Chiude sull'onta della censura la prima Biennale indipendente di Pechino

22 / 9 / 2009

Si è chiusa il 12 settembre Beijing 798 Biennale, prima edizione di una Biennale cinese fieramente indipendente - del tutto sovvenzionata, cioè, con fondi non governativi. Allestita in una ex fabbrica tedesca sita nel cuore della metropoli cinese - quel distretto 798 (anche noto come Dashanzi Art District) che, con i suoi circa trecento negozi, studi d'artista, ristoranti e showroom, rappresenta il cuore dell'arte contemporanea in terra d'Oriente -, la Biennale ha fatto parlare di sé più per gli strascichi polemici che inevitabilmente si porterà dietro che per le opere (70 gli artisti, due terzi dei quali non cinesi) proposte dalle gallerie invitate a esporre da tutto il mondo.

 A partire dal secondo giorno, infatti, – l'inaugurazione, già disturbata da una serie di manifestazioni e proteste, si era tenuta il 15 di agosto -, la dirigenza della Biennale aveva deciso di censurare con metodi piuttosto bruschi (come improvvisi e inaspettati guasti all'impianto elettrico), sette opere aventi come soggetto principale il terremoto di Sichuan, argomento giudicato “controverso” dalle autorità. Ne hanno fatto le spese, tra le altre, una performance di Zhang Lisheng interpretata da lavoratori immigrati, un documentario di Yuan Gong sul terremoto, e un'opera video dedicata alla memoria di una vittima dodicenne del disastro, mentre altri lavori altrettanto (se non più) “scabrosi” - ma ben lungi dall'affrontare questioni di politica interna – sono stati stranamente risparmiati. “La forbice censoria” sostiene il direttore artistico della Biennale Zhu Qi, “è stata azionata dal distretto di Chaoyang, e non dal governo centrale. Alcune opere sono state estromesse dalla manifestazione perché ritenute lesive della sensibilità comune: ma si tratta di lavori che erano già stati esposti a Sichuan, senza alcun problema di questo tipo”. Appena resa nota l’esclusione alcuni artisti hanno deciso di ritirarsi dalla manifestazione e di demolire con le proprie mani le opere partecipanti. Yuan Tingxuan, portavoce degli artisti esclusi, ha confermato la volontà degli artisti di ritirarsi dalla manifestazione mantenendo le performance in mostra: ma nemmeno questo ultimo atto dimostrativo è stato reso possibile dalla direzione che ha anzi sollecitato le forze dell'ordine locali a intervenire scattando foto agli artisti ed alle opere.

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