Montpellier: «Lavora, consuma e stai zitto»

Note sulla manifestazione studentesca del 28 marzo

30 / 3 / 2018

«E qual è il messaggio dato ai giovani? Lavora, consuma e stai zitto». Cantando forte questa frase gli studenti di Montpellier mercoledì 28 si sono riuniti alla Prefettura per manifestare contro le violenze fasciste e della polizia.

La manifestazione, che ha riunito centinaia di studenti, ha seguito un percorso non prestabilito, per impedire alla polizia di avere un vantaggio logistico e poter potenzialmente aggredire gli studenti in marcia. Il corteo ha ovviamente marciato davanti a punti sensibili: la facoltà di diritto, il rettorato, le linee del tram (dopo che in assemblea generale era stata approvata l’iniziativa del blocco economico e logistico dell’intera città) e la stazione, dove anche i ferrovieri in protesta sono stati invitati a prendervi parte.

L’ unione delle lotte, infatti, è uno degli obiettivi principali del comitato di mobilitazione del collettivo Paul Va Lève Toi. Unione che, però, è sempre più messa a rischio dalle tattiche divisioniste adottate dal Rettorato. Ultima prova ne è la mail che è stata inviata dall’ufficio erasmus, in cui si scrive: «Vi è possibile osservare alcune particolarità (di minoranza) della società francese. Il che probabilmente contribuirà alle vostre capacità interculturali». Gli occupanti appaiono evidentemente come una «minoranza di cui vergognarsi». Ennesima umiliazione subita dai giovani compagni che ieri sfilavano chiedendo che si faccia giustizia per tutti coloro che, giovedì 22 marzo, si sono visti assaliti dai propri professori e picchiati con mazze e taser.

Montpellier

Mercoledì scorso, fortunatamente, bloccare la città ha portato un primo risultato: l'ex preside della facoltà di Droit, Philippe Pétél, e un altro professore sono stati portati davanti a un giudice. Pétél, “fascista di vecchia scuola” come hanno dichiarato – segretamente - alcuni professori, ha confessato di aver aperto la porta agli uomini incappucciati e ugualmente ha fatto il collega, un altro professore “storico” della facoltà, ammettendo di aver picchiato degli studenti.

I compagni e le compagne di Montpellier si augurano allora che giustizia venga fatta fino in fondo e in modo tempestivo, perché – come era scritto negli striscioni della manifestazione – sono stanchi di veder venire applicate due velocità nella giustizia.

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