Io sto con la sposa alla Mostra del Cinema di Venezia

Dalla guerra, disobbedendo ai confini fino al Red Carpet a Venezia

5 / 9 / 2014

Grande attenzione ieri a Venezia per il film "Io sto con la sposa" diretto da Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro, Khaled Soliman Al Nassiry.

Un lavoro che oltre a rappresentare il racconto dell'odissea a cui sono sottoposti uomini  donne in fuga da guerre e conflitti è stato un atto concreto di impegno politico, di disobbedienza reale alla barbarie delle frontiere.

La storia si fa racconto, il film è un atto d'azione. Un corto circuito che punta direttamente il segno su un'attualità che non può essere ignorata.

L'arrivo a Lampedusa e poi il viaggio verso il nord Europa, trasformato in un corteo nuziale, per attraversare le frontiere pronte a fermare il passaggio in nome delle normative formali di un Europa a parole "impegnata" nell'accoglienza ma nella realtà ostile alla vita reale di migliaia di esseri umani.

Gabriele Del Grande nel presentare ieri il film a Venezia ha riaffermato come il fim sia un atto di disobbedienza, "non è un film sugli altri e non solo un'opera di denuncia, ma la storia di un "noi" che ha portato un anno fa i protagonisti ad essere in mezzo alla guerra, dieci mesi fa in un barcone e oggi sul red carpet della Mostra del Cinema". Khaled Soliman, siriano-palestinese parla del film come un invito alla libertà, a non aver paura, "il mestiere del cinema è quello di realizzare i sogni e noi abbiamo cercato di farlo. Il nostro è un manifesto di chi crede in un Mediterraneo che unisce e non uccide, che sia un mare di pace e non una fossa comune".

Gli autori agggiungono che sono consapevoli di "rischiare fino a 15 anni per favoreggiamento all’immigrazione clandestina" ma si chiedono e chiedono "abbiamo fatto una cosa illegale. Ma di certo resta un atto legittimo" per chi non vuole essere complice ed accettare che il Mediterraneo sia un enorme cimitero.

Dopo la proiezione davanti all'Excelsior 50 donne, vestite da sposa, si sono tolte il velo e lo hanno adagiato sulla spiaggia, mentre i protagonisti del film che ora sono tutti rifugiati politici hanno messo in mare due bottiglie cariche di messaggi, per ricordare chi perde la vita nel Mediterraneo cercando di sfuggire ad un presente di guerra e devastazione per sperare in un nuovo futuro.

Per capire la nascita e l'idea di questo lavoro, peraltro finanziato attraverso una campagna di crowdfunding on line, profondamente immerso nella necessità di un impegno personale e collettivo di azione reale, vi riproponiamo l'intervento di Gabriele del Grande in occasione del dibattito Europa e confini curato da Melting Pot allo Sherwood Festival 2014, oltre ad articoli e materiali dedicati ad un lavoro positivamente destinato a far discutere.

Tratto da Progetto Melting Pot

INFO: www.iostoconlasposa.com

RASSEGNA STAMPA

* Da Repubblica.it

* Da La Stampa

* Ansamed.ansa.it/ansamed/it

* Da Progetto Melting Pot - Giugno 2013

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.

Ed oggi che migliaia di persone sono ingabbiate dalle norme europee nel primo paese di approdo, la realtà raccontata nel film ha bisogno di diventare pratica di massa. Perché i confini europei oggi si attraversano a pagamento, nel Canale di Sicilia, ma anche qui, dove le frontiere europee segmentano i percorsi dei migranti.

E’ il momento di mettersi in viaggio, facendo spazio nei sedili posteriori, per supportare gratuitamente chi cerca di violare i confini interni, in attesa del no borders train del prossimo 21 giugno, una sfida lanciata dai movimenti contro le frontiere dell’Europa.

Insomma, per noi sono tutti sposi e così come gli autori del film non eisteremo a disobbedire alle frontiere insieme a loro.

La guerra in casa

"Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?" - si sono chiesti gli autori.

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"La prima volta che ce lo siamo chiesti, era una sera di fine ottobre del 2013. Da quando la guerra ci era entrata in casa, non parlavamo d’altro. Delle migliaia di persone in fuga dalla guerra in Siria che ogni giorno arrivavano a Milano dopo essere sbarcate a Lampedusa. Alcuni capitava di ospitarli direttamente a casa nostra, e di ascoltare i loro racconti sulla guerra e sui naufragi. Ripartivano tutti nel giro di pochi giorni, sempre senza documenti, pagando cifre da capogiro ai contrabbandieri che li portavano in Svezia. Ma l’eco dei loro racconti continuava a risuonare nelle nostre case e nelle nostre teste. Fino a quando abbiamo deciso di fare qualcosa."

