Palestina - 5 aprile - Racconti dalla Carovana

Quando i libri venivano nascosti sotto terra

5 / 4 / 2009

Sono le 4 del mattino quando arriviamo all’aeroporto di Ben Gurion (Tel Aviv).
Per uscire, dobbiamo passare uno ad uno dal posto di controllo di frontiera, e rispondere alle domande insistenti dei militari israeliani, tutte ragazze al servizio di leva.
Finalmente saliamo sui pullman che ci stanno aspettando nel parcheggio, e partiamo verso i Territori Palestinesi.
foto 1: pullman fuori dall’aeroporto Ben Gurion

Fuori dalla città, le luci dell’alba illuminano una distesa chiara di terre aride. Poi ecco il muro.
foto 12: il muro

Entriamo nel territorio che gli israeliani vogliono isolare, cancellare, eliminare.

Raggiungiamo il campo profughi di Deheishe e per prima cosa incontriamo le ragazze e i ragazzi dell’associazione Ibdaa nella sede del loro centro.
foto n°2: murales all’esterno di Ibdaa
foto n°3: murales interni al centro Ibdaa
foto n°4: murales interni al centro Ibdaa
foto n°5: murales interni al centro Ibdaa

Nel teatro dell’associazione Ibdaa, Gehad ci spiega la storia del campo profughi di Deheishee e dell’associazione.
foto n°6: assemblea iniziale con i ragazzi di Ibdaa

Ibdaa è stato il primo progetto sviluppato da palestinesi per i palestinesi, nel quale oggi lavorano 50 persone. La struttura comprende un teatro, un asilo, un ostello, un'infermeria e altre strutture per i bambini e le donne del campo. Tutti i progetti che vengono portati avanti dall’associazione sono esempi di lavoro concreto e di affermazione dei diritti di libertà del popolo palestinese.
Deheishee è uno dei 59 campi profughi palestinesi creati nel '48, e concentra attualmente 12.000 persone su una superficie di ½ km quadrato. Qui ci sono solo un ospedale e 2 scuole per 7000 bambini.
foto 7: Deheishe camp

Dopo la guerra del '67, l'espansione israeliana ha costretto i palestinesi ad abbandonare i loro villaggi; in un primo momento la Croce Rossa, poi sostiuita dall’ONU, ha raccolto tutti gli sfollati in zone adibite a campi provvisori, mettendo a disposizione delle tende. Con il passare del tempo, la popolazione ha iniziato a comprendere che la loro condizione di abitanti dei campi non sarebbe stata temporanea, e quindi ha cominciato a costruire edifici in muratura al posto delle tende.
Dal ‘67 gli abitanti di Deheishe hanno subito non solo continui attacchi armati, ma anche soprusi e violenze quotidiane da parte degli israeliani. Coprifuochi che hanno costretto gli abitanti a rimanere chiusi in casa anche per settimane; provocazioni e umiliazioni da parte di soldati e civili israeliani armati, che arrivavano perfino a fare dei "pic nic" all’ingresso del campo sparando a caso su chiunque passasse; tutto ciò ha causato, oltre che centinaia di morti e feriti, anche gravi problemi psicologici sugli abitanti di Dehishee, specialmente su quelli più giovani.
foto 8: Colonia di Ghilo

Gli abitanti di Deheishe hanno subito punizioni collettive, ma la loro reazione e' stata una presa di coscienza come popolo e una forte politicizzazione. Nell'87, durante la prima intifada, nel campo ci sono stati piu' di 50 morti, in maggioranza giovani e bambini. I militari colpivano a caso e ingiustificatamente chiunque passasse per strada; sparavano proiettili di gomma e fumogeni sui bambini che andavano a scuola, proibivano loro di giocare a calcio e di leggere i libri sulla storia della Palestina. Gehad racconta che da piccolo doveva scavare per terra delle buche per nasconderci dentro i libri proibiti, per poi andare a prenderli e leggerli di nascosto.
Gli attacchi israeliani hanno impedito lo sviluppo delle attività economiche nel campo; per questo motivo, qui, come in tutti gli altri campi profughi, la maggior parte della gente è poverissima.
Da sessant’anni il volere israeliano e' che a Dehishee non debba esserci nulla; è per questo che l’associazione ha voluto chiamarsi Ibdaa, che in arabo significa “costruire qualcosa dal nulla”.

Da Deheishee ci spostiamo a Ramallah, per giocare la prima partita di “Sport sotto l’assedio” nello stadio di Al Ram. Ramallah si trova poco lontano da Gerusalemme, e quindi la strada più breve per raggiungerla dal campo di Deheishe attraversa la città. Il nostro pullman, però, ha la targa palestinese, e per questo non può entrare a Gerusalemme. Siamo costretti a prendere una strada più lunga che la aggira, impiegando il doppio del tempo.
foto 9: strada da Betlemme a Ramallah che aggira Gerusalemme

Lungo il percorso, subiamo i controlli da parte di giovanissimi soldati isreliani a due check point.
foto 10: check point per entrare a Ramallah; le automobili in fila hanno la targa verde palestinese

foto 11: festa di accoglienza allo stadio di Al ram
Dopo una festosa accoglienza ufficiale, perdiamo clamorasamente sia la partita di calcio maschile he quella femminile, sotto gli occhi severi di una gigantografia di Arafat che ci scruta dalla parete del palazzo di fronte.
foto 12: spalti e gigantografie di Arafat

Stanchissimi, torniamo finalmente a Deheisheh.


Vedi anche:
Carovana 2009 in Palestina di Sport sotto l'assedio. La cronaca multimediale dalla carovana

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