L'imborghesimento della città postfordista: gentrification e movimenti sociali

di Nico Bazzoli

18 / 12 / 2014

Ogni società tende a produrre una propria tipologia di spazio. E' questo, in estrema sintesi, il punto di vista attraverso il quale il sociologo francese Henry Lefebvre cercava di comprendere il più importante sistema di organizzazione che l'umanità è stata in grado di darsi: la città. Le varie forme che ogni società si è data nel corso della storia, infatti, tendono a coincidere con i principali elementi che in ognuna di esse risultano prevalenti. Ne consegue che ogni forma sociale produce una propria tipologia di spazio urbano. Da questo punto di vista, è possibile guardare all'evoluzione di ogni città come il susseguirsi e lo stratificarsi di spazi prodotti da vari tipi di società. Ad uno sguardo attento, infatti, non sfugge l'incredibile sedimentazione storica che, dai centri storici medioevali alle semiperiferie fordiste, oggi costituisce l'eterogeneo scheletro portante sul quale si articolano molte città. Gli spazi fisici che attraversiamo quotidianamente sono quindi molto di più  del semplice addossarsi di strade, piazze ed edifici; essi sono il risultato della produzione sociale.

Provare a concepire la fisicità dei luoghi come un prodotto storico e sociale, costituisce una base di partenza per interpretare i notevoli cambiamenti, spaziali e sociali, che oggi si stanno realizzando  all'interno delle nostre città. A partire dagli anni sessanta e settanta l'urbanizzazione ha intrapreso, in vario modo a seconda dei contesti nazionali e regionali, nuovi percorsi di sviluppo. Alle dinamiche tipiche del periodo industriale, come la realizzazione di quartieri operai e la suburbanizzazione delle classi più abbienti, si sono sommati nuovi fenomeni, come la riqualificazine dei quartieri centrali e l'espansione incontrollata delle periferie (sprawl). Tra quest'ultimi, uno di quelli che ha suscitato i maggiori cambiamenti a scala urbana è sicuramente la gentrification dei quartieri centrali. 

Di cosa parliamo quando ci riferiamo al termine gentrification?

“One by one, many of the working class neighbourhoods of London have been invaded by the middle-classes. Shabby, modest mews and cottages—two rooms up and two down - have been taken over, when their leases have expired, and have become elegant, expensive residences [...] Once this process of 'gentrification' starts in a district it goes on rapidly, until all or most of the original working-class occupiers are displaced and the whole social character of the district is changed.”

E' con queste parole che la sociologa inglese Ruth Glass, nel 1964, indicava il progressivo imborghesimento che alcuni quartieri di Londra cominciavano a subire in quegli anni. Con il termine gentrification ci si riferisce, quindi, ad un processo di ricambio della popolazione residente e di modificazione del patrimonio costruito in una certa porzione della città. Questo processo di trasformazione sociale viene intrapreso attraverso una graduale sostituzione dei vecchi abitanti di un quartiere, ad opera di gruppi sociali dalle maggiori disponibilità economiche. Nel caso della capitale inglese, descritto da Glass, sono  gli appartenenti alle classi medie che, a mano a mano, subentrano al posto della working class, divenendo i nuovi abitanti del quartiere. Il cambiamento della popolazione si accompagna, solitamente, a processi di miglioramento estetico e funzionale dell'area, producendo una valorizzazione del patrimonio immobiliare ivi presente ed un conseguente adattamento dei caratteri del quartiere alle preferenze dei suoi nuovi abitanti. Il quartiere viene quindi investito da una rigenerazione spaziale e sociale che tende ad apportare delle importanti trasformazioni nel tessuto urbano, nelle attività commerciali, nell'architettura, nella fornitura di servizi e nella popolazione presente, con considerevoli aumenti del costo della vita nell'area. Infatti, a seguito delle ristrutturazioni delle abitazioni o degli interventi urbanistici associati a programmi di riqualificazione, gli affitti ed i prezzi delle case si impennano. Al tempo stesso, anche il settore commerciale è sottoposto ad una trasformazione: negozi di grandi catene e ristoranti ricercati cominciano ad affollare l'area, sostituendosi progressivamente ai popolari negozi di vicinato che erano presenti. Ne consegue un aumento del costo della vita generalizzato che rende molto difficoltoso per i vecchi abitanti del quartiere continuare a risiedervi.

