Del Rebegolo, ovvero dei percorsi di resistenza culturale organizzata

29 / 12 / 2015

Appena prima delle feste ha avuto luogo la terza edizione del Rebegolo Book & Wine al Laboratorio occupato Morion di Venezia; il quale, mettendo in connessione i progetti nati in questi anni per lavorare sul territorio - come ReBiennale, Tra le righe, l'Osteria popolare e la libreria Ca' libro 9 - è riuscito a dare spazio a tre giorni di dibattito, confronto, scoperta e meraviglia.

Numerose sono state le suggestioni, e gli spunti di riflessione, messe in condivisione da una calda atmosfera a riparo dal “gelo” - o meglio dal caigo - dicembrino.

Durante una delle degustazioni del collettivo dei Canevisti - un gruppo di amici, professionisti e/o amanti del buon vino locale, nato all'interno di un ragionamento che rifiuta le classiche logiche di produzione e distribuzione - abbiamo tutti quanti compreso la bellezza della similitudine tra un libro e un bicchiere di vino: per conoscerli ed esser in grado di elaborare un'opinione in merito non ci si può permettere mai di fermarsi all'etichetta o alla copertina, bisogna ritrovare il tempo per assaporarne il gusto, scoprirne la profondità. 

Un atteggiamento di stupore e apertura (la thauma aristotelica) che per noi rappresenta la prima forma di resistenza individuale alle nevrotiche dinamiche del nasci-consuma-crepa e che se messa in relazione può dare luogo a sperimentazioni eccezionali di lotta, di crescita e di libertà.

Questo sentimento, che ha fatto da fil rouge tra i diversi appuntamenti, è presente anche nell'opera di Alessio Spataro, "Biliardino" (uscito il 25 Settembre per Bao Publishing). Un romanzo grafico colorato solo di rosso e di blu (come le due squadre del gioco) che partendo dalla guerra civile spagnola e passando all'instaurazione della dittatura franchista, sino alla fine della seconda guerra mondiale, ripercorre la storia del brevettatore di questo veicolo di aggregazione sociale, il galiziano intellettuale e inventore Alexandre Campos Ramìrez.

La stessa thauma era percepibile nelle parole di Egidio Giordano del coordinamento Stop-Biocidio di Napoli, che ha riportato l'esperienza del vigneto Falanghina Selva Loncandona, vino di produzione autogestita che riflette i percorsi di lotta dello zapatismo messicano sul territorio di Chiaiano. Una storia che nasce nel 2008 dal conflitto ambientale generato contro il sistema di smaltimento dei rifiuti che ridusse la città - e gran parte del territorio campano - in stato d'emergenza, portando la popolazione a mobilitarsi per riappropriarsi di diritti fondamentali come quello alla salute e alla cura del proprio territorio contro l'ennesima affaristica speculazione partorita dall'intesa Stato-Camorra.

Lo stessa meraviglia nella scoperta dell'altro va più che mai preservata come risposta alle problematiche che quotidianamente si manifestano nelle periferie delle grandi metropoli: Giuliano Santoro a tal proposito, ne "Al palo della morte" (uscito il 3 dicembre per Alegre), partendo da un fatto di cronaca del 2014 - la morte di Shazad, giovane pakistano ucciso nel quartiere di Tor Pignattara da un minorenne romano - mette in relazione il sottoproletariato urbano di Pasolini con le realtà migranti e i giovani precari, evidenziando il clima mediatico ossessionato dal “degrado” e dal “decoro” in cui siamo immersi quotidianamente, la responsabilità di chi amministra il potere della città nel divaricare sempre più spudoratamente le differenze di classe tra chi vive in centro e chi in periferia, dando così modo di ricordare chi è il vero nemico e indicando la cura nelle esperienze di meticciato e di solidarietà. 

Questo stesso filo, usato per interconnettere i diversi appuntamenti cui abbiamo assistito, può partire da un semplice sorso di vino, e quando condiviso, si può sviluppare, creando forme di resistenza organizzate orizzontalmente, atte alla riappropriazione di spazi di libertà culturale, sociale e politico. Una sorta di Repùblicas di Coimbra, ma senza mura, che va difesa dalle invasioni sistematiche dei dispositivi di questa dittatura del mercato in cui viviamo.

In questo senso nel 2014 è nata Doc(k)s, una rete di editori indipendenti, prodotto di un'intuizione della casa editrice romana DeriveApprodi, che ha lo scopo di preservare la "bibliodiversità".

Contro la minaccia dei (quattro, ora che Rizzoli è stata inglobata da Mondadori) dominatori del mercato editoriale (Mondadori, Feltrinelli, Giunti e G&MS) che sempre più sistematicamente monopolizzano strumenti di produzione, veicoli di promozione, reti di distribuzione e canali di vendita, Doc(k)s si pone come veicolo di diffusione culturale su scala nazionale, tentando di ripristinare il valore intrinseco (e quello derivato) di questo mezzo di diffusione culturale che è il libro stampato. 

E in quest'ottica nasce anche il secondo mercato del libro gestito dalla campagna MaceroNo, che sempre dal 2014, attraverso veri e propri presidi anti-macero e alla disponibilità dei luoghi di aggregazione sociale autogestiti, ha dato agli editori un'alternativa alla distruzione delle giacenze dei titoli invenduti. Una campagna promossa abbondantemente in questa edizione del Rebegolo e che troverà spazio nel rilancio del progetto di Ca'Libro 9 a partire dal 2016.

"L’editoria indipendente può crescere e rafforzarsi a condizione di allargare il proprio bacino di referenza e di utenza, solo riuscendo a creare una vasta e solida rete di relazioni, innanzitutto con gli altri attori della sua filiera e, di seguito, con altri settori della produzione culturale indipendente." - dall'appello di lancio di Bellissima, il nuovo appuntamento della fiera editoriale di Docks previsto per il 19-20 marzo 2016 a Milano.

Un momento di riflessione, di articolazione di discorsi e idee, di riappropriazione dello spazio di confronto critico: Rebegolo è stato tutto questo, strumento di lotta al processo di impoverimento culturale che stiamo subendo.

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