Di chi è la Rete? Che Cosa è il net – liberismo? E la stupidità digitale, a cosa è funzionale?

Le risposte in Cervelli Sconnessi, l’ultimo libro di Giuliano Santoro

11 / 6 / 2014


Dalla nascita delle prime reti decentralizzate che anticiparono Internet, alla quotazione in borsa di Twitter. Dalla strana, inconsapevole alleanza, avvenuta subito dopo la seconda guerra mondiale, tra i laboratori di ricerca del comparto industrial - militare statunitense e le controculture hippie, alla moderna “guerra simulata” che si combatte oggi sul web, laddove ogni fenomeno o conflitto, politico e sociale viene ricondotto all’interno di uno spazio della rappresentazione spettacolare.

E’ una vera e propria genealogia della Rete quella che ci consegna le pagine di Cervelli Sconnessi, (la resistibile ascesa del net-liberismo e il dilagare della stupidità digitale) edito da Castelvecchi, l’ultimo libro di Giuliano Santoro, giornalista e saggista, che dopo il successo de “Il Grillo Qualunque” torna ad analizzarne la mistica, provando a farci comprendere, innanzitutto, perché la Rete, specialmente in Italia, “da luogo dell'intelligenza collettiva, diventa lo spazio delle emozioni connettive”. Luogo virtuale, cioè, dove a volte si mescolano rabbia fine a se stessa e passioni tristi, scemenze a buon mercato e banalità, personalizzazioni eccessive e isterismi. In cui convergono e spesso trionfano narrazioni frivole, invece che ragionamenti complessi.

Tutte caratteristiche, queste, che contribuiscono a delineare un fenomeno, definito da Santoro già nel suo libro precedente, - dedicato come è noto all’analisi dell’ascesa del movimento cinque stelle - come “populismo digitale”. Il populismo, per dirla con Max Weber, è una relazione che lega un leader carismatico ai suoi seguaci, intendendo con carisma il fascino irrazionale esercitato dalla retorica e dalla gestualità del Capo, in cui il Popolo tende ad immedesimarsi, a sua immagine e somiglianza. Di più, - secondo Giuliano Santoro – è nel momento in cui convergono “le retoriche partecipative della neotelevisione e l’appiattimento dei contenuti tipica di un uso frivolo della rete”, che ci troviamo di fronte al fenomeno del populismo digitale. E’ Facebook il suo strumento di riferimento, il dispositivo pervasivo, che “se adoperato in mancanza di fondamenti solidi, cultura autonoma e spirito critico diviene la prosecuzione con altri media delle logiche di potere della televisione verità”. Dal Drive In di Ezio Greggio alle pagine Fb in cui si mescolano allarmi sensazionalisti, consigli per gli acquisti, e messaggi conditi di impoverimento politico – culturale, in sostanza, è la continuazione del populismo berlusconiano con altri mezzi, e in altre forme. Tant’è, in Italia.   

Ed è proprio prendendo le mosse dallo scorso livello del dibattito pubblico italiano, - peggiorato dopo l’accesso di massa ad Internet - che Giuliano Santoro ricostruisce la storia della Rete, fino ad oggi; interrogandosi sulle sperimentazioni tecno politiche dei movimenti sociali, per esempio, studiando da vicino la Spagna del Movimento 15 M, nel suo fondersi tra la piazza virtuale e quella reale. Oppure, tornando al “BelPaese”, sul dilagare delle teorie dei complotti e delle bufale digitali, le quali hanno mostrato tutta la loro assurdità, - e finanche pericolosità - in due episodi della nostra storia recente, che sono entrambi raccontati nel saggio.  

Il primo è l’attacco, verbalmente violento, ovvero le minacce e le offese esplicite catapultate via social network, nei confronti della giornalista scientifica Silvia Bencivelli, “rea” di aver spiegato dalle colonne del quotidiano “La Stampa” l’infondatezza della teoria digitale sulle scie chimiche che sarebbero rilasciate da alcuni aerei in volo: ovvero, - secondo i complottisti – i nostri cieli da anni sarebbero attraversati da misteriosi aerei – cisterna, che rilascerebbero nell’aria sostanze tossiche allo scopo di avvelenare il clima e allo stesso tempo di controllare le nostre menti. Sic!

