Quanto può valere la vita di una donna in Turchia?

"Troppa transfobia": Didem Akay, attivista e modella trans trovata morta in hotel.

25 / 7 / 2019

«Essere trans è molto pericoloso, o si combatte o si muore», è uno dei claim rilanciati dalle comunità lgbtqi+. Copione tristemente noto a cui si aggiunge la notizia del suicidio di Didem Akay.

L’attivista turca e vincitrice del concorso di bellezza trans Istanbul 2018, si è impiccata all’interno di una stanza d’albergo, a causa della transfobia diffusa nel Paese contro la quale doveva lottare ogni giorno. La notizia è stata veicolata dai media turchi che raccontano di pressioni subite all’interno di un contesto altamente transfobico, alimentato ulteriormente dalle prese di posizioni discriminatorie del governo.

Cercando in rete notizie su Didem Akay non possono che risaltare il suo impegno e il suo costante attivismo per la parità dei diritti e per un miglioramento delle condizioni di vita delle donne. Famosa anche la sua dedica ad Hande Kader: «Abbiamo fatto tutto insieme. Era un’attivista senza paura. Siamo andate a manifestazioni per difendere i nostri diritti. Ci siamo persino alzate in piedi di fronte ai cannone ad acqua, insieme. Non supererò mai la sua morte… Rimarrà, dentro di me, sempre come una cicatrice». Sono queste le parole che Didem Akay dedicò all’attivista trans simbolo di piazza Taksim mutilata e uccisa in Turchia il 12 agosto del 2016. Oggi contiamo un’altra morte, un’altra vittima degli “omicidi di Stato delle persone trans” come li definisce il Comitato della Settimana d'onore lgbtqi+ di Istanbul che ha rilasciato una dichiarazione sulla morte di Akay.

In un momento di accese discussioni sull'oggettivazione delle donne, sulla positività del corpo, sull’onda dei movimenti per la parità di diritti e uguaglianza di genere, occorre spendere alcune parole sull’atroce situazione e i contesti pericolosi che vivono le persone trans - in Turchia, come in altri numerosissimi paesi del mondo. Vale la pena esprimere anche due parole in merito alla tradizione dei concorsi di bellezza, ma è anche vero che laddove la transfobia è quotidiana, questo tipo di concorsi vengono vissuti come una delle uniche notti dell'anno in cui possono celebrare la loro bellezza e vivere in contesti altri rispetto a quella che può essere una vita pericolosa.

La Turchia è uno dei paesi più transfobici al mondo, secondo solo al Brasile, e ha riportato 43 omicidi transgender tra il 2008 e il 2016. Numeri di gran lunga superiori al resto dell’Europa. Soltanto l’Italia mostra dati delle stesse proporzioni, con 32 omicidi accertati negli ultimi otto anni, mentre negli altri paesi le cifre sono decisamente più basse: in Spagna nove omicidi riscontrati dal 2008, nel Regno Unito otto e in Francia cinque.

L’articolo 10 della Costituzione turca vieterebbe qualsiasi discriminazione, statale o privata, motivata dal sesso, ma allo stesso tempo non include l'"identità di genere”, ciò significa che gli attacchi che identificano le persone lgbtqi+ non cadono legalmente sotto un reato che potremmo definirlo di odio.

E sotto un governo conservatore, molte persone trans avvertono la discriminazione, il rischio di violenza e l'emarginazione. Tra il 2015 e il 2018, il governo ha vietato la parata del gay pride, ogni volta repressa con acqua pressurizzata, proiettili di gomma e gas lacrimogeni, c'è anche da dire però che questo divieto ha trasformato quella che era una celebrazione in una protesta. Per le donne trans, il pride è una delle uniche opportunità che hanno di esprimersi apertamente in un paese che sta diventando sempre più difficile per loro vivere.

