Tunisia - La Carovana Libertè e Démocratie nel sud

L'ultima tappa dell'incontro con i protagonisti del cambiamento

5 / 4 / 2013

Sidi Bouzid, Regueb, Menzel Bouzaiane. Alcuni tra i luoghi da cui è partita la primavera araba tunisina. Parlando con gli attivisti di questa parte considerata, non a caso, la più marginalizzata del paese, ti rendi conto che quello che è successo a partire dal 17 dicembre 2010, da un lato affonda le radici nella resistenza al regime, le lotte come quelle di Gafsa degli ultimi decenni e contemporaneamente quel che è avvenuto è nato nel presente, nella richiesta di dignità contro un sistema centralizzato che qui al sud ha significato e significa povertà estrema e totale precarietà.

Sono cittadine tra loro diverse.

Sidi Bouzid vive più di altre oggi la contradditoria presenza dei gruppi di salafiti, che seppure minoranza cercano di dettare le regole con continue provocazioni, volte a catturare il malcontento. Il tutto con l'alterne relazioni con il Governo centrale oggi in mano a Ennadah. Le attività anche culturali che cercano di dare spazio alle realtà giovanili alternative vengono attaccate ma gli attivisti non demordono e la cittadini ha visto pochi mesi fa lo svolgimento dell'Hacker Festival. C'è inoltre l'idea di organizzare altre mostre ed eventi culturali che non permettano all'oscurantismo islamico di prendere spazio. Ovviamente in molti casi chi dovrebbe garantire l'agibilità sociale e culturale cioè le istituzioni locali non lo fanno. L'ambiguità del potere oggi in Tunisia è estrema. Se un giorno, qui al sud, la polizia arresta un estremista islamistico, scatenando proteste per il suo maltrattamento da parte dei "salafiti", i giorni prima non fa niente contro le aggressioni sempre "salafite" contro l'unico hotel che ancora vendeva alcolici, peraltro introvabili, se non clandestinamente nella zona.

A Regueb la situazione sembra più tranquilla e sono molte le realtà associative della cittadina, che è stata una dei centri della protesta di due anni fa.

A Menzel Bouzaienne la popolazione ha scacciato il "sindaco" locale alcuni mesi fa non sopportando più la corruzione e pretendendo di avere risposte concrete ai bisogni locali.

Nei racconti di tutti gli attivisti che incontriamo c'è la voglia di raccontare questi due anni a partire dalla massiccia partecipazione dei giovani nei primi mesi della rivoluzione. Le manifestazioni, come quella guidata dalle donne il 24 dicembre 2010, gli scontri e le persone che sono morte per le violenze della polizia.

In migliaia hanno raggiunto Tunisi per partecipare alle  Kasbah, i presidi, poi attaccati dalla polizia, nati per chiedere un cambiamento reale nel paese.

Nei racconti di molti la consapevolezza che c'è ancora molto da cambiare,  che le richieste della rivoluzione sono ancora ben present.

Dopo il 2011 sono nati gruppi ed associazioni, fino ad allora impossibili da creare. Oggi però, insieme a questa espressione di vitalità politica e sociale, c'è anche la evidente difficoltà ad agire in comune, a costruire percorsi collettivi che rendano più forte la pressione per creare un cambiamento reale.

I tre media center che si vuole attivare nella zona sono un occasione per costruire degli spazi pubblici comuni di cui c'è bisogno qui come ovunque.

Oltre agli incontri formali le giornate passate nel sud della Tunisia sono state anche occasioni di continui scambi e discussioni informali tra gli attivisti della Carovana e le giovani ed i giovani tunisini sui mille aspetti e contraddizioni che qui si vivono quotidianamente: la condizione delle donne, il peso della religione, cosa significa autorganizzarsi, come difendere i propri spazi, il significato di far politica (una parola che qui viene immediatamente sovrapposta all'azione dei partiti), la dimensione del conflitto oltre la rabbia.

Per questo la partenza dal sud è solo un arrivederci ....

La Carovana riprende la strada per Tunisi  per un ultimo giorno di appuntamenti ed incontri da raccontare, prima di ripartire per l'Italia.

La Carovana Libertè e democratiè è promossa da In coalizione Associazioni Ya Basta Emilia Romagna, Marche, Nordest, Perugia  con l'adesione di Associazione Sport alla Rovescia Palestra Popolare TPO (Bologna), Polisportiva Assata Shakur (Ancona), Palestra Popolare Rivolta (Marghera), Polisportiva Independiente (Vicenza), Aut Side Social Football (Rimini), Polisportiva Ackapawa (Jesi), Polisportiva San Precario (Padova), Hic sunt leones Football Club (Bologna) e la partecipazione del Progetto Melting Pot Europa

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Tunisia - Regueb - Incontro con le associazioni

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