Road to Palestine, day 4 - Un villaggio resistente nella terra occupata

Con gli attivisti di Youth Of Sumud. La minaccia dei coloni e i rastrellamenti dell'esercito.

23 / 5 / 2022

Un piccolo villaggio tra le colline brulle a sud di Hebron, At-twani. Dopo giorni passati tra villaggi e città vicinissimi tra loro e fatti di case ammassate l'una sull'altra ci troviamo finalmente in uno spazio aperto, lo sguardo corre fino ad intravedere il deserto del Negev. 

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Siamo in zona C, quella sottoposta a totale controllo politico ed amministrativo israeliano. Dietro ad At-twani ci sono due colonie illegali per la stessa legge israeliana, ma comunque protette dall'esercito. La collina su cui sorgono spicca verdeggiante tra le altre, il suo terreno è irrigato con l'acqua sottratta ai villaggi palestinesi nei dintorni.

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Da 30 anni i contadini di queste terre lottano per potervi rimanere e per permettere a chi è stato cacciato di potervi tornare.

I coloni compiono continue incursioni e violenze, distruggendo le coltivazioni, le abitazioni, uccidendo gli animali e sradicando gli ulivi. A volte fanno anche di peggio, 6 mesi fa hanno quasi ucciso un bambino di 5 anni a colpi di pietre.

Bambini che vanno a scuola, pastori, contadini e in generale chiunque voglia vivere qui o nei villaggi limitrofi è in pericolo, per questo da decenni solidali israeliani e internazionali (tra cui gli italiani di Operazione Colomba) vengono qui a sostenere questa resistenza non violenta.

L'esercito israeliano non ha mai punito le violenze dei coloni, anzi le legittima scortando gli autori delle incursioni. Secondo lo Stato di Israele tutta questa zona -denominata Massafer Yatta- nella Cisgiordania del sud, è la "firing zone 918" ovvero un poligono di addestramento militare.

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Il 4 maggio 2022 la corte suprema israeliana ha deciso che i 1000 abitanti di 12 villaggi devono essere cacciati, ma in tutto quelli minacciati sono 27. L'esercito potrebbe arrivare in ogni momento a distruggere tutto.

"Essere o non essere? Essere è il punto" ci dice un attivista di Youth Of Sumud, mentre lo aiutiamo a dissodare il fianco sassoso di una collina e ci chiede se siamo parte della lotta contro il TAV in Italia, raccontandoci che suo padre è stato in Val di Susa a sostenere quelle battaglie contro gli espropri di terre e le distruzioni di villaggi, così simili alle sue battaglie quotidiane.

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La resistenza di questi villaggi è organizzata da questa associazione, che si distingue nel panorama palestinese per la capacità comunicativa a livello internazionale. Non a caso proprio su queste vicende sono stati girati due film dalla casa di produzione cinematografica indipendente SMK Factory con la regia di Nicola Zambelli: Tomorrow's Land e Sarura.

Dopo un ottimo pranzo, fatto con la Maqloube, piatto tipico palestinese di riso, melanzane e patate ci incamminiamo con un gruppo di attivisti per andare a rendere nuovamente percorribile alcuni metri di strada sterrata resa impraticabile dai bulldozer dell'esercito israeliano.

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Occorre riempire le profonde buche nella strada con i sassi più grossi e poi pareggiare la carreggiata con sassi più piccoli e sabbia scavati dal fianco della collina.

Il controllo israeliano del territorio è costante, già durante i lavori mattutini abbiamo notato un drone che ci spiava dall'alto e durante quelli del pomeriggio è passato sulla strada su cui stavamo lavorando un blindato militare leggero fermandosi poco oltre.

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Circa un'ora dopo sono sfrecciate a rotta di collo due macchine di giovani palestinesi. Alle loro calcagna c'era il blindato di prima, che è tornato a fermarsi poco oltre il punto in cui stavamo lavorando filmandoci con tutta calma.

Dopo essere tornati al villaggio di At-twani chiediamo a Sami di Youth Of Sumud dei loro rapporti con organizzazioni solidali israeliane ed internazionali. "Gli israeliani che vengono a sostenerci sono trattati dal loro governo quasi peggio di noi, li considerano dei traditori". 

Gli diciamo di aver notato venendo qui i cartelli che sconsigliano ai cittadini israeliani di avvicinarsi ai villaggi palestinesi.

Evidentemente impedire ogni contatto umano tra i due popoli è una delle preoccupazioni del governo di Israele.

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Sono le 2.30 circa quando veniamo svegliati di soprassalto. Buio pesto, latrare di cani, lampeggianti e il profilo dei blindati che si fa a mano a mano più nitido alla luce dei fari. L'esercito israeliano sta rastrellando il villaggio, sono dappertutto, si aggirano in gruppi camminando in mezzo alla strada, sanno benissimo che neanche un sassolino sarà lanciato contro di loro.

Mentre i militari sfondano le porte e perquisiscono case, auto e perfino la moschea notiamo un drone svolazzare sopra le nostre teste.

Un ragazzo si avvicina al nostro alloggio facendo segno di vittoria con entrambe le mani, ha rischiato l'arresto per aver filmato le incursioni dell'esercito israeliano.

Dopo quasi due ore i soldati si dileguano portando con loro un'automobile sequestrata.

Pare che la ragione di tutto quanto sia stato il fatto che i ragazzi che abbiamo visto in macchina oggi andassero troppo veloci…

In realtà è solo una scusa come un'altra, questo tipo di incursioni, ci raccontano i residenti, si ripetono anche 3-4 volte a settimana.

L'esercito israeliano sta già usando questa terra come campo d'addestramento, addestramento alla disumanizzazione delle proprie reclute, mandate a minacciare gente inerme nel cuore della notte.

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