Oef *21 - Stato di eccezione permanente. Il report del dibattito

L’edizione di quest’anno - per la prima volta a settembre e non in contemporanea con il festival dell’Economia di Trento - più breve, ma non meno incisiva, ha voluto immaginare AltriMondi Possibili. Dal 10 al 12 settembre al parco Santa Chiara di Trento.

14 / 9 / 2021

Domenica mattina si è svolto presso l’OltrEconomia Festival il dibattito “Stato di Eccezione Permanente” che ha visto come ospiti il sociologo Niccolò Bertuzzi e l’antropologo Duccio Canestrini.

Serena De Bettin del Centro Sociale Bruno ha posto due domande ai relatori partendo dal presupposto che in questi mesi uno dei “grandi assenti” è stato il dibattito ragionato. Questo ha portato ad una polarizzazione delle posizioni soprattutto a causa delle scelte politiche governative che hanno di fatto reso arido il confronto e portato all'impossibilità di analizzare e approfondire la situazione corrente, portando nell’arena politica e nella società anche delle posizioni critiche. Come prima cosa ha chiesto il ruolo che ha avuto l’informazione di massa durante la pandemia e, di conseguenza, quali processi sociali dalla narrazione dominante ne sono scaturiti.

Niccolò Bertuzzi, riprendendo alcuni suoi articoli critici pubblicati su la Fionda e Infoaut, ha tracciato un breve excursus sul modo in cui sono stati narrati gli ultimi diciannove mesi.

“Il nostro vivere sociale è indubbiamente cambiato e questo cambiamento non sembra che verrà limitato nel tempo dello stato di emergenza, che è stato dichiarato ormai da diciottomesi mesi, fissato alla fine di questo anno e probabilmente potrà essere prorogato. Uno stato di emergenza è un’anomalia – sostiene Bertuzzi - che dovrebbe avere una durata limitata nel tempo, invece in questi mesi è stato sostenuto da discorsi emergenzialisti e da scelte politiche applicate soprattutto con il governo Draghi che hanno bypassato qualsiasi dibattito anche parlamentare”.

“Non penso – precisa - che ci troviamo in una dittatura sanitaria, ma sicuramente post democratica dove è stata limitata la partecipazione politica della società civile e i poteri del governo sono aumentati”.

Il sociologo si è soffermato poi sulla peculiarità italiana, dove un governo tecnico è appoggiato da una larga intesa, definita un’anomalia rispetto ad altri paesi europei. 

“All’interno di questo quadro l’informazione ha giocato un ruolo chiave. Per fare un parallelismo, il governo Conte (di cui non sono un sostenitore) è stato trattato in modo molto diverso dai media mainstream”. Il governo Draghi è stato ampiamente appoggiato da una narrazione governativa ma, sostiene Bertuzzi “alcune aree progressiste e di sinistra hanno abdicato alla loro funzione critica, abbracciando narrazioni problematiche”.

All'interno di questo stato di emergenza, che non è perfettamente sovrapponibile allo stato di eccezione, si nota un cambiamento dei registri discorsivi, repentino e anche contraddittorio, soprattutto rispetto alla questione del green pass, che va considerato uno strumento fondamentalmente politico.

“Il green pass – prosegue - riproduce delle diversità di classe e, contemporaneamente e contraddittoriamente, tenderebbe nelle intenzioni di alcuni a mettere tutta la popolazione sullo stesso piano. Ad esempio la proposta di Brunetta di allargarlo anche ad altri settori lavorativi produrrà ulteriori problematicità, sommandosi ad esempio alla non gratuità dei tamponi, che rappresenta un fattore di non accesso a tutta la popolazione ad uno strumento di tutela”.

Mentre queste contraddizioni emergono in modo lampante, come sottolineato anche nella conferenza di inaugurazione dell’Oef, le istituzioni puntano a fronteggiare una pandemia a livello locale e non a livello globale, mantenendo ad esempio il brevetto sui vaccini. L’Occidente sta escludendo il resto del mondo dalla ricerca di una soluzione, a maggior ragione nel momento in cui, come viene sostenuto dagli scienziati, stiamo entrando nell’era delle pandemie.

Per Bertuzzi quello che sta avvenendo ora è un po’ questo: si cerca di tamponare le conseguenze del problema, ma con enorme difficoltà a mettere in discussione una narrativa più ampia, anche a causa dell'interiorizzazione di una visione tipicamente occidentale e produttivistica di governare la pandemia. 

Ma i problemi che c’erano prima, dal sovraffollamento dei mezzi pubblici, alla mancanza di medicina territoriale, al modo in cui produce e consuma, alla grandi potenze finanziarie che dettano legge, rimangono tali e quali a prima. 

“L’obiettivo fondamentale – afferma Bertuzzi – è di tornare alla normalità pre-Covid mantenendo un’idea produttivista e consumistica inalterata. Queste questioni però non stanno emergendo più di tanto nemmeno nelle aree di sinistra, che sembrano aver interiorizzato le narrazioni televisive”.

L’antropologo “pop” Duccio Canestrini, dice chiaramente di aver accettato l’invito dell’Oef “proprio per il fatto che è evidente quanto poco si dibatta e si discuta di questi argomenti”.

