Dalla letteratura al processo. Il romanzo "Io non sono come voi" (Eris Edizioni) nella richiesta di sorveglianza speciale per l'autore Marco Boba

Intervista a Matilde Sali (Eris Edizioni) e Marco Boba (autore)

19 / 4 / 2021

Il sei aprile è uscito un post di Eris Edizioni che in poche ore è diventato virale. Ne ho avuto la prova empirica all’interno della mia stessa “bolla social” che raccoglie anime diverse e dove ho visto ripostare a stretto giro la comunicazione di Eris da sensibilità, politiche e culturali, differenti.

Anche la stampa nazionale si è occupata della vicenda. Sabato scorso Il Manifesto ha dedicato un ampio articolo e allo stesso modo varie sono state le testate locali che hanno ribattuto così come molteplici le case editrici che hanno ripreso le parole del post.

Il motivo dello sdegno e dello stupore generale nasce in primis dalla notizia allarmante di come un’opera di finzione sia entrata nelle carte processuali per la richiesta di un provvedimento di sorveglianza speciale a Marco Boba.

Marco attivista da una vita, anima di Radio Blackout è infatti anche l’autore nel 2015 del romanzo Io non sono come voi, pubblicato da Eris Edizioni. Ed è quest’opera che è stata inserita nelle carte per richiedere su di lui l’applicazione della sorveglianza. Un provvedimento, per darvi un veloce riferimento, che parte da elementi disparati e non da uno specifico fatto e che recentemente si è visto applicare anche ad attivist* No Tav o tra coloro che sono andati in Siria a fianco della popolazione curda.

Nel caso specifico, però, un testo di letteratura, è bene continuare a sottolinearlo, è stato adoperato per fini che letterari non sono. E per questo abbiamo chiesto a Matilde Sali di Eris Edizioni e Marco Boba autore e parte in causa di parlarci della vicenda. Soprattutto di cosa significhi per una casa editrice e un autore vedere una storia immaginata oggetto utile a un provvedimento di carattere giudiziario.

Da casa editrice come state vivendo il fatto che un libro edito, opera di fantasia, sia stato inserito come parte probante per legittimare una sorveglianza speciale?

Matilde: Un libro, tanto più un’opera di fantasia, di finzione, non può entrare in un provvedimento ufficiale di una procura o una questura. Se questa cosa passa, è un precedente molto grave, perché può diventare una prassi, legittima, e a questo punto credo che le implicazioni siano così tante che è anche difficile prevederle tutte.

Un’opera di finzione non può e non potrà mai avere valore di fatto, essere anche solo presa in considerazione come aggravante, esiste un limite, invisibile ma invalicabile, tra i due ambiti, quello giudiziario e quello dei libri, accettare che possa essere oltrepassato anche una sola volta vuol dire annullarlo potenzialmente per sempre.

Mi accennavi che oltre a stralci del libro, è stato inserito tra i fatti elencati per la richiesta di sorveglianza speciale anche uno dei vari commenti di un utente. Corretto?

Matilde: Nella richiesta di sorveglianza speciale compare in nota anche una recensione del romanzo. Una sola, tra diverse possibili. Ovviamente quella recensione viene usata per rafforzare la tesi che ha fatto inserire il romanzo stesso nella richiesta (di sorveglianza speciale-ndr), ma sarebbe bastato inserire le altre recensioni uscite per smontare totalmente la stessa tesi. Insomma, si è scelto quello che a una prima occhiata faceva comodo e si è omesso quello che invece contraddiceva l’inserimento del romanzo nella richiesta. Ma questo perché la critica letteraria è fortunatamente così, spesso contraddittoria, chi recensisce fa una sua analisi dell’opera, e ovviamente non si sogna che le sue riflessioni possano essere inserite in un documento di questo tipo. Ci sono opere letterarie su cui i critici si interrogano e si contraddicono da decenni ed è per questo che l’interpretazione di un romanzo deve restare appannaggio esclusivo della critica e di chi legge, e non deve entrare in nessun modo tra le “competenze” di una procura.

Da casa editrice il fatto che, non per la prima volta, si usino i libri in provvedimenti giudiziali che riflesso può avere nella serenità del vostro lavoro? E come può percepire il lettore/la lettrice un fatto del genere?

