Intervista a NADIA KHIARI - Willis from Tunis

Nadia Khiari è una disegnatrice e pittrice tunisina. Conosciuta per il suo personaggio, il gatto Willis from Tunis, che racconta con pungente ironia gli avvenimenti cruciali della transizione tunisina.

5 / 2 / 2014

Chi è Willis, come è nato e cosa vuole rappresentare?

“Veramente Willis è il nome del mio gatto”, ha affermato Nadia. “Ho disegnato questo gatto prima dello scoppio della Rivoluzione, quindi la storia di questo gatto inizialmente era una storia normale, la storia di un gatto disegnato su degli schizzi che avevo mostrato solo a qualche mio amico”.

La disegnatrice tunisina ha utilizzato questo personaggio solamente dopo il 13 gennaio 2011, dopo lʼultimo discorso di Beni Ali prima della sua fuga, per parlare della politica in Tunisia. “Ho creato una pagina su facebook e ho condiviso il mio primo fumetto nella rete sul gatto Willis, con lʼintento di rappresentare lʼattualità, di testimoniare come si vive in Tunisia giorno dopo giorno, attraverso perché no, un poʼ di impertinenza”.

Nel famoso discorso del 13 gennaio, molto ripreso dai media internazionali, lʼallora Presidente “Ben Ali ha tentato di calmare la popolazione e ha detto, per mantenere il potere, che ci sarebbe stata libertà di espressione, che sarebbe stata tolta la censura su internet, e dato lʼindipendenza a giornali e media”. Willis nella prima vignetta che lo ha visto protagonista, veste i panni dellʼex-Presidente Ben Ali, che rivolgendosi ai suoi sostenitori scesi in piazza per acclamarlo durante il discorso, nelle sembianze di tre topolini, dice solamente con aria soddisfatta “vi ho capito...”

Il personaggio di Willis non ha potuto vedere la luce durante il regime di Ben Ali perché la critica non era permessa. Nonostante questo molti artisti hanno lasciato parlare le loro matite ma hanno avuto continuamente problemi, hanno subito intimidazioni, sono stati vittime di violenze e hanno visto le porte del carcere spalancarsi. “Si viveva tutti sotto una sorta di oppressione. Come si può esprimersi sotto una dittatura senza avere dei problemi?”

Nadia afferma di non essere particolarmente legata a un fumetto in particolare poiché ogni volta che un nuovo disegno vede la luce è per lei il più bello. Ogni volta che Willis prende forma su carta diventa un momento attraverso il quale immortalare una certa situazione che sta vivendo il paese ma anche una maniera di “esorcizzare le mie paure, le mie angosce” afferma la creatrice del gatto simbolo della rivoluzione tunisina, “poiché il miglior modo per non avere paura è ridere della paura stessa”.

La creatrice di Willis from Tunis tiene a precisare come il suo essere una donna-fumettista nella Tunisa di oggi non è un elemento caratterizzante delle sue caricature.“La questione di genere nella satira che faccio non è presente perché i miei disegnirappresentano un gatto e ancora oggi molti pensano che dietro Willis ci sia la mano di un uomo”.

Che oggi si possano avere spazi e mezzi dʼespressioni più liberi rispetto al periodo pre-rivoluzionario è un fatto evidente. “Dopo la rivoluzione tutta la società tunisina ha risentito in qualche modo della situazione, anche il mondo artistico, gli intellettuali, i giornalisti. Tutti i tunisini si sono mossi per esprimersi”. Nadia vede la rivoluzione come una liberazione da unʼoppressione che per decenni ha schiacciato il popolo tunisino. “Siamo stati costretti a tapparci la bocca e a dimenticare. Io penso che la rivoluzione possa essere paragonata al primo vagito di un neonato, al primo grido di una creatura che può godersi la sua prima boccata dʼossigeno per poi crescere ed essere libera di esprimere il suo essere”.

Oggi parlare di una vera libertà di espressione è ancora presto. “Sicuramente si può parlare di una nuova fase oggi ma una fase in cui non mancano tentativi di spaventare la gente attraverso mezzi diversi che possano minare la capacità di espressione, perché non si deve dimenticare che una popolazione che critica il potere è pericolosa per il potere stesso, mentre con una popolazione amorfa e spaventata si può governare in tutta tranquillità”.

Veri e proprie pressioni o minacce non hanno toccato Willis e la sua creatrice, anche se non sono mancate aspre critiche ed insulti. “Questo è inevitabile quando ci si espone al mondo attraverso i media sociali attraverso cui tutti possono esprimersi e discutere” ha affermato Nadia, “io credo fortemente che si è vissuti per così lungo tempo nel pensiero unico e nel consenso che oggi, il fatto di pensare in modo diverso ed esprimere la propria disapprovazione anche attraverso la critica, debba essere considerato un comportamento positivo e sano. Io mi esprimo, disegno, ho il diritto di avere questa libertà di espressione”.

