OltrEconomia Festival 2019 - Donne e acqua: dalla Colombia la forza dei “Fiumi Disobbedienti”

1 / 6 / 2019

«Ci sono almeno cinque ragioni per cui le donne in Colombia, ma anche in molte altre parti del mondo, sono in prima linea nella difesa dell’acqua, e sono tutte connesse al ruolo che il modello economico estrattivista disegna per loro: megaprogetti, estrazioni di petrolio, carbone, minerali, agroindustrie rendono i territori inospitali per una donna, perché stravolgono la vita delle comunità, fanno saltare i legami ancestrali con il territorio, provocano sfollamento e violenza. Per questo, le donne in Colombia difendono l’acqua, perché difendono la sopravvivenza stessa del proprio territorio e costruiscono cammini economici più sostenibili». Tatiana Roa, presidente dell’associazione ecologista colombiana Censat Agua Viva ieri all’OltrEconomia Festival spiega la complicata geografia politica e sociale della Colombia e ci riporta all’antica assonanza fra accaparramento dell’acqua e controllo territoriale. Come ogni anno il festival trentino prevede uno spazio dedicato al protagonismo femminile nell’economia e ieri la conferenza “Fiumi disobbedienti” ha raccontato come in Colombia il modello basato sull’accaparramento di acqua e terra impatti negativamente in particolare le donne. 

Ma sono sopratutto le testimonianze delle altre due relatrici – la rappresentante del popolo indigeno Wayuu, Angelica Ortiz e Rubiela Avellanedo, contadina sfollata della regione di Santander – ad emozionare l’affollata platea dei presenti: «Quando hanno costruito la diga Hidrosogamoso – racconta Rubiela – ci hanno cacciati dalle nostre case, abbiamo perso tutto. Poi sono arrivati gli operai dell’impresa – la canadese Isigen – qualcosa come 5000 uomini, ed è stata come un’invasione. Con loro è arrivata la prostituzione, violenza sessuale, disagio. La nostra vita, un tempo scandita dal ritmo del fiume Sogamoso, ora dipende dalla diga, che inonda o secca i territori, fa morire i pesci, fa morire in qualche maniera anche noi». «I corsi d’acqua per i wayuu sono sacri, abitati da spiriti che noi temiamo e rispettiamo. Immaginatevi dunque cosa possa significare per noi lo spostamento di un fiume», anche la storia che Angelica racconta, aggiunge un pezzo al mosaico di esistenze e resistenze che attorno all’acqua in Colombia vedono crescere conflitti epocali. La miniera di carbone El Cerrejon (al centro della conferenza dell’OltrEconomia di giovedì «La maledizione del carbone. Ndr), la più grande al mondo a cielo aperto, consuma 17 milioni di metri cubi di acqua al giorno: è come un mostro insaziabile che ha sempre sete, e ha preteso lo spostamento già di due corsi d’acqua dei quattro che attraversano la nostra regione, già caratterizzata da un clima semi-desertico. Questo per noi è un fatto di gravità inaudita, è un’offesa, è mettere a dura prova la nostra sopravvivenza. Come donne siamo chiamate alla difesa dell’acqua, che è anche una lotta per la pace, contro la devastazione di un progetto di morte».

Ecco che la connessione fra conflitto interno colombiano – tutt’altro che terminato, nonostante la firma degli accordi di pace due anni fa, tanto da mettere in allarme le principali organizzazioni per i diritti umani  – ed economia estrattivista comincia a delinearsi con chiarezza: «Progetti come quelli che le mie compagne hanno raccontato – continua Tatiana – sono emblematici perchè dimostrano che sono endemici a dinamiche di occupazione territoriale: la diga di cui parla Rubiela – una delle maggiori del Paese – è stata utilissima per far andare via le persone che abitavano la vallata: dopo la diga sono arrivate le industrie intensive della palma africana, e quelle petrolifere che non esitano ad usare il fracking. Questo nuovo estrattivismo – perchè noi latinomericani siamo sfruttati da cinque secoli – utilizza metodologie con le quali non è più possibile convivere, ed è connesso direttamente con il patriarcato: l’economia della cura, tipica delle donne delle comunità, non ha più spazio; impone l’uso del denaro, sostituendolo al baratto o all’interscambio di alimenti, inficia la relazione intrinseca che le donne hanno con l’acqua».

Per questo le donne si auto organizzano costruendo di fatto nuove economie: «Con la mia associazione Fuerza de Mujeres Wayuu abbiamo imparato a vincere la paura e difendere i nostri diritti: ci formiamo, studiamo, ci proteggiamo a vicenda e cerchiamo di denunciare quello che le multinazionali fanno nel silenzio e nell’impunità, accompagnate dalla connivenza dei governi», spiega Angelica. «Questo ci espone continuamente alle minacce delle forze paramilitari, per cui io sono costretta a vivere sotto scorta e temo costantemente  per la vita dei miei figli». Angelica è stata pesantemente minacciata di morte anche poco prima di venire in Italia, invitata da Yaku per una serie di incontri a Roma e a Trento, per cui è scattata un tam-tam di solidarietà ed appoggi che ha coinvolto anche l’OltrEconomia Festival.

«Difendere l’acqua è per noi dire no al capitalismo e ad un’economia basata sulla spoliazione dei beni e sulla violenza», ha poi terminato Tatiana, che in mezzo agli applausi ha salutato il pubblico gridando per tre volte lo slogan del movimento per la difesa dei fiumi colombiani, “Rios Vivos”: “Agua para la vida, no para la muerte!”.

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