Il secondo episodio, invece, è utile per comprendere, attualmente, il nesso esistente tra comunicazione digitale e comunicazione politica in Italia: “il caso dei forconi”, la traduzione nella piazza reale della paranoia complottista che circola in Rete, espressasi nella giornata del 9 Dicembre 2013 e passata all’oblio.   

Man mano che si sfoglia che il saggio di Santoro, si trovano le risposte a molte domande  sulla sfera digitale che pervade le nostre vite. Riscontri che chiudono il cerchio del ragionamento sulla Rete.  A cosa è funzionale, per dirne una, la diffusione virale di storie bizzarre in quello che fino a venti anni fa si pensava fosse il luogo deputato allo sviluppo dell’intelligenza collettiva? 

“Non ci siamo resi conto che quella narrazione stava diventando sempre più ingombrante, si stava facendo senso comune, ideologia debole e semplificatoria, stava dilagando nella contesa politica”,  e che ora quella intelligenza collettiva ora “viene sfruttata dagli imprenditori del net – liberismo, messa in scena dagli impresari della rappresentazione politica, rimpiazzata da un’armata di cervelli sconnessi e telecomandati”.

Per uscire dalla “guerra civile simulata”, il libro, oltre a fornire molte risposte, indica anche la strada, traccia la via, per chi non si riconosce in alcun Popolo: della potenza delle nuove tecnologie non si potrà fare a meno, per questo la Rete, - ci suggerisce l’autore – andrebbe riconquistata. “Ricominciando dalla strada”.

Tutto è sintetizzato in stupidità digitale, net liberismo?

Secondo me sì.Saremmo degli ingenui se pensassimo che un Paese che per trent’anni è stato egemonizzato dal piccolo schermo all’improvviso diventasse il laboratorio della comunicazione interattiva. Ed è una menzogna dividere con l’accetta i media, come fa Grillo, dicendo che da una parte c’è “la Rete” e dall’altra “la Tv”. I media si muovono nello stesso ecosistema. Ogni giorno 14 milioni di italiani, un numero impressionante, si collega a Facebook e si mette in questa gigantesca vetrina. Pensano di diventare famosi? Ovviamente no. Ma giocano a esserlo. Allo stesso modo, molti giocano a fare la Rivoluzione a 5 Stelle. L’esplosione per il M5S non ha corrisposto a una maggiore partecipazione dal basso. È solo questione di rappresentazione e voti, cioè di delega e non di reale democrazia diretta.

l'altro effetto del web 2.0 è che a furia di insistere sul "chi sono?" invece che sul "cosa conosco?" si stuzzica l'ego degli utenti più sprovveduti e li proietta dentro una specie di palcoscenico virtuale. La Rete, da luogo dell'intelligenza collettiva, diventa lo spazio delle emozioni connettive: e tra le emozioni più facili da agitare ci sono il rancore e la rabbia invece che l'amore e l'altruismo. Nella vita di tutti i giorni non parleremmo allo stesso modo con il nostro datore di lavoro e con i compagni della partita di calcetto settimanale. I social network, invece, ci invitano ci inducono a parlare di tutto con tutti utilizzando lo stesso linguaggio e senza riconoscere le differenze di contesto e prospettiva che i diversi frame della vita quotidiana ci pongono davanti. Ciò porta a due conseguenze, non necessariamente alternative tra di loro. O abbassiamo il livello del discorso verso una specie di minimo comune denominatore, un tono neutro nella speranza di non offendere nessuno, ma anche, in fondo, non dire niente che faccia crescere lo spirito critico e aiuti a far riflettere il nostro interlocutore. Oppure le difese della privacy e nei casi estremi della decenza, si abbassano: si diventa drogati dei "mi piace" su Facebook o di retweet su Twitter. Si insegue l'ebrezza fugace del gradimento fino a diventarne dipendenti. Si tratta, con tutta evidenza, di casi estremi ma anche di dinamiche che (in maniera ovviamente più blanda e/o temporanea) coinvolgono chiunque utilizzi i social network. 

Tratto da: "Cervelli Sconnessi", l'ultimo libro di Giuliano Santoro che sarà presentato il prossimo 29 giugno a Taranto nel corso di Think Green Festival

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