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"L’idea della sposa, all’inizio sembrava più una battuta che altro. Ma poi lentamente ha preso forma. E quando abbiamo conosciuto Abdallah, Manar, Alaa, Mona, Ahmed e Tasnim ci è sembrato che non potevamo non fare quel salto nel vuoto. Per il semplice fatto che quando trovi un complice ai tuoi sogni, non puoi più tirarti indietro."

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"All’alba del 14 novembre 2013, ci siamo incontrati davanti alla stazione centrale di Milano. Eravamo ventitré tra ragazzi e ragazze. Amici italiani, palestinesi e siriani. Chi coi documenti, chi senza, ma tutti vestiti eleganti come se stessimo davvero andando a un matrimonio".

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"Da quando la prima volta avevamo parlato della sposa, erano passati esattamente 14 giorni. È difficile spiegare come siamo riusciti in così poco tempo, e senza soldi, a individuare i personaggi del documentario, a scrivere il trattamento del film e a mettere in piedi una troupe cinematografica. E tutto questo mentre nel frattempo ci occupavamo della logistica del viaggio: noleggiare le automobili, stabilire le tappe, cercare ospitalità. E soprattutto mentre attraversavamo Milano in lungo e in largo alla ricerca di un parrucchiere dove tirare al lucido le acconciature dei nostri cinque personaggi sbarcati due settimane prima a Lampedusa, e di un negozio dove poter comprare cravatte, camicie, completi eleganti e soprattutto un vestito da sposa a prezzi stracciati. Anche se poi, più che il vestito, il difficile è stato trovare la sposa".

"Le prime due ragazze siriane a cui l’abbiamo chiesto, ci hanno dato buca. Ormai avevamo deciso che Tareq si sarebbe travestito da sposa. E invece alla fine, ci siamo ricordati che Tasnim era in Spagna. L’abbiamo chiamata ed ha accettato entusiasta. E per fortuna, perché era lei la sposa perfetta per questo film!"

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"Ventimila morti in frontiera nel Mediterraneo sono abbastanza per dire basta. Non sono vittime del fato né della burrasca. Ma di leggi alle quali è arrivato il momento di disobbedire. Per questo motivo ci siamo improvvisati trafficanti per una settimana. E abbiamo aiutato cinque palestinesi e siriani in fuga dalla guerra a proseguire il loro viaggio dentro la Fortezza Europa. Al momento dell’uscita del film, potremmo essere condannati fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma siamo pronti a correre il rischio. Perché abbiamo visto la guerra in Siria con i nostri occhi, e aiutare anche una sola persona ad uscire da quel mare di sangue, ci fa sentire dalla parte del giusto".

"È un rischio folle quello che ci stiamo prendendo. Ma vogliamo credere che esista una comunità di persone, in Europa e nel Mediterraneo, che come noi sognano che un giorno questo mare smetta di ingoiare le vite dei suoi viaggiatori e torni ad essere un mare di pace, un mare dove tutti siano liberi di viaggiare, e dove nessuno divida più gli uomini e le donne in legali e illegali".

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"Quella comunità esiste. È fatta delle persone che ci hanno ospitato durante il nostro viaggio attraverso l’Europa. E di voi che state leggendo questa pagina. Siamo molto più numerosi di quanto pensiamo. E questo è il film che ci mancava. Un film manifesto in cui riconoscersi, noi che crediamo che viaggiare non sia un crimine e che criminale sia invece chiudere gli occhi di fronte ai morti di viaggio sulle nostre spiagge mediterranee e di fronte ai morti nella guerra in Siria".

"Questo film è nato dal sogno di tre persone, senza nessun produttore alle spalle. E ora quel sogno, per essere realizzato, ha bisogno del vostro aiuto.
Pre-produzione, produzione e post-produzione del film costano 150mila euro. Dobbiamo raccogliere almeno la metà della cifra entro la fine di giugno per chiudere il film in tempo per iscriverlo al festival di Venezia a settembre ed essere distribuiti in sala dal prossimo autunno".

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"Non preoccupatevi se non avete grandi risorse. Anche una piccola donazione può fare la differenza. A patto che convinciate almeno un amico a fare altrettanto. In cambio vi offriamo il download del film, un DVD, un libro, un biglietto del cinema, una maglietta, o una proiezione pubblica in anteprima con noi registi".

"E guardate che in ballo c’è molto di più del nostro lavoro. C’è la possibilità di dimostrare che questo amato Mediterraneo non sia soltanto un cimitero, ma che possa ancora essere il mare che ci unisce".

Il trailer

- www.iostoconlasposa.com
- Io sto con la sposa - On the Bride’s side

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