il tentativo riuscito di descrivere le reazioni umane di fronte alla forza devastatrice della natura, quanto di meglio e di peggio l’essere umano è capace di esprimere spinto dallo spirito di sopravvivenza e annichilito dal terrore della morte incombente.

La piena: le reazioni umani di fronte all’apocalisse ambientale

23 / 7 / 2013

Quando, a causa di un autunno eccezionalmente piovoso, il fiume Lule, nel nord della Svezia in pieno territorio lappone, si ingrossa a tal punto da provocare una piena devastante lungo il suo corso e il crollo di una diga di contenimento dei bacini creati per ricavare dalle sue acque energia elettrica per buona parte della nazione, a Stoccolma, a migliaia di chilometri di distanza, gli effetti di tutto ciò si concretizzano in una fastidiosa perdita di corrente per pochi secondi. Tra la popolazione che vive, invece, lungo il suo corso nel nord della Svezia si scatena l’inferno.

E’ questo inferno o meglio, l’impatto delle esistenze quotidiane con la piena devastatrice, che Mikael Niemi descrive nel suo “La piena”, precipitando sino dalle prime righe il lettore nello stupore, nell’angoscia e nel terrore di chi viene investito improvvisamente dal muro d’acqua.

Secondo una breve recensione pubblicata nella pagina domenicale dedicata ai libri della “La Repubblica” del 21 luglio 2013 si tratterebbe sostanzialmente di un romanzo apocalittico che tenta senza riuscirci completamente di rivaleggiare con la cronaca giornalistica delle devastazioni della natura.

Detto così perché mai leggerlo? A mio parere si tratta di qualcosa di diverso: il tentativo riuscito di descrivere le reazioni umane di fronte alla forza devastatrice della natura, quanto di meglio e di peggio l’essere umano è capace di esprimere spinto dallo spirito di sopravvivenza e annichilito dal terrore della morte incombente. Già nelle prime pagine, dicevo, il primo personaggio che impatta con la piena passa dalla calma e dalla maestosità del paesaggio del nord della Svezia che lo circonda e dalla contemplazione della sua splendida Saab 9000 Limousine alla improvvisa prospettiva della cancellazione di tutto, compresa la sua esistenza, di fronte al muro d’acqua che invade strade, valli, villaggi, paesi.

Le reazioni descritte sono tante e diverse tra loro. Il romanzo è, appunto, il racconto frammentato di queste. C’è chi abbandona i proprositi di suicidio per il fallimento della propria vita sentimentale per gettarsi a capofitto nel tentativo di avvisare tutti della imminente piena e di salvare da questa più vite possibili. C’è la madre che affronta qualsiasi rischio nel “titanico” e adrenalinico tentativo di raggiungere la propria casa sulle rive del Lule per salvare la propria figlia. C’è chi egoisticamente pensa solo a sé stesso e alla propria sopravvivenza anche a scapito di quella degli altri. C’è il lappone maschilista e laido che mette in pratica le conoscenze antiche del proprio popolo per fini sordidi e crudeli approfittando del disastro incombente. C’è l’altro lappone che mette in pratica le conoscenze antiche del proprio popolo per tenta di salvare sé stesso e la propria amata auto dalla piena.

C’è tutto questo nel libro di Niemi e il tutto scritto con un ritmo incalzante e una scrittura semplice che alterna vene ironiche a tratti fortemente drammatici ad alto tasso adrenalinico. Un buon libro che fa pensare alla fragilità dell’esistenza umana e alla sua sempre più difficile convivenza con la natura circostante.

Si tratta, per altro, dell’ennesima buona prova letteraria di un autore che l’editore Iperborea ha varie volte proposto ai lettori italiani e che si caratterizza per la molteplicità dei generi affrontati. Mikael Niemi, svedese nato ai confini con la Finlandia, ambienta le proprie opere proprio in quella particolare regione della penisola scandinava, terra di lapponi e intreccio di culture, etnie e lingue antiche. E lo fa, dicevamo, ogni volta in maniera diversa, con generi e tecniche narrative differenti. Il suo primo successo, “Musica rock da Vitulla”, è il romanzo di formazione di due adolescenti tra le paludi e le foreste che circondano la città di Vitulla ai confini tra Finlandia e Svezia e il loro impatto con il rock e la sua cultura ribelle che rompe la monotonia dell’esistenza di una comunità chiusa di boscaioli. Si tratta del romanzo che gli ha dato il successo vendendo in Svezia più di 700.000 copie e permettendogli di vincere nel 2000 il premio August.

Niemi si è cimentato poi coraggiosamente con il “pastiche fantascientifico” nel romanzo “Il manifesto dei cosmonisti” dove camionisti intergalattici che ricondano tanto gli autostoppisti galattici di Douglas Adams., intraprendono avventurosi viaggi dalla vecchia Terra alle stazioni di servizio dell’anello metallifero esterno negli spazi più estremi del cosmo, sino al lontano Point of non Return in un romanzo pieno di sorprese.

Non ha ignorato neanche il noir Niemi affrontando una cruda storia nera con atmosfere che ricordano il “Fargo” dei fratelli Coen con “L’uomo che morì come un salmone”, indagine di polizia nella sperduta Pajala, cittadina immersa nelle foreste del  selvaggio nord, dove la giovane ispettrice arrivata da Stoccolma impatta anche con il menkieli, finlandese parlato dalle popolazioni di confine che abitano quel territorio.

Insomma per chi volesse approfondire la conoscenza di questo autore originale consiglio vivamente di leggere “La piena”  certo che non mancherà di avvicinarsi poi anche agli altri suoi romanzi.

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Mikael Niemi

“La Piena” 2013

“Musica rock da Vitulla” 2002

“Il manifesto dei cosmonisti” 2007

“L’uomo che morì come un salmone” 2011

tutti editi da Iperborea

23 luglio 2013

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