Bookmarks al S.a.L.E.

after opening

31 / 10 / 2009

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Il S.a.L.E. ha inaugurato la sua terza stagione

Ieri sera il S.a.L.E. ha riaperto la stagione inaugurando una mostra intitolata Bookmarks.

Otto artisti, otto differenti proposte che aprono il terzo anno di attività di questo spazio. La risposta al nostro invito (almeno 350 persone hanno visitato la mostra) ha, almeno dal nostro punto di vista, riconfermato la bontà dell’intuizione alla base del progetto. L’intuizione che, in una città come Venezia, dove arte e cultura contemporanee giocano un ruolo di primo piano, sia assolutamente necessario aprire laboratori legati a questo tipo di produzioni . Laboratori e non vetrine, di questo c’è bisogno e c’è bisogno che i primi si moltiplichino o perlomeno che sopravvivano . Ne sa qualcosa la Facoltà di Design e Arti che, grazie all’”innovazione” gelminiana rischia di chiudere i battenti.

Oltre l’intuizione di partenza, inoltre, credo che il S.a.L.E. stia acquisendo, lentamente, ma gradualmente, una certa credibilità (in città e fuori) per quanto riguarda la propria proposta artistica. Piccole ma importanti conferme ci vengono non solo dal numero di persone che attraversa lo spazio, ma anche dal fatto che l’anno scorso siamo stati in grado di produrre due pubblicazioni piuttosto ambiziose e dagli inviti internazionali che ci giungono da tutta Europa (da ambiti di movimento come da realtà legate al mondo dell’arte). Inviti che stanno portando il S.a.L.E. all’interno di diverse reti (di artisti, studiosi, ecc.), ampliando la nostra rete di contatti e di possibilità.

Tutto ciò, bisogna dirlo, non ci accontenta, né ci mette al riparo da passi falsi e ingenuità. Anzi, crediamo che le possibilità del progetto S.a.L.E. siano ancora in gran parte inespresse. C’è una potenzialità enorme di cui, con fatica, stiamo vedendo i primi frutti.  

Da parte nostra credo sia stato operato uno scarto sin dal principio: per essere presi sul serio, bisogna considerare l’arte seriamente e non sempre gli spazi sociali sono riusciti a farlo. Nei casi peggiori l’arte è considerata alla stregua di un semplice arredamento (allora basta appendere qualcosa ai muri), in altri casi (certamente migliori, ma ancora limitati) l’arte viene considerata una modalità alternativa per raccontare l’inchiesta. Un’ulteriore ipotesi, più sofisticata, ma sicuramente più dannosa, è quella dell’estetizzazione delle forme di lotta.

Al S.a.L.E. cerchiamo, al contrario, a partire da una prospettiva di indipendenza e autogestione, di rendere protagonisti i linguaggi dell’arte, sia che essi parlino di precarietà o di guerra (come nel caso dei lavori di Giuliana Racco e Stefano Lupatini a Bookmarks), sia che parlino della soggettività dell’artista, di universi rizomatici o del rapporto tra i termini arte e realtà (come per Osvaldo Galletti, Giacomo Giovannetti e GRID).

Insomma, la qualità delle mostre e degli eventi del S.a.L.E. non è secondaria, anzi è ciò che conferisce potenza e centralità al nostro spazio sociale, alle nostre iniziative e alla nostra indipendenza.

 Bookmarks è un altro piccolo pezzo di strada in questo percorso.

comunicato stampa

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