Chi se ne frega dei partitini

Utente: chicca
26 / 1 / 2014

Premetto che non me ne frega niente di Renzi e del destino del Pd, ma trovo ridicola la difesa ideologica che si fa a sinistra, concedetemi questo termine generico, dei partiti che sarebbero fottuti dalla soglia di sbarramento. Perché il mio pensiero è: finalmente.
Finalmente perché la teoria che i partiti minori “di sinistra” (quelli di destra esistono per rappresentanze particolari e locali) salvaguardino la democrazia è una cazzata. Non c’erano i partitini quando c’è stato il massacro di Genova? L’hanno impedito? Hanno fatto condannare i responsabili prima? Hanno fatto cadere il ministro dell’Interno o il capo della Polizia? Più in generale, questi partitini sono mai riusciti a migliorare le condizioni dei più disagiati, a impedire una soperchieria, a far passare una legge libertaria, a impedire una guerra?
Ve lo dico io: No.  La loro funzione è fornire appoggi esterni ai partiti più grossi e  mandare in giro persone col tesserino da onorevole che dicono di essere dalla nostra parte. Guardate, io credo che siano davvero dalla nostra parte (quale che sia, perché ovviamente tra me che scrivo e ognuno di voi che legge l’idea di cosa sia la nostra parte è differente) ma non servono a un cazzo. Fanno discorsi in parlamento, che vengono ripresi da radio popolari e nei trafiletti dei giornali così che qualcuno dica: vedi? Gliel’ha cantata! Che soddisfazione.
Sento già la prima obiezione che sale. E la legge sull’aborto, e sul divorzio. Non sono stati i Radicali, partitino per eccellenza? No, cazzo. E’ stata una mobilitazione popolare, trasversale, che toccava persino alcune frange cattoliche.  E senza le femministe che andavano in piazza a prendersi le mazzate dalla celere, la legge non sarebbe passata. E poi, che anni erano?  Sarà cambiato qualcosa, no?
Naturalmente non sto parlando del livello locale. Lì possono servire, perché effettivamente la cinghia di trasmissione è corta. Ma in Parlamento?
Se io fossi un rivoluzionario sociale, un antagonista come non sono più se non nei miei sogni e nei miei libri, farei il tifo per questa legge elettorale. Ma secca, con uno sbarramento al dieci per cento anche. Perché toglie ogni alibi. No, non c’è nessuno dalla vostra parte seduto tra gli scranni. Ci siete solo voi. E o vi autorganizzate, oppure nessuno vi ascolta. Nessuna valvola di sfogo. E siccome non c’è il rischio che torni Mussolini, forse Craxi ma è un’altra storia, e siccome siamo all’interno di un complesso sistema economico e politico, vi assicuro, nessuno vorrà mai arrivare alla situazione Ucraina. Cederanno prima, se la mobilitazione è larga, chiunque sia al potere.  Non solo perché alla fine il casino non conviene, ma anche perché, non verrebbero rieletti alla fine del mandato. E’ questa la fregatura del bipolarismo per lorsignori. Se scontenti troppa gente la volta dopo perdi, perché c’è un sostanziale equilibrio, e basta poco per spostare la lancetta. E’ molto meno elastico, meno inciucioso, meno riplasmabile della medusa di alleanze che si spostano da qui a lì che avviene oggi.
Vedete, vorrei il bipolarismo perfetto perché credo che sia così che il motore del cambiamento torni nelle mani di chi la politica la fa pratica nella vita quotidiana, sulla strada, nei luoghi di lavoro, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, a patto che chi lotta sappia coinvolgere, sappia trasmettere le idee in modo orizzontale. E sappia, quando serve, farsi lobby.
Sento già il vostro grido di orrore. Lobby? Ma non sono quelle delle armi e delle sigarette? Ok, sì, il termine viene da quelli che stavano nei corridoi ad aspettare i parlamentari per prenderli sotto braccio e chiedere favori in cambio di soldi. Ma io parlo d’altro, di gruppi sociali e territoriali che sappiano portare avanti capillarmente le loro istanze. Immaginamo una lobby  capace di lavorare sul territorio, di essere presenza sul territorio, e che sia in grado come nel caso della Valsusa, di bloccare i lavori di un’opera importante per lo Stato, almeno per la sua immagine, come la Tav. Oggi, il fatto che ci sia una guerra costante da quelle parti non sposta un pelo a chi sta seduto al governo. Ma se fossimo nel bipolare, per chi sta al governo quella sarebbe una circoscrizione persa. E con una circoscrizione si possono perdere le elezioni. Non è un caso che negli Stati Uniti i candidati presidenti che vogliono farsi eleggere viaggino in lungo e in largo per la nazione. Perché se non promettono qualcosa a tutte le lobby, se non promettono di aiutare questo o quello, di far passare un progetto che interessa un ceto, un etnia, non vengono eletti.  E non è un caso se alcune delle leggi più libertarie sono passate in un paese che ha una quantità di bigotti mostruosa come gli Stati Uniti. Perché evidentemente i libertari sono più dei bigotti e i futuri presidenti sanno che se vietano l’aborto o i matrimoni gay, poi non vengono eletti. Perché ci sono Stati in cui i bigotti vincono sempre, ma sono quelli in bilico quelli che contano, e lì devi stare attento a come ti muovi. E noi siamo uno Stato solo, sempre in bilico.
Facciamo un caso pratico. Prendiamo la Valsusa. Secondo voi che cosa farebbe il partito o la coalizione all’opposizione nel caso di una mobilitazione sociale diffusa  e duratura come la No Tav. Ve lo dico io. Prima delle elezioni offrirebbe uno scambio.
Ahh, voto di scambio, urlate ora tutti assieme! Schifezza, orrore. Figliole e figlioli: è sempre un voto di scambio. Si vota per ottenere qualcosa che riteniamo utile, conveniente o giusto. Un governo migliore, le tasse più basse, quel cazzo che volete. L’ideologia ci forma, ci aiuta a scegliere quello che riteniamo utile, conveniente o giusto, e tutti noi, credo, dovremmo interrogarci su qual è il modo migliore per ottenere quelle riteniamo utile, conveniente o giusto. I risultati, quando coinvolgono la vita di milioni di persone, contano.
Il bipolarismo costringerà tutti, lorsignori e la base, a ragionare in modo nuovo, a cercare nuovi strumenti di comunicazione e di lotta. E da nuove, inedite possibilità di cambiamento.

E francamente lo trovo molto più interessante che entrare nel seggio con l'immaginetta della Madonna o di Nichi Vendola e sperare nel miracolo.



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