Guarire insieme

10 / 12 / 2020

Grecia, 2013: la necessità di rispondere allo smantellamento della sanità pubblica a seguito delle misure di austerity entrate in vigore nel 2011. L'undicesima puntata della rubrica "Suture" - che uscirà ogni giovedi alle 12.30 - a cura di Valeria Andreolli.

Il suo battito è regolare. Lo senti che ti rimbomba nelle orecchie, mentre osservi il suo sguardo stanco vagare nel vuoto di fronte a lui. Avrà all'incirca quarant'anni. Una rada barba scura gli copre il mento e le guance. Ha gli occhi chiari, verdi. E la pelle d'oca.

È il quarto paziente che visiti in un'ora. Il numero di uomini, donne e bambini che sono passati per questa stanza dall'inizio della giornata non lo sai calcolare. Oggi sarebbe il tuo giorno di riposo. Invece anche questa mattina hai deciso di indossare il camice: uscita dalla porta di casa, ti sei incamminata in direzione opposta a quella che percorri tutte le altre mattine e sei arrivata in questo ambulatorio inventato al secondo piano dell'ufficio postale del quartiere. C'era già una gran quantità di gente che aspettava in corridoio.

Sei stanca. Ma sai che il tuo posto è qui, anche se non ti porta in tasca niente, tranne i sorrisi e gli sguardi pieni di speranza di persone che si sentivano abbandonate da istituzioni sempre più nemiche e sacrificate in nome di drastici calcoli economici.

Ricordi la tua prima paziente in questo ambulatorio nato dal nulla. Un paio di giorni prima avevi visto uno sgargiante manifesto appeso sulla parete di un palazzo a pochi metri da casa. Era da qualche tempo che sentivi il peso di un sistema che si stava comportando in modo profondamente ingiusto nei confronti di persone che avevano come unica colpa quella di non avere una stabilità economica. Ragion per cui, quando avevi letto che si cercavano medici, pediatri, odontoiatri, psicologi e farmacisti, ti eri segnata l'indirizzo e il giorno dopo ti eri presentata in ambulatorio. Prima di cominciare effettivamente a mettere in pratica la tua professione, avevi dovuto partecipare ad un paio di formazioni, che non erano tanto legate alle competenze mediche che avresti usato, quanto piuttosto al significato politico che prender parte a questa iniziativa implicava.

Sei consapevole, come lo sei stata sin dal primo momento, che questa è una scelta non solo politica, ma di umanità. È una presa di posizione contro un sistema che esclude in modo conscio e calcolato la parte più povera e vulnerabile della popolazione ellenica, che decide di smantellare le strutture sanitarie pubbliche, che sceglie di trasformare la salute in merce. La tua prima paziente era una giovane donna alta e magra. Soffriva di diabete, proprio come l'uomo che si sta rivestendo ora di fronte a te. Come lui, era rimasta senza lavoro a causa della crisi. Ricordi che ti aveva detto di essere una fioraia e ricordi il senso di rassegnazione e abbandono che avevi letto nei suoi occhi mentre ti spiegava che era stata licenziata con solo un paio di giorni di preavviso e che da allora, nonostante da più di un anno stesse impiegando le sue giornate e le sue energie nella ricerca di un nuovo impiego, non aveva più lavorato. Per questa ragione, si era ritrovata ad essere una vittima dei feroci cambiamenti che avevano attraversato il sistema sanitario greco nel 2011. A causa delle misure di austerity imposte da eminenze vestite di blu e di giallo, i disoccupati ora godono di un'assicurazione sanitaria che ha la durata di un anno. Terminato questo lasso di tempo sono costretti a pagarsi integralmente tutte le cure di cui necessitano. Come se ammalarsi fosse una prerogativa di coloro che hanno un lavoro. Purtroppo sapete, sappiamo fin troppo bene che non è così.

L'uomo si siede di fronte a te dall'altro lato della scrivania e si stropiccia gli occhi con le dita mentre tu compili la ricetta per la dose di insulina di cui ha bisogno. Appena ha messo piede nella stanza ha detto che era la prima volta che veniva e che erano già parecchi mesi che non riusciva ad acquistare la sostanza di cui il suo corpo necessita, perché quaranta euro sono una somma importante se non hai entrante e devi anche mangiare. Vive dall'altro lato della città, ma qualcuno gli ha detto che qui esiste una farmacia che distribuisce medicinali donati da associazioni e da familiari di persone che sono morte. Quest'uomo ha camminato quattordici chilometri per procurarsi un farmaco che dovrebbe essergli stato garantito nella farmacia più vicina a casa.

Sai bene che questa clinica inventata non può, e non deve, sostituire il complesso e, quando vuole, efficiente sistema sanitario pubblico. Si tratta di una misura di emergenza speciale, nata in circostanze del tutto speciali, che speri smettano di sussistere il prima possibile. Però è anche una straordinaria dimostrazione di ciò che una situazione estremamente drammatica può generare, di come le ingiustizie possano instillare nella gente comune, come te, la voglia di attivarsi e aiutare il prossimo. Perché in tutta la Grecia, capillari come ulivi, sono fioriti ambulatori come questo, in cui centinaia di professionisti di vari settori mettono quotidianamente a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze senza nessun obbligo o compenso; in cui migliaia di esseri umani, senza distinzioni di religione, nazionalità, sesso, età, orientamento sessuale e soprattutto reddito, ricevono cure e farmaci gratuitamente; in cui giungono costantemente macchinari e attrezzature donati dai soggetti più svariati. Essere parte di tutto ciò, provoca in te sentimenti contrastanti. Quando torni a casa, la sera, sai di aver usato il tuo giorno di riposo per fare del bene, ma gli sguardi tristi che hai incontrato nel corso della giornata ti rimangono appiccicati addosso e ti bisbigliano che il loro diritto ad essere curati non dovrebbe dipendere dalla tua scelta individuale di fare una cosa buona.

Allunghi il pezzo di carta su cui hai finito di scribacchiare verso quest'uomo che ha percorso mezza città per averlo. Gli spieghi che la farmacia si trova nella porta accanto del corridoio e che lì troverà Nikos che gli consegnerà la sua dose di insulina. Lui ti sorride senza perdere l'espressione stanca che ha mantenuto sin da quando è entrato e si alza dalla sedia.

LINK UTILI:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S021391111830013X

https://www.kifa-athina.gr/ 

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