iniziato oggi una nuova e imponente mobilitazione: insieme a studenti, organizzazioni sociali e tutti coloro che vorranno unirsi, percorreranno nove Stati del Paese con tre diverse carovane. L’arrivo è fissato per giovedì 20 novembre nello Zocalo di Città del Messico, dove è prevista una grande manifestazione proprio sotto il Palazzo del Governo. All’appello hanno già risposto centinaia di città messicane e del mondo che quel giorno si mobiliteranno per pretendere verità e giustizia per i 43 studenti scomparsi.

Camilla Fratini, Csoa La Strada

Bookmark and Share

Ayotzinapa, entre el dolor y la esperanza