Matilde: Da un lato direi nessuno, nel senso che editori come noi, che si occupano di narrazioni controculturali, di narrativa sociale e dal basso, sono pienamente consapevoli e convinti di quello che pubblicano e chiaramente non sono eventi come questi che ti fanno cambiare modo di lavorare o fare passi indietro sulle proprie scelte e sul proprio percorso culturale. Contemporaneamente sentiamo tutta le responsabilità del nostro lavoro, dei testi su cui lavoriamo, che scegliamo di pubblicare e su come li presentiamo al nostro pubblico. Per dire, la frase scelta per il retro copertina del romanzo in questione è stata scelta da noi, è stata una nostra responsabilità e se tornassi indietro sceglierei comunque quella. Anche sapendo cosa comporta. Perché per il romanzo era giusto così. Sta diventando sempre più “normale” usare libri in provvedimenti giudiziari, in altri ambiti è già successo, non lo faremo passare sotto silenzio, ma ognuno di noi continuerà il percorso che ha scelto. Purtroppo soprattutto provvedimenti di questo tipo sono molto poco conosciuti da chi non fa attivismo o militanza, per cui ovviamente è anche molto difficile spiegare la gravità della cosa a chi è fuori da questi contesti, e se il grosso della risposta è stata positiva e solidale, ci è sembrato palese che esiste un pezzo di mondo che quasi non sapeva di cosa stavamo parlando e credo sia il gap più importante da colmare.

Quanto vi rafforza la solidarietà che avete avuto, dato che il vostro post è diventato virale?

Matilde: La solidarietà, arrivata da tantissimi ambiti diversi, tra cui molte librerie, autori e autrici, o chi semplicemente legge, dimostra che ci sono delle cose che ancora non vengono accettate come normali, cosa da non dare mai per scontata, in questo senso è stata una solidarietà attiva che ha contribuito a far girare moltissimo la cosa sottolineando che no, un romanzo in una richiesta di questo tipo non ci può essere a priori, senza se e senza ma. 

Marco: È quasi una domanda retorica! Parlando seriamente, se sei un militante e lo sei da tanto tempo sai bene che la solidarietà è fondamentale. Riceverla, e soprattutto quando ne ricevi tanta e in forme diverse, è il segno che tutto ciò che hai fatto sino a questo momento era giusto. Al di là delle regole o delle leggi, che non sempre sono “giuste”: la schiavitù era regolamentata dalle leggi, per restare un po’ più vicino nel tempo pensiamo alle leggi razziali o all’apartheid. Contravvenire alle regole dello Stato alle volte è un dovere morale, a volte succede di doverne pagare le conseguenze, ma con il sostegno dei solidali è tutto meno gravoso.

Marco da autore quanto questo potrebbe impattare su eventuali tuoi nuovi lavori?

Marco: Spero che questa richiesta di sorveglianza in realtà non venga accolta, se dovesse accadere non credo che potrebbe cambiare nulla sulla mia visione delle cose e di conseguenza neanche sui miei scritti. La scrittura è una forma di sfogo, mi ha aiutato in passato in vari momenti della mia vita, cerco di trarre beneficio da ogni cosa che la vita ti mette davanti. Creare qualcosa dal nulla è una bella soddisfazione, non importa che sia un disegno, un romanzo o una nuova ricetta, l’importante è non avere dentro la sensazione di buttare via il tempo.

Come scrittore, e come lettore, come leggi tutto l’accadimento, appunto usare un’opera di fantasia per applicarla a provvedimenti reali?

Marco: Credo che se dovesse passare questa cosa sarebbe un ulteriore pezzo di libertà che ci viene tolta, l’essere un redattore di una radio libera e l’aver scritto un romanzo non possono e non devono essere considerate prove di una “pericolosità sociale”, la prova che io non mi sia mai ravveduto e del non avere mai rinunciato alle mie idee anarchiche, qui è palesemente in atto il reato di opinione. Quando queste cose iniziano a passare sotto silenzio o nell’indifferenza generale vuol dire che la catastrofe è molto vicina. Viviamo in anni in cui i problemi sociali sono considerati problemi di ordine pubblico, nel nuovo millennio lo smantellamento di sanità, istruzione e servizi sociali, la delocalizzazione, il precariato, hanno preso una velocità vertiginosa con la conseguenza di avere milioni di nuovi poveri, persone prive di ogni garanzia e di tutela sono un potenziale esercito di “nemici interni”. Per tornare a noi la sorveglianza speciale è uno dei tanti modi con cui si cerca di fare tacere il dissenso, purtroppo non sono il primo per cui viene richiesta, il problema è che rispetto al passato viene chiesta e anche concessa con molta facilità e anche in mancanza di veri e propri precedenti.

La sorveglianza speciale limita su vari aspetti. Quanto un evento del genere può secondo te anche inconsciamente limitare la fantasia e la libertà intellettuale delle persone?

Marco: Questa è una questione molto soggettiva, su alcuni può influenzare e su altri no, per me potrebbe essere invece lo spunto per scriverci sopra qualcosa!

Se la sorveglianza sarà o meno applicata si saprà a giorni. Rimane però sempre aperta la riflessione sull’uso che si possa fare della fantasia e dei libri.

Foto: di Eris Edizioni.

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