Polonia - To jest wojna: questa è una guerra!

29 / 10 / 2020

In Polonia non si può più abortire se il feto ha gravi malformazioni. Giovedì 24 ottobre la Corte Costituzionale polacca ha dichiarato che la già restrittiva legge sull’aborto, deve essere inasprita sostenendo l’incostituzionalità della possibilità di interrompere la gravidanza nel caso di feti malformati. Solo due giudici, dei tredici membri della Corte Costituzionale, non hanno appoggiato la tesi della maggioranza controllata dal partito al governo.

Da una settimana scioperi e manifestazioni stanno invadendo Varsavia e altre città polacche. Femministe, militanti anarchic* e decine di migliaia di persone riempiono strade e piazze. Numerose sono le iniziative anche al di fuori dei luoghi di culto. La chiesa cattolica è presa di mira in quanto una delle maggiori responsabili delle derive liberticide nel paese. Sit-in e interruzioni delle funzioni religiose sono all'ordine del giorno. Militanti di estrema destra, supportati apertamente da Kaczynski, leader del partito di maggioranza PiS, presidiano le chiese con atteggiamenti violenti nei confronti delle manifestanti. I video delle dimostranti portate via di forza dai neofascisti sotto lo sguardo complice della polizia stanno facendo il giro del mondo. Ma la marea femminista è inarrestabile e ormai anche nei luoghi di provincia i preti si ritrovano circondati da ragazze indisponibili a sottostare al fondamentalismo oscurantista.

Migliaia di attivisti si sono dati appuntamento, nelle settimane precedenti il verdetto e il giorno stesso, sfidando le restrizioni governative motivate dalla pandemia. “Le vostre vesti sono sporche di sangue” recita uno degli striscioni in piazza.

Non soltanto la Corte Costituzionale è finita sotto il mirino di chi si batte per i diritti delle donne e delle soggettività non eteronormate. In molti si sono diretti verso le sedi del PiS, Diritto e Giustizia, il partito conservatore di maggioranza, e verso la casa del vero artefice di questa manovra liberticida e patriarcale: Jaroslaw Kaczynski, il burattinaio che regge i fili del governo.

La polizia ha allontanato con forza alcuni manifestanti, utilizzando spray al peperoncino contro la folla. I fermi e gli arresti sono numerosi in queste settimane, dalla rielezione di Andrzej Duda che contro i movimenti femministi e le soggettività LGBTQIA+ ha costruito la propria campagna elettorale.

L’intervento della corte costituzionale è avvenuto dopo una mozione dei conservatori la quale sosteneva che non portare a termine la gravidanza a causa di malformazioni del feto, violi il precetto costituzionale secondo cui bisogna proteggere la vita di ogni individuo. I giudici sono addirittura arrivati a paragonare l’aborto per tali ragioni all’eugenetica.

La sentenza è stata esposta dalla presidente della Corte, Julia Przylebska, fantoccia del governo e conosciuta per la sua strenua difesa della famiglia tradizionale.
La Polonia è stata condannata dall’Unione Europea proprio perché non rispetta il dettame democratico del principio di legalità della divisione dei poteri, di fatto la corte costituzionale è controllata dal governo.

La legge attuale è figlia di un infelice compromesso tra la Chiesa cattolica e le autorità.
Nei 27 anni dall’approvazione della restrittiva legge sull’aborto centinaia di migliaia di donne hanno abortito illegalmente in Polonia o si sono recate all’estero.
Secondo i numeri del ministero della Salute nel 2019 ci sono stato 1.110 aborti legali, la maggior parte dei quali dovuti a malformazioni dei feti. Le altre due possibilità per interrompere legalmente la gravidanza riguardano il rischio per la vita della donna e se la gravidanza è conseguenza di uno stupro.
E’ dal 2016 che il governo tenta di distruggere definitivamente il diritto all’aborto in Polonia. Sono stati i movimenti femministi a bloccare in questi anni i tentativi di inasprimento della legge. La Czarny Protest, ha dato il via a molte delle rivolte femministe in tutta Europa e nonostante le pesanti mosse istituzionali e la repressione poliziesca continua a dimostrare la propria potenza. Per la prima volta il 3 ottobre 2016 le donne polacche si sono riprese la scena. Inizia così a circolare l’hashtag #CzarnyProtest (protesta in nero). Un movimento spontaneo e dal basso che continua a inondare le piazze, come stiamo vedendo in questi giorni, con blocchi della capitale Varsavia, cortei, sit-in e forte resistenza al regime poliziesco.
Le realtà femministe ci dicono che ogni anno tra le 100 e 200 mila donne polacche ricorrono all’aborto clandestino o vanno all’estero (Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia o Ucraina).
Femministe e attivisti indipendenti hanno combattuto anche contro il disegno di legge del governo che equipara l’educazione sessuale nelle scuole alla pedofilia.
Nel luglio scorso il ministro polacco della Giustizia Zbigniew Ziobro ha detto di voler uscire dalla Convenzione di Istanbul, primo strumento internazionale vincolante dal punto di vista giuridico per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica.

