Uno Stato ombra e mobile: lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante

Guerra di contenimento in Iraq in attesa di riposizionare le forze di intervento e i rapporti politici nell'intero Medio Oriente.

di Bz
17 / 6 / 2014

Il presidente Obama - 'Commander in Chief'’ - "sta facendo un esame minuzioso delle opzioni a sua disposizione, compresa quella di bombardamenti con i droni” mentre, con un ponte aereo, ha inviato nuove forniture militari e ha inviato nel Golfo una nave da trasporto anfibio con a bordo 550 marine, che si è unita al gruppo navale americano guidato dalla portaerei USS George H.W. Bush che già incrocia in quelle acque, infine – queste sono le informazioni che riporta la stampa statunitense - circa 250 marine sono stai aggregati come rinforzo rinforzo all'ambasciata Usa a Baghdad.

A una settimana dall’offensiva dei miliziani dell’ISIS che sono dilagati nei territori del nord ovest dell’Iraq, Obama sembra prendere tempo in attesa di definire meglio quello che si è determinato sul campo di battaglia durante la ‘blitzkrieg’ jihadista, condotta su pick up modificati anziché su carri armati, e cioè se il contenimento della loro avanzata, da parte dei miliziani kurdi e dei ‘battaglioni al quds’, inviati su richiesta degli iman sciiti iracheni dall’Iran, è reale, è solido.

In particolare queste squadre d’assalto iraniane, avrebbero il compito di sostenere le milizie volontarie sciite, dopo la rotta dell’esercito iracheno: ecco quindi che l’Iran, il nemico atomico numero uno degli USA nel Medio Oriente, si è trasformato, nei fatti, nell’alleato più importante. Il nemico del mio nemico è mio amico, come sempre.

È passato circa un anno dalla famosa telefonata di Obama a Rohani, dopo la sua vittoria elettorale, che ha sancito il superamento a piccole tappe dell’isolamento internazionale a cui era stato costretto l’Iran komeinista, dopo la crisi dell’ambasciata di oltre trentanni fa e dal successivo piano di sviluppo nucleare, e ora siamo di fronte a una possibile alleanza strategica per la stabilizzazione dell’area mediorientale: l’Iran si presenta come l’unico paese ‘stabile’ di quel quadrante geopolitico, attraversato da uno scombussolamento dove l’islam, con le sue varianti interne, determina le nuove linee di demarcazione, di confine territoriale, dove le propensioni verso nuove e/o vecchie forme di califfato sono il bagaglio ideologico e il modello di strutturazione sociale.

Un passaggio molto delicato per l’amministrazione Obama, dal momento in cui i rapporti politici con la Russia di Putin si sono di molto raffreddati durante la crisi siriana e, soprattutto, dopo il tentativo, in atto, di allargare il perimetro dell’Alleanza Atlantica nell’est europeo, inglobando in essa, l’Ucraina, considerata, dai russi, da sempre, l’uscio di casa.

Ancora una volta si palesa come gli equilibri internazionali, i rapporti di forza che li sottendono, sono instabili, mutevoli, soggetti a modificazioni importanti da avvenimenti che sfuggono alle dinamiche di una politica internazionale lineare, programmabile nel medio o lungo periodo: anche in questo campo si naviga a vista, a geometrie variabili, con, a fronte, un multipolarismo imperiale a sfondo continentale o regionale.

Certo è che l’offensiva dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante [ISIS] non giunge del tutto inaspettata, infatti 6 mesi fa a Fallusha  - poco più di 100Km da Bagdad - si è combattuta una vera e propria battaglia di conquista e già lì l’esercito iracheno aveva mostrato allarmanti cedimenti, già da tempo milizie tribali e baathiste combattevano e controllavano vaste aree del territorio iracheno sunnita, già da tempo il governo di Maliki, da pochissimo riconfermato, mostrava il suo volto mafioso e smaccatamente filo sciita: di tutto questo l’ISIS ha fatto la sua forza minacciando da vicino la stessa capitale, con una strategia di incursioni e ritirate che ha scompaginato le resistenze dell’esercito regolare.

In questo quadro mobile, di cui è difficile tracciare contorni e sviluppi, si può cogliere un rafforzamento della regine autonoma kurda che ha incorporato i campi petroliferi di Kirkuk, una potente apertura di credito internazionale per l’Iran, una stampella al regime siriano. Tutto in funzione anti jihadista.

Ancora una volta la politica mediorientale statunitense è messa in crisi, l’eredità imperiale dei Bush costringe Obama a torsioni, improvvisazioni e cambio di prospettiva che, spesso, determinano nuove instabilità geopolitiche.

Dei nuovi scenari di guerra si parlerà questa sera allo Sherwood Festival a Padova Parcheggio Stadio Euganeo, streaning video www.sherwood.it  durante la presentazione di War On Demand dalle 20.00 in poi.

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