Spagna - Un inizio possibile?

4 / 1 / 2020

È previsto per oggi, sabato 4 gennaio, il voto di fiducia in Spagna che potrebbe sbloccare uno stallo che va avanti da mesi. La presidentessa del Congresso Meritxell Batet ha annunciato che la plenaria si terrà oggi, quando i candidati alla presidenza presenteranno il programma di governo e si sottoporranno al voto della camera. Per adesso Sánchez può contare sull’appoggio di Unidas Podemos, con la quale formerà il governo di coalizione, del PNV (partito nazionalista basco), di Más País di Errejon e di Compromís (partito politico della comunità valenciana). 

Decisiva la decisione dei 13 deputati di ERC, Esquerra Republicana Catalana, di astenersi dal voto di fiducia di questa settimana per permettere la formazione del governo. Tale astensione consentirà a Sánchez di raggiungere la maggioranza al voto per l’"investitura".

Anche il coordinatore generale di EH Bildu, Arnaldo Otegi, questo venerdì si è dichiarato favorevole all’astensione, affermando di essere “completamente d’accordo” con il patto che prevede l’astensione della formazione indipendentista catalana. Il partito basco aveva promesso, durante la campagna elettorale, di fare qualsiasi cosa per impedire l’accesso dell’estrema destra al governo spagnolo e, come ERC, credono che il governo Sánchez – Iglesias possa essere una “finestra di opportunità per risolvere i gravi problemi strutturali che si trascina il regime monarchico dal ‘78”.

L’appoggio di vari partiti indipendentisti e l’accordo raggiunto con ERC fa sperare che l’indirizzo del nuovo governo sia meno centralista e repressivo verso le istanze indipendentiste: l’accordo firmato tra ERC e PSOE prevede che il conflitto catalano venga riconosciuto come conflitto politico e non più considerato crimine istituzionale; questo apre lo scenario a un dialogo tramite un tavolo bilaterale “tra due governi”, come richiesto dai repubblicani catalani, e soprattutto senza veti sulle proposte. Si tratta di un accordo rivoluzionario, se pensiamo alle posizioni intransigenti del PSOE e di Sánchez durante la campagna elettorale rispetto all’istanza indipendentista, e ai vari arresti dell’anno scorso, tra i quali figurava quello dell’ex leader di ERC Oriol Junqueras, in risposta al "referendum sull'autodeterminazione" della Catalogna convocato dalla Generalitat di Barcellona. 

Senza dubbio il programma di governo di legislatura tra Unidas Podemos e PSOE presentato il 31 dicembre si configura come più “spostato a sinistra”. I quindici punti prevedono l’abrogazione della riforma del lavoro del 2012 (che prevedeva la possibilità di licenziamento in seguito ad assenze per congedo e malattia) e l’aumento del salario minimo interprofessionale, l’universalizzazione dell’accesso all’educazione infantile nella fascia dai 0 ai 3 anni attraverso una rete pubblica equa, l’aumento delle borse di studio e riduzione delle tasse universitarie, un finanziamento del sistema di servizi per la non autosufficienza per ridurre le liste d’attesa, l’adeguamento delle pensioni all’inflazione reale per legge, l’introduzione del reddito minimo vitale, la lotta all’aumento abusivo del costo degli affitti, regolamentazione del gioco d’azzardo a livello statale, l’approvazione della legge del cambiamento climatico e della transizione energetica, la riforma del mercato dell’energia elettrica e riduzione delle bollette, maggiori coperture e contribuzioni più eque per i lavoratori autonomi, abolizione della Ley Mordaza (legge bavaglio), stesura di una legge che garantisca l’eguaglianza retributiva tra donne e uomini, stesura di una legge per la libertà sessuale che tuteli la comunità LGBTQI+ e la diversità familiare e infine una riforma fiscale “affinché contribuisca di più chi ha di più” tramite, per esempio, l’aumento dell’imposta sui redditi dai 130.000 euro in poi. 

Si tratta ovviamente solo di un programma, ancora molto fumoso sull’attuazione di alcuni punti, ma sicuramente dagli spunti interessanti provenienti dai movimenti degli ultimi anni: l’attenzione alla questione ambientale, ad alcune istanze transfemministe e a una tassazione più equa sono punti importanti, soprattutto se consideriamo che il terzo partito più votato, Vox, rappresenta la negazione completa di queste necessità. Sarà inoltre interessante vedere se il governo sarà capace di formulare una risposta alle correnti xenofobe e anti-immigrazione che sono cresciute vertiginosamente negli ultimi mesi in tutto il paese, immaginando una alternativa alle politiche di respingimenti e ghettizzazioni in atto in tutta Europa. Non dimentichiamo che la Spagna è il paese più vicino all’Africa e che, stando ad un recente studio dell’associazione per i diritti umani dell’Andalusia (Apdha), dal ’97 a oggi sono morte circa sei mila persone mentre cercavano di attraversare il tratto di mare che le separa. Il Governo spagnolo negli ultimi anni è stato pioniere nell’applicazione di politiche restrittive verso i migranti, basta ricordare gli accordi firmati con paesi non rispettosi dei diritti umani, come il Marocco; lo stesso accordo siglato tra Unione europea e Turchia sembra tristemente guardare al modello spagnolo. Ceuta e Melilla, le due città spagnole al confine con il Marocco, ospitano i muri più vergognosi d’Europa e le violenze nei centri sono all’ordine del giorno. 

La nuova “Europa possibile” non può che ripartire dai propri confini e questa dovrebbe essere una delle priorità di un governo che si presenta come progressista.

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