Un aspetto fondamentale di ogni processo di gentrification è quindi quello del displacement, ovvero del dislocamento dei residenti meno abbienti del quartiere che, impossibilitati a continuare ad affrontare costi della vita crescenti, si trasferiscono in altre zone, alla ricerca di un rapporto  economicamente sostenibile tra costo della vita e localizzazione residenziale. A questa progressiva espulsione, che molto spesso indirizza il proprio flusso migratorio verso le periferie urbano-rurali, si contrappone l'afflusso della nuova classe sociale presente nel quartiere. Si viene quindi a creare un nuovo rapporto tra la tipologia di abitanti presenti e lo spazio urbano di residenza, che sottopone il quartiere ad importanti trasformazioni. I cosidetti gentrifiers sono, infatti, socialmente e culturalmente diversi dai loro predecessori e lo spazio che tenderanno a produrre risulterà in linea con i loro caratteri ed i loro bisogni. Ai vecchi pub londinesi di Canning Town si sostituiscono ristoranti italiani, il Pigneto si affolla di locali e club notturni, mentre sushi bar e grandi marchi di distribuzione si diffondono a macchia d'olio.

La gentrification è un processo di trasformazione sociospaziale lento e progressivo che, una volta generato l'input iniziale, impiega diversi anni a produrre una nuova immagine del luogo sul quale insiste. Inoltre, i suoi effetti sul tessuto urbano e sulla popolazione residente possono variare molto a seconda dei contesti e del tipo di gentrifiers coinvolti. A volte sono studenti universitari e artisti a modificare il quartiere, altre volte sono dei lavoratori altamente qualificati; in alcuni casi si tratta di piccoli nuclei familiari appartenenti alla classe media ed in altri di single o coppie altolocate. Si viene quindi a creare una serie di possibili effetti riconducibili al fenomeno in questione, che dipendono dai caratteri dei nuovi abitanti, dalle connotazioni del quartiere e dalle relazioni che tra questi due elementi si stabiliscono. Tuttavia, rimane un effetto comune di ogni fenomeno di gentrification il miglioramento estetico e funzionale dell'area interessata. Siamo quindi in presenza di una riqualificazione del quartiere, che si può attuare attraverso l'azione di privati, tramite appositi progetti pubblici o per mezzo del congiunto agire di entrambi.

Parole come rigenerazione, rinnovamento e riqualificazione, oggi sembrano affollare il discorso pubblico riguardante ogni città. La lotta al “degrado”, il miglioramento architettonico, l'orientamento verso un maggior “decoro urbano” sono argomenti che si sviluppano in molti contesti politici e che generano una serie di risposte istituzionali. Sta di fatto che rigenerare le aree centrali o semicentrali delle nostre città oggi appare un'esigenza così marcata da essere addirittura introdotta in diversi testi di legge (Piano Casa Renzi).

Per quale motivo la rigenerazione dei quartieri è divenuta una necessità?