La satira che ha accompagna Willis in questi suoi primi tre anni di vita non risparmia nessuno. Va a toccare tutti, dai più conservatori come i più progressisti. “Non esiste una linea rossa da non poter oltrepassare”.

Rispetto al futuro del suo paese Nadia appare ottimista. È convinta che la speranza per la Tunisia di domani ci sia e si trovi nei giovani, nelle nuove generazioni. In un paese come la Tunisia, in cui circa il 45% della popolazione è costituito da giovani sotto i 25 anni, è doveroso avere fiducia nei ragazzi e nelle ragazze che, quotidianamente, attraverso le manifestazioni in piazza, rappando le loro idee e imprimendole con i graffiti sui muri delle città, stanno cercando di esprimere il loro essere, stanno rivendicando i propri diritti e difendendo i propri sogni. 

Rispetto alla questione dell’immigrazione e ai numerosi giovani che arrivano ogni giorno nelle coste italiane e in tutta Europa, sembrerebbe esserci un po’ di contraddizione tra la volontà di costruire una nuova Tunisia e l’esigenza di partire per garantirsi un futuro più dignitoso. “Purtroppo quello che guida i giovani tunisini è la visione distorta dell'Europa”, ha affermato Nadia. 

“Conosco dei giovani dei quartieri difficili che vogliono partire per Lampedusa perché vorrebbero avere anche solo una macchina o dei soldi come i loro amici emigrati. Nadia, che ha vissuto, studiato e lavorato anche in Francia, ha cercato più volte di far capire a questi giovani tunisini pieni di speranze che pensare all’Europa in questi termini è sbagliato . “I giovani devono investire nella Tunisia ma purtroppo nel nostro paese non ci sono molte politiche rivolte a loro, alla risoluzione del problema della disoccupazione giovanile”. 

“I partiti politici al potere sembrano più interessati a rafforzare le divisioni del paese ragionando su questioni morali senza affrontare i problemi che realmente affliggono il paese”. Quello di cui è convinta la creatrice di Willis è che bisogna ascoltare le nuove generazioni, bisogna lasciare spazio ai giovani, poiché i giovani conoscono i problemi e sanno come risolverli.” 

“I giovani che hanno combattuto e creduto nella Rivoluzione sono moltissimi e molti di loro ci credono ancora, anche se alcuni, vedendo che le cose non sono cambiate, sono delusi”. In questi ultimi anni la disoccupazione nel paese è addirittura cresciuta. L’instabilità politica e il problema del terrorismo spaventano gli investitori esteri, condizionando così l’economia del paese. 

Per la creatrice di Willis from Tunisi, un altro problema convive con questo: l’economia parallela. “Se non si risolve questo problema non si andrà lontano”. È interessante constatare come ribaltando la prospettava ci siano molti giovani europei che dimostrano gran interesse e curiosità rispetto a quello che sta avvenendo in Tunisia. La possibilità di cambiamento, l’idea che è possibile cambiare le cose, al di là di come si svilupperà la transizione tunisina, non può che essere d’esempio in Europa e di stimolo per la creazione di politiche rispondenti al mondo attuale. 

Sfogliando “Willis from Tunis 2”, il secondo libro nel quale sono state raccolte tutte le vignette realizzate dall’artista dal marzo 2011 fino alla primavera del 2012 (il primo libro è andato esaurito e un terzo sarà pubblicato tra qualche mese) ci si immerge con uno sguardo critico nella vera società tunisina. 

Nella vignetta del 23 ottobre 2011 la fila lunghissime di gatti che aspettano il turno per votare, sdrammatizza i 50 anni di attesa vissuti dai tunisini per avere delle elezioni libere a cui partecipare. Salafiti nelle vesti di Frankestein, distorsione del dibattito islamizzazione-laicità dello Stato tunisino, criticità dei partiti politici, strumentalizzazione della figura della donna, problemi socio-economici come la disoccupazione giovanile, sono dentro ogni Willis protagonista di ciascuna vignetta. Alla richiesta di ricordare il nostro incontro con l’ironia della sua matita, Nadia ha deciso di immortalare i punti di forza e di debolezza di questa situazione di transizione con un Willis a braccia aperte, emozionato per queste nuove conquiste post-rivoluzionarie ma rassegnato a convivere con gli stessi problemi economici del periodo precedente. 

A Tunisi, per strada, nei bar, in taxi, parlando con la gente non viene messa in dubbio la conquista di libertà fondamentali come quella di espressione, ma dal punto di vista della situazione economica, sembrano persistere gli stessi problemi che hanno esasperato la popolazione sotto il regime di Ben Ali: disoccupazione e fame. 

Oggi gli Willis di Tunisia sono liberi, è vero, liberi di esprimersi, di dire quello che pensano e sentono, liberi di dire “ho fame”, ma questo non cambia la loro situazione, la fame rimane fame. Ma, riprendendo le parole di Nadia Khiari, ”la rivoluzione non è ancora finita. Si è ancora nel pieno del processo di cambiamento”, è importante ricordarlo

(dalla delegazione di Ya Basta Perugia in Tunisia)

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Nadia Kiari