Per Ziobro la Convenzione di Istanbul è “una fantasia e un’invenzione femminista volta a giustificare l’ideologia gay”. Ha affermato anche che la Convenzione viola i diritti dei genitori perché permette di spiegare nelle scuole che il sesso è una scelta.
Le ragioni del conservatorismo cattolico del potere sono varie. Sicuramente il ruolo della Chiesa nel contrasto al regime incarnato soprattutto dal generale Jaruzelski negli anni ottanta, il suo appoggio a Solidarnosc,il sindacato che divenne simbolo delle lotte operaie in Polonia prima della caduta del muro di Berlino, e alle proteste nel paese determinarono l’affermazione cattolica e la necessità di riconoscere il suo ruolo dopo il crollo del regime. Ecco allora che la restrittiva legge sull’aborto del 1993 è determinata proprio dal riconoscimento della potenza cattolica. Le donne, le polotiche sui diritti civili, vennero controllate dai vertici ecclesiastici. Come in altri paesi dell’Est anche in Polonia si nota lo smantellamento del welfare, la distruzione dei diritti femminili e al contempo l’aumento del potere dei conservatori.
Se i paesi est-europei videro un miglioramento dei diritti delle donne dopo la seconda guerra mondiale ( a differenza dei paesi occidentali), dopo il passaggio al neoliberismo il crollo è verticale. Si fa piazza pulita con il passato, le donne non devono più godere del protagonismo precedente. Né degli stessi diritti.
Nonostante ciò i movimenti femministi non demordono. La somministrazione della pillola abortiva, metodo sicuro consigliato anche dall’OMS, è agevolata anche da network femministi, che fanno da tramite per l’ordine on line. Uno dei ruoli centrali di queste piattaforme è quello di consigliare e rispondere ai dubbi delle donne che stanno per intraprendere l’aborto farmacologico.

In queste settimane militanti anarchiche, antifasciste e femministe stanno subendo un livello di repressione senza precedenti. Processi in direttissima, violenze, fermi. Il tutto giustificato dalle restrizioni legate alla pandemia. Corpi dell’esercito stanno venendo affiancati alle forze di polizia già dispiegate. Ma quel che abbiamo appreso in questi anni, osservando, solidarizzando e conoscendo le compagne e i compagni che lottano in Polonia è che non sono dispost* a piegarsi. Non l’hanno fatto ai tentativi di appropriazione da parte dei partiti di opposizione del movimento Czarny Protest; né di fronte all’indubbia forza del PiS. Le rivendicazioni crescono e travalicano la fondamentale battaglia per il diritto all'interruzione di gravidanza. Un accesso equo alle strutture sanitarie, un reddito universale in un paese dove la forbice della diseguaglianza è sempre più ampia, il blocco degli sfratti e politiche di edilizia residenziale pubblica sono solo alcune delle questioni che risuonano nelle piazze.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Il 3 ottobre 2016 ha dato vita a qualcosa di incontrollabile, che non accenna a fermarsi. Una marea disposta a travolgere il conservatorismo, a farsi ostacolo della destra fondamentalista, xenofoba e nazionalista. La nuova coscienza collettiva portata dal movimento femminista ridisegna le possibilità di lotta e resistenza di tutt* in Polonia.

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