Il tutto va contestualizzato in un paese che, dopo il fallito colpo di Stato del luglio 2016, è degenerato in una repressione senza uguali dell'opposizione, della società civile e delle minoranze. Almeno 50.000 persone sono state arrestate negli ultimi anni e centinaia di organizzazioni della società civile sono state chiuse. Molteplici proteste sono state bandite, disperse o entrambe, poiché il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha rafforzato le sue redini al potere.

La violenza contro le donne è alta. C’è un sentimento diffuso di omofobia e transfobia, parte di quei tre aspetti fondamentali sui quali si regge la Turchia: islamismo, razzismo e feudalesimo. Un paese in cui lo stesso Presidente ha dichiarato a più riprese che "le donne non sono uguali agli uomini” e che rincara la dose con “per una donna ridere è peccato”.

Özden Öz, un membro della piattaforma We Will Stop Femicide, afferma che le leggi che potrebbero proteggere le donne dalla violenza ci sarebbero anche ma il punto è che la maggior parte delle volte non vengono applicate. «Le donne vanno alla polizia per denunciare, ma la polizia non fornisce protezione alle donne perché per loro non è un problema. Per loro è un lavoro extra», dichiara infine.

A causa della discriminazione nel mercato del lavoro, è improbabile che una persona trans ne possa ottenere uno: le organizzazioni locali stimano che fino al 95% delle donne trans dipenda dal lavoro sessuale come principale fonte di reddito. In Turchia i transessuali sono gli ultimi. L’alternativa al mondo dello spettacolo, rifugio per pochi eletti, è la strada; ma va aggiunto che la vita di un transessuale sulle strade turche non vale nulla, anche dal punto di vista giuridico, e non vengono applicate le tutele di cui godono le comuni prostitute. Il fatto di avere un sesso differente dalla propria identità le pone al di fuori, anche dagli spazi urbani.

Come è successo ad Hande Kader, molte donne vengono assassinate dai propri clienti. Inoltre, durante l'ondata crescente di conservatorismo in Turchia, molte donne trans ritengono che il lavoro sessuale sia diventato più difficile e pericoloso.

Anche la ricerca del lavoro diventa più complessa, se pensiamo che molti siti web - dove almeno ci poteva essere un minimo di controllo - sono stati oscurati e quindi la ricerca dei clienti si riduce alle strade, e la domanda di ognuna di queste ragazze è “Chi ti rapirà? Chi ti lascerà disabile? Chi ti ucciderà? Non si sa mai. Sei fortunata a tornare a casa viva".

Di fronte a gravi discriminazioni e esasperanti difficoltà economiche, la comunità trans di Istanbul si trova ad affrontare il rischio di impoverimento, rendendoli ancora più vulnerabili ai crimini d’odio.

Inoltre, cambiare i processi di identità trans in Turchia processo molto lungo e doloroso, perché molti non possono permetterselo. Pertanto, ad esempio, le donne transgender non possono cambiare il genere delle loro identità e non possono effettivamente lavorare nei bordelli dove "sarebbero relativamente più sicure". Non è l’unico caso se pensiamo a Ungheria, Albania che non riconoscono la ri-assegnazione di genere. 15 paesi, tra cui Svezia, Inghilterra, Italia e Spagna, dichiarano che ciò non è essenziale. Ungheria, Cipro, Moldavia e Albania, che sono incluse nell'indice europeo, sono paesi in cui invece non è proprio legale.

"Non esiste un paese sicuro per le persone trans nel mondo”, men che meno la Turchia. E volgendo un ultimo ricordo a Didem Akay citiamo le sue ultime parole, quando all’annuncio della sua vittoria come “miss trans Istanbul” disse «Sono una regina per stanotte, ma non credo che la mia vita cambierà. Vorrei solo che Hande fosse qui con me stasera. Era lei la mia regina. Ho pensato a lei tutta la notte». La maggior parte delle altre notti, è ritornata ancora nelle strade. Non sapeva ancora che l'odio che ha ucciso la sua amica avrebbe preso anche lei.

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