Kobane is not alone

Viaggio a Suruç - Tempo di Saluti

Si conclude la prima parte della staffetta a Suruç con il passaggio del testimone e i saluti.

9 / 11 / 2014

L'ultima giornata è iniziata con l'accoglienza mattutina dei compagni di Venezia appena arrivati per il passaggio di testimone della staffetta. Abbiamo pranzato insieme a loro, raccontato i nostri otto giorni curdi, e poi insieme abbiamo realizzato un'intervista ad un medico che tutti i giorni lavora tra Kobane e Suruc per assistere feriti e rifugiati. 

Nel pomeriggio ci siamo recati a Meheser, il villaggio che ci ha ospitato in questa nostra avventura. Abbiamo comprato dei dolci per ringraziare dell'ospitalità ricevuta che abbiamo poi condiviso con un gruppo di anziani curdi iracheni: ci hanno raccontato di loro, delle loro vite e del loro costante peregrinare. Partiti da Mosul, hanno fatto tappa a Meheser per poi dirigersi verso Efrin. Chissà se lì troveranno quella tranquillità di cui sono in cerca. Finito di bere l'immancabile cay, li abbiamo salutati e ci siamo diretti verso i fuochi esterni per cercare di osservare e capire lo stato della battaglia a Kobane. Questa volta non si sono sentiti molti spari e bombardamenti, anche perché ci hanno spiegato che gli scontri si sono spostati verso sud est, lontano dai nostri occhi.

Il freddo della sera comincia farsi sentire. C'è un escursione termica durante il giorno che passa dai 20 gradi del sole di mezzogiorno a quasi lo zero della notte. Ma anche il freddo si supera raccolti intorno ai fuochi, o cantando canzoni di partigiani o nel silenzio di un cielo che illumina con le sue stelle quasi accecanti queste immense distese di terra. Così, siamo andati a riposare. Con quell'odore di terra e libertà che non vogliamo scrollarci di dosso.

Al risveglio abbiamo preparato gli zaini, fatto colazione e cominciato a salutare tutte le compagne ed i compagni curdi che ci hanno ospitato. Il calore di queste persone conosciute appena è qualcosa di sorprendente: tutti, nessuno escluso, sono venuti a salutarci e hanno voluto farsi una foto ricordo con noi. Ci hanno abbracciato, sorriso e la commozione ha cominciato a farsi spazio dentro ai nostri cuori. Non finisce con noi la staffetta: altri compagni sono arrivati, speriamo altri ne arriveranno. Al nostro rientro continueremo a diffondere questa lotta con dibattiti, serate e raccolte fondi per sostenere economicamente il popolo curdo.

Lasciamo qui, oltre a qualcosa delle nostre giacche e calze invernali, anche delle canzoni, dei ricordi. Ci portiamo con noi la consapevolezza di un'esperienza unica, l'amaro della guerra e la gioia delle rivoluzioni. Ci portiamo dietro la fierezza di un popolo, la sofferenza dei refugees camps, il lavoro dei volontari, l'etica dei guerriglieri, l'innocenza negli sguardi dei bambini, il desiderio di ritornaci e i rumori delle battaglie a Kobane per l'umanità. Biji Apo Ypg Ypj!!!


Sara, Karim e Roberto

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Staffetta a Suruç: interviste e corrispondenze

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