La direttiva europea sul Copyright

I materiali del workshop organizzato dalle radio indipendenti a Perugia durante PressTo 2019

di Sgab
18 / 4 / 2019

Il 26 marzo 2019 l’Unione Europea emana la direttiva sulla riforma del copyright, dopo anni di dibattito all’interno dell’aula di Strasburgo. All’interno di PressTO 2019, insieme ad altri operatori del settore della radiocomunicazione, si è tenuto un workshop con l’avv. Giovanni Maria Riccio e l’avv. Chiara Colasurdo (e attivista di Ctrl Project).

podcast su mixcloud a cura di Lautoradio – Perugia 

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EQUO COMPENSO COME CAMBIERÀ ?

La Nuova direttiva impone agli stati membri ad applicare nuovi provvedimenti in favore di coloro  che se concedono o trasferiscono i loro diritti proprietari abbiano diritti ad una remunerazione proporzionata e/o adeguata ai profitti derivanti dalla distribuzione delle loro opere.

UN ELEMENTO INNOVATIVO: L’ARTICOLO 20

Se la remunerazione inizialmente concordata tra i vari soggetti risulta proporzionatamente inferiore rispetto a tutti i proventi originali può essere ricontrattata al rialzo in base ai benefici economici ottenuti da chi ha usufruito le opere in questione.
Quindi la nuova normativa permetterà di rinegoziare l’accordo se svantaggioso.

CAMBIO EPOCALE DELLA RETE: LE GRANDI PIATTAFORME DIGITALI

La direttiva verrà applicata in primis alle grandi piattaforme digitali quali Google, Youtube, Facebook etc.

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I colossi della comunicazione, che altro non sono che aziende multinazionali che dettano usi e costumi della società moderna, dovranno quindi adeguarsi e ripartire, in proporzione, i proventi tra tutti i soggetti chiamati in causa dall’utilizzo delle opere rilasciate sotto copyright, con gli aventi diritto.

Oggi infatti possiamo notare esattamente cosa avviene, poiché Facebook non paga i diritti generati dal traffico dati attraverso le ormai note dirette video, attraverso macchine automatizzate con filtri, blocca porzioni o completamente tali video, qual ora vi sia solo anche una minima porzione di traccia sonora coperta da copyright, rimandando ad una difficile e macchinosa trattativa tra il singolo account e le grandi major che detengono i diritti sull’opera.

I filtri digitali automatizzati non sono la soluzione poiché effettuano  una censura indiscriminata del video o dell’audio incriminato e non differenziano tra video a scopo di lucro o no profit.
Perché?
Facebook grazie alle nostre informazioni che rilasciamo sui loro server, genera un traffico dati che mette a valore in termini economici per la loro azienda senza ripartire gli utili con gli aventi diritto.

COSA STA SUCCEDENDO IN ITALIA OGGI: PACE TRA SIAE E SOUNDREEF

Gli utilizzatori di musica italiani dovranno perfezionare una licenza integrativa a quella di SIAE anche con LEA (associazione no profit per la riscossione dei diritti per conto di Soundreef) ove l’utilizzatore suonasse repertorio di quest’ultima e che quindi il pagamento della licenza SIAE non è più esaustivo rispetto all’utilizzo di musica, la circostanza che ciascun ente di intermediazione dei diritti d’autore – sia esso costituito nella forma dell’organismo per la gestione indipendente dei diritti o dell’entità di gestione indipendente – amministrerà esclusivamente la quota parte dei diritti d’autore a esso affidato in gestione dal titolare dei diritti con esclusione, pertanto, dell’applicazione di qualsivoglia regola sulla comunione dei diritti sulla singola opera e a prescindere da qualsivoglia eventuale intesa tra editori e autori, e che il rilascio di licenze cosiddette “blanket” è prassi del settore ed è necessario al suo corretto funzionamento anche nell’interesse degli autori.

Di fatto è stato siglato un cartello tra i 2 operatori di raccolta dei diritti d’autore.

LIBERALIZZAZIONE O PRIVATIZZAZIONE DEL MERCATO CONNESSO AL DIRITTO D’AUTORE?

Fino a poco tempo fa, in Italia, come Repubblica ceca esisteva un regime di Monopolio e questi 2 stati erano gli unici casi in tutta la Comunità Europea.
Dopo la Direttiva Barnier del 2014 cambiano le cose, scatenando battaglie legali tra i due piu importanti colossi della gestione del diritto d’autore, SIAE e SOUNDREEF SPA.

Cosa dice la Direttiva Barnier:  “i servizi di gestione collettiva di diritti d’autore e di diritti connessi dovrebbero consentire a un titolare dei diritti di poter scegliere liberamente l’organismo di gestione collettiva cui affidare la gestione dei suoi diritti, sia che si tratti di diritti di comunicazione al pubblico o di riproduzione, o di categorie di diritti legati a forme di sfruttamento quali la trasmissione radiotelevisiva, la riproduzione in sala o la riproduzione destinata alla distribuzione online, a condizione che l’organismo di gestione collettiva che il titolare dei diritti desidera scegliere già gestisca tali diritti o categorie di diritti”.
Ad oggi sul territorio nazionale italiano sono presenti ed attivi circa 9 operatori per la riscossione e redistribuzione dei proventi annessi alle opere protette dal copyright.

A mio parere, se SIAE avesse avuto una gestione pubblica e trasparente, gestita direttamente dal Ministero della Cultura e/o dal Ministero dell’economia e dello Sviluppo con associazioni No Profit, se i proventi fossero stati realmente redistribuiti agli aventi diritto tramite forme di ripartizione più eque e solidali,  si avrebbe potuto parlare di un caso eccezionale di  Monopolio Etico a gestione statale, e gli operatori e gli utilizzatori delle opere avrebbero dovuto pagare, giustamente, solo una tassa equa in base allo sfruttamento sia in termini di numero di volte di utilizzo sia nel caso in cui l’operatore sia profit o meno.

UNA NUOVA SPERANZA : FARE NETWORK

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Oggi come possiamo leggere qui, la sopravvivenza alla liberalizzazione ( o privatizzazione) del mercato connesso al diritto d’autore, sarà molto probabile che avvenga solo provando a costruire una rete di esperti, operatori del settore della comunicazione, artisti, avvocati, associazioni, sindacati, partiti e singole e singoli per riscrivere le regole della ripartizione e le relative tasse annesse, poichè solo chi avrà la disponibilità economica potrà continuare ad operare, e le realtà no profit come la nostra, presto o tardi saranno costrette a scomparire, in funzione dei grandi network editoriali.

Se negli anni 60/70 il fenomeno delle radio libere in fm fu “addomesticato”, rilasciando però la possibilità di continuare a trasmettere con costi calmierati per le esperienze No profit o Comunitarie, molto probabilmente dovremmo ripartire da lì, abbattendo le differenze identitarie, costruendo un network di realtà con un bene comune da difendere, la libertà di espressione nelle rete, che forse non e’ mai stata proprio libera ed è stata solo una pia illusione dettata dal mercato globale del capitalismo digitale.

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