Per comprendere le cause che si trovano alla base della gentrification è necessario adottare una prospettiva ampia, che tenga in considerazione i processi macroeconomici. Tim Butler, uno dei maggiori studiosi del settore, si riferisce alla gentrification come una teoria di medio raggio, in grado di riportare a scala locale le trasformazioni che avvengono a livello globale. E' in questa prospettiva che il passaggio dal fordismo al postfordismo può essere connesso all'imborghesimento di molti quartieri a scala globale. Infatti, i cambiamenti introdotti dalla globalizzazione nel mercato del lavoro, nell'economia e nella centralità dello spazio urbano si sono materializzati nella creazione di spazi abitativi destinati a determinati gruppi sociali. Ogni città tende ad attrarre o ad espellere quelle classi sociali che risultano più o meno funzionali alla propria economia: se durante il fordismo le grandi masse di operai vengono allocate attraverso la costruzione di nuovi spazi abitativi, nella fase postfordista le nuove figure professionali si sostituiscono ad esse. Si tratta di un universo molto eterogeneo di gruppi sociali, nei quali esistono figure precarie e scarsamente retribuite e lavoratori appartenenti alla classe globale iperprofessionalizzata. Quello che in questa sede appare importante sottolineare è che, in ogni caso, il quartiere si trasforma. Nuovi gruppi sociali acquisiscono una centralità residenziale che spesso è commisurata alla propria disponibilità reddituale. In ogni processo di gentrification, infatti, un ruolo di primo piano è giocato dalle dinamiche del mercato immobiliare e dalle possibilità di valorizzazione economica che detemrinate opere pubbliche e determinate classi sociali possono apportare ad una specifica zona della città. La rendita assume, quindi, un ruolo di primo piano, così come le opportunità economiche che si generano per molti attori privati. Ne consegue che, in un periodo storico nel quale la politica sembra preoccuparsi più degli interessi economici che delle necessità sociali, le scelte degli attori pubblici tenderanno a favorire l'avvio della gentrificazione. D'altronde, il ricambio sociale della popolazione permette l'insediamento di gruppi sociali dai redditi più alti che spesso acquistano l'abitazione e forniscono alla municipalità un allargamento della base di tassazione. Al tempo stesso, gli interventi  edilizi di attori pubblici e privati aiutano a migliorare l'estetica e, quindi, l'immagine dei luoghi; un aspetto di centrale importanza per il marketing territoriale e lo sviluppo turistico delle città.

Quali sono gli aspetti di criticità della gentrification?

Nonostante vi sia un chiaro orientamento della politica a perseguire la strada della valorizzazione economica dello spazio urbano, esistono dei considerevoli costi sociali impliciti ad ogni fenomeno di gentrification. Come evidenziato in precedenza, infatti, si può parlare di gentrification se si assiste ad un ricambio di popolazione nel quartiere. Le modalità attraverso le quali questa modificazione del tessuto sociale avvengono acquisiscono, spesso, aspetti di criticità e logiche prettamente economiche. Con l'innalzamento dei valori immobiliari e del costo della vita molte persone non riescono più a sostenere le spese necessarie a vivere nell'area e si assiste ad una loro graduale espulsione dal quartiere. Al tempo stesso, alcune politiche si rivelano funzionali a questo displacement sociale; è il caso delle consistenti alienazioni di patrimonio residenziale operate da diversi attori pubblici, dei considerevoli tagli al welfare locale e dei programmi di investimento pubblico in operazioni edilizie speculative e strutturali (le nuove stazioni della TAV e molti piani di lottizzazione ne sono un esempio). Alcune di queste persone che vedono il proprio diritto all'abitare minacciato si spostano in maniera più o meno volontaria, in altri casi si assiste ad un susseguirsi di procedimenti di sfratto per morosità o di veri e propri atteggiamenti coatti di intimazione all'abbandono della casa, operati da quei proprietari di immobili che intendono speculare sull'innalzamento dei valori di mercato. Va, quindi, notato che molti processi di gentrification avvengono in quartieri caratterizzati da un'elevata incidenza del settore dell'affitto, spesso in mano a pochi proprietari immobiliari, sia privati che pubblici.

Nessuno si oppone a queste dinamiche di espulsione?

