Turchia: fuochi d'artificio contro la censura di internet Erdogan aumenta le forme di repressione e controllo.

Violenti scontri si propagano nelle caddesi turche contro il cd."pacchetto di democratizzazione"

9 / 2 / 2014

Non si è fatta attendere la risposta da parte della popolazione turca. 
In centinaia di migliaia sono scesi in piazza ieri pomeriggio 8 Febbraio, per ribadire un netto no ai provvedimenti emanati in questi ultimi giorni dal parlamento turco.
La rabbia è esplosa nelle maggiori città. Ad Istanbul e Ankara in particolare, i presidi e i cortei che sfilavano nelle vie principali sono stati attaccati dalle forze di polizia. 
Gas orticanti, caroselli dei Toma ( cd. cannoni ad acqua ), pallottole di gomma....questa la ormai consueta ma non meno violenta risposta dell' establishment politico di Erdogan.
Gli scontri si sono susseguiti sin dal pomeriggio durante i quali i manifestanti hanno reagito a tale escalation di violenza con lancio di sassi e fuochi d'artificio.
I cordoni di polizia hanno presidiato piazza Taksim tutto il tempo, al fine di non far arrivare i manifestanti nella piazza divenuta il cuore della metropoli, quale simbolo di libertà.
Nel frattempo, i manifestanti hanno costruito delle barricate nelle arterie principali cercando di impedire l' avanzamento della polizia.
Dopo aver percepito l' importanza dei social network e il loro ruolo fondamentale durante le proteste dello scorso giugno, il partito di maggioranza Akp  (Partito Giustizia e Libertà di Erdogan) ha deciso di tagliare la testa al toro: così il 6 Febbraio è stato emanato l' ennesimo"pacchetto di democratizzazione"  ( successivo al primo emanato nel settembre 2013).
Una legge che contiene una serie di provvedimenti il cui scopo è volto ad aumentare le forme di repressione e le misure di controllo. 
"Avranno infatti un impatto significativo sulla libertà d' espressione, sulla protezione delle fonti giornalistiche, sul giornalismo investigativo, sulla realtà politica del paese, nonchè sull' accesso delle informazioni su internet " ha dichiarato l' Ocse.
Un provvedimento che autorizza il governo a bloccare in via preventiva l' accesso ai siti qualora vi compaiano insulti a persone e informazioni ritenute calunniose o discriminatorie, mentre i provider saranno obbligati a rivelare i siti internet visitati da ciascun internauta; tutto ciò senza il previo avvallo della magistratura. 
Questi i punti salienti di un provvedimento che è stato criticato, sin dalle prime battute, da tutti i partiti di opposizione.
Dopo una serie di pressioni e intimidazioni nei confronti di giornalisti e redattori  ( è di pochi giorni fa una intercettazione di Erdogan risalente al 2 Giugno scorso nella quale avrebbe telefonato al direttore dell' emittente privata Haberturk, Fatih Sarac, per chiedergli di non trasmettere le dichiarazioni del Partito d' azione nazionalista (MHP) Devlet Bahceli) e la recente deportazione del giornalista azero Mahir Zeynalov ( scrittore di una delle maggiori testate turche TodaysZaman costretto all' esilio Venerdì scorso 7 Febb. ) il governo intende dare, tramite questi episodi, un segnale forte e chiaro: non sarà concessa a nessuno la possibilità di criticare, nè di informare. 
Perplessità e preoccupazione sono stati espressi anche dall' UE e dagli USA.
Al momento la Turchia detiene il maggior numero di giornalisti in carcere superando Cina, Eritrea e Iran.
Link di approfondimento:
Istanbul, manifestanti sparano fuochi d'artificio in Istiklal Caddesi   
        
MHP Group Vice President Yusuf Halacoglu, accusa Erdogan durante lì Assemblea parlamentare turca  Vai al link     
Mahir Zeynalov giornalista deportato Vai al link

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