Il pomeriggio della «pecora nera»

Trecento giovanissimi al Pedro per Ascanio Celestini

22 / 11 / 2010

Ha parlato ad una platea di oltre 300 persone (per lo più giovanissimi e universitari) al centro sociale Pedro. E' una geniale «pecora nera» anche nel gregge televisivo. Ascanio Celestini, classe 1972, teatrante poliedrico non si è fatto incantare dal tappeto rosso di Venezia: «Chi fa il mio mestiere, gira su palchi grandi e piccoli. Qui al Pedro e al festival di Sherwood continuo a venire. Anzi, ha ancora più senso farlo adesso...». 

E' appena sceso dal Ducato con gli adesivi "turistici". Il suo Giro d'Italia non cambia. Se mai, gli permette di rispolverare il canovaccio alternativo alla rappresentazione dei poteri: «I 150 anni? Sinceramente, dispiace molto che oggi le persone di sinistra si siano riciclate a difendere Costituzione, Stato, magistratura. Non mi pare che fossimo... così di destra. Magari sarebbe meglio dare una rispolveratina agli ideali dell'internazionalismo, no? La bandiera per tradizione la metto quando c'è da festeggiare la casa costruita fino al tetto. Così si fa festa».  Celestini sotto la pioggia fine fine si accarezza il pizzo e pensa, da romano, all'alluvione del Veneto: «Cosa vuoi che ti dica? Mi resta in mente Zaia che minaccia lo Stato: i veneti non pagano le tasse. Un po' svela la cultura fortemente territorialista della Lega. Ma un povero veneto, vittima dell'alluvione, se non paga le tasse resta povero come prima e senza più casa o fattoria. Un ricco veneto, invece, si ritrova ricco il doppio...».

Nella sala pensile del centro sociale Pedro, torna in primo piano la figura di Franco Basaglia: laurea al Bo nel 1949, specializzazione nella Clinica Neuropsichiatrica. Un "cervello" costretto all'esilio perché l'Università di Padova non poteva tollerare le sue idee. Celestini ha studiato la legge Basaglia a furia di interviste "sul campo" con medici, infermieri e pazienti. La «Pecora nera» (prima spettacolo, poi film e ora cofanetto dvd) racconta proprio il manicomio. Si parte da Gorizia e Trieste, dalla "rivoluzione" che culmina il 25 febbraio 1973 con Marco Cavallo. La macchina teatrale azzurra di legno, chiodi e cartapesta. Con la pancia gonfia dei desideri dei "matti". Un corteo che attraversa Trieste fino a colle San Giusto. Spiega Celestini, a beneficio di chi non ammette dissensi: «Basaglia aveva perfettamente indicato il meccanismo repressivo tipico delle istituzioni totali.

E' la piramide del potere come nel carcere, in caserma, nella chiesa, a scuola, dentro la famiglia o in fabbrica. La legge 180 porta la data del 1978, ma l'ultimo manicomio è stato chiuso solo pochi giorni fa. E comunque continuano a funzionare quelli criminali e i manicomi privati».

Articolo pubblicato su Il Mattino di Padova il 21.11.10

Podcast video dell'incontro qui

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Ascanio Celestini al CSO Pedro. Le foto di Francesco Zoletto