Molto spesso la gentrification di un quartiere dura diversi anni se non, addirittura, qualche decennio. Il processo di espulsione e di ricambio sociale è quindi, nella maggioranza dei casi, molto lento e coinvolge singolarmente vari individui e gruppi familiari. Nei casi in cui la gentrification avviene attraverso grandi operazioni immobiliari – come l'abbattimento e la ricostruzione di grandi complessi edilizi – o viene intrapresa in contesti caratterizzati da una forte componente politico-sociale, si assiste spesso a forme di resistenza da parte dei cittadini. La manifestazione di farie forme di opposizione al fenomeno acquisisce caratteri molteplici ed è influenzata anche dalla tipologia dei nuovi residenti: quando questi sono costituiti da studenti e precari di vario genere, spesso si instaura una vera e propria alleanza tra i primi gentrifiers e gli storici residenti del quartiere (è il caso di Belleville a Parigi) nell'opporsi ad ulteriori programmi di valorizzazione; quando grandi progetti minacciano un'intera comunità locale si assiste, invece, ad una comunione di interessi tra molti abitanti locali appartenenti a differenti classi sociali. In ogni caso, i fenomeni di resistenza alle pratiche di gentrificazione appaiono sempre più diffusi a livello globale, anche in considerazione del fatto che ultimamente si assiste ad un'accelerazione nell'intensità e nella rapidità di questi processi. Negli ultimi anni, alcuni autori hanno infatti parlato di “super-gentrification” o di “hypergentrification”. Le logiche della rendita e della speculazione appaiono sempre più evidenti e, al tempo stesso, si moltiplicano i comitati, i collettivi e gli esponenti politico-istituzionali che si oppongono allo stravolgimento sociale del quartiere. Al tempo stesso, si diffondono anche lotte per la casa e occupazioni, che intendono dare una risposta concreta e politica all'emergenza abitativa e alla mancanza di strumenti per la salvaguardia del diritto all'abitare. Non si tratta di casi sporadici, bensì di una coscienza che sembra sempre più collettiva, nata da una lettura della realtà materiale che ha pienamente compreso i meccanismi di accumulazione postfordisti. La città, infatti, appare sempre più come la preda di un settore finanziario che per anni ha speculato sulla sua espansione e sulla sua trasformazione, dirottando i propri investimenti sulal rendita piuttosto che sull'economia reale. A livello generale questo si tramuta nella formazione di bolle speculative che, nel loro sgonfiarsi, generano fortissime ripercussioni sulla società (crisi mutui subprime); nello spazio urbano si assiste, invece, ad una considerevole creazione di marginalità di tutte quelle fasce di popolazione che solo nell'estrema periferia della città diffusa trovano possibile la propria esistenza. Ma c'è anche qualcosa in più: la comprensione dei meccanismi speculativi e dei costi sociali adeterminati dalla gentrification, ha portato alla creazione di una coscienza collettiva sempre più diffusa nella moltitudine globale. I problemi relativi al costo della vita, all'abitazione e la loro relazione con il settore finanziario, si situano alla base di molti movimenti di protesta che assumono una connotazione globale e vanno avanzando richieste di giustizia sociale sempre più ampie. E' il caso di Gezy Park a Istanbul, di Astoria e St. Pauli ad Amburgo o del nuovo movimento per la casa che si sta diffondendo a Londra; proteste sociali che scaturiscono da trasformazioni speculative dello spazio urbano e che si tramutano in movimenti di ben più ampia portata. In questo senso, le trasformazioni urbane restituiscono l'immagine di un mondo a due – o forse più – velocità, in cui la polarizzazione reddituale nelle città produce spazi destinati a gruppi sociali specifici sempre più lontani tra di loro. Le risposte a questa situazione trovano sempre meno affidabilità nella political economy delle leggi di mercato e della politica di rappresentanza, ma si situano nelle pratiche e nelle lotte di chi ha compreso che l'ingiustizia sociale è parte fondante del sistema in cui viviamo.

Riferimenti bibliografici

Butler, T. (2005). Gentrification and globalization: the emergence of a middle range theory?. Cahiers du Pôle Ville, (34).

Butler, T., & Robson, G. (2001). Social capital, gentrification and neighbourhood change in London: a comparison of three south London neighbourhoods. Urban Studies, 38(12), 2145-2162

Harvey, D. (Ed.). (2005). Spaces of neoliberalization: towards a theory of uneven geographical development (Vol. 8). Franz Steiner Verlag.

Glass, R. L. (1964). London: aspects of change. MacGibbon & Kee.

Lees, L., Slater, T., & Wyly, E. (2013). Gentrification. Routledge.

Lefebvre, H. (1976). La produzione sociale dello spazio. Moizzi.

Smith, N. (1979). Toward a theory of gentrification a back to the city movement by capital, not people. Journal of the American Planning Association, 45(4), 538-548.

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