“Vorrei rimarcare che l’area che definirei progressista e di sinistra sta mancando clamorosamente un'occasione per impegnarsi, per rinnovarsi e per avvicinarsi a problematiche nuove, rimanendo invece ancorata a posizione dogmatiche e ideologiche”. 

La riflessione di Canestrini parte dal presupposto che pur non avendo competenze mediche o scientifiche è giusto intervenire su questioni che ci coinvolgono direttamente evitando le “scorciatoie” che in questi mesi hanno prodotto  contrapposizioni nette che portano ad un vicolo cieco e che pongono il dilemma della fiducia verso le istituzioni. 

“È evidente - analizza - che i grandi gruppi editoriali si sono allineati ad una vulgata governativa e si sono fatti portavoci del governo, con spinte zelanti e omissioni, con episodi di censura, e la creazione di un lessico bellico che è stato contestato fin dall’inizio della pandemia. Questo lessico da guerra e trincea è stata una scelta di comunicazione molto precisa, una tattica mediatica parabellica che non ha fatto bene a nessuno e che alla fine ha portato anche un generale a capo della gestione della pandemia”. 

Secondo Canestrini uno dei motivi per cui tutta l’informazione mainstream si è allineata alle azioni del governo è legato al fondo di emergenza per i media del ministero dello sviluppo, un contributo straordinario di 50 milioni di euro per le emittenti radiofoniche e televisive che ha provocato un appiattimento della discussione. 

Il modo in cui i media hanno rappresentato coloro che sono critici a determinate misure o al vaccino ha portato a demonizzare e criminalizzare chi è dissidente.

L’esempio portato è quello relativo all’iniziativa del blocco dei treni, notizia resa artificiale dai media per costruirci un altro tipo di narrazione, prima allarmistica e poi, una volta che la mobilitazione non si è svolta, di enfatizzazione della presenza di polizia a tutela del cittadino.    

“Le fake news istituzionali - sostiene Canestrini - ci sono sempre state, dai tempi della strage di Ustica alla prova inventata della presenza di armi di distruzione di massa in Iraq per legittimare l’intervento militare”.

Gli “yes men”, i giornalisti che per lavorare o scalare le redazioni devono compiacere il direttore c’erano prima e ci sono oggi, ma oggi sono scomparse le voci critiche: queste sono censurate o addirittura si auto censurano.  

In questo quadro di narrazione tossica i processi sociali che ne sono scaturiti non potevano che essere anch’essi tossici. 

“Ci sono stati eccessi di ogni tipo, è dilagata una paura che si è trasformata in una psicosi collettiva, dal punto di vista antropologico è un fenomeno inquietante che instilla la paura nell’altro, un grandissimo arretramento culturale rispetto ad un lavoro di avvicinamento delle distanze e ad una tendenza positiva che comunque c’era stata negli ultimi decenni”.

Quelli che non sono cambiati per nulla sono gli assetti economici e politici che rimangono come prima. Secondo Canestrini alcuni processi sociali che si sono innescati erano comunque già in atto, la fantascienza - anche quella distopica - ne ha anticipato i tratti salienti. Come in una puntata della famosa serie Black Mirror in cui vengono sperimentate le implicazioni del «social credit system», così in Cina ha preso avvio un “Sistema di Credito Sociale” che ha lo scopo di creare una “cultura del credito” e migliorare la “consapevolezza di integrità della società e il livello di credito”. 

La pandemia ha provocato quindi delle accelerazioni di tendenze già esistenti, senza ovviamente cambiare minimamente il modo in cui funziona il potere, il ruolo dello stato, chi comanda. 

Allo stesso tempo per l’antropologo la digitalizzazione medica può rappresentare un problema, che può essere utilizzata per altri scopi e che infine può diventare tracciamento e perfino sorveglianza: “Qual è la certezza che i nostri dati sanitari siano sicuri? Come possiamo chiedere trasparenza e garanzia nella protezione dei nostri dati? Siamo in uno scenario dove tutto sta cambiando molto velocemente, senza una reale discussione, dove ad esempio un’azienda in Svezia ha trovato tra i lavoratori dei volontari per farsi inserire dei microchip per accedere agli uffici”. 

Rispetto quindi al green pass, in un quadro così problematico e deficitario di trasparenza e di mancanza di fiducia, dei rischi ci sono. Canestrini ne denuncia un uso distorto dello strumento rispetto al Reglamento UE. “Inizialmente doveva servire per agevolare la mobilità tra i paesi dell'Unione, in poco tempo siamo passati ad uno strumento - un lasciapassare - che serve per accedere alla biblioteca, e senza sicurezza rispetto i nostri dati”. 

Il dibattito è proseguito con molte domande e interventi anche molto eterogenei, proprio come era nelle corde della proposta: un dibattito necessario che a differenza di altre situazioni ha saputo mantenere alto il profilo della riflessione e della discussione dialettica senza mai cadere in pregiudizi o posizioni ideologiche, negazioniste e complottiste. 

Il video completo del dibattito

** Pic Credit: Francesca Caprini

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