Reggio Emilia alla rovescia: Considerazioni sull'agro-zootecnia

17 / 4 / 2015

E’ importante chiarire un concetto generale: l’attività agro-zootecnica non è una attività produttiva come le altre, poiché ha una valenza assolutamente multi-funzionale. Garantisce cibo e nel contempo preserva, se ben gestita, il mantenimento del paesaggio rurale, della biodiversità e delle risorse idriche. Gli operatori agricoli – questo è bene sottolinearlo – devono essere sostenuti proprio per queste esternalità positive che nessun altro processo produttivo possiede. Alla luce delle più attuali conoscenze scientifiche, preso atto dell’insostenibilità del modello di sviluppo occidentale (discrasia tra produzione di merci e tempi di riproduzione della materia per cicli naturali, impossibilità di metabolizzare i rifiuti, eccessi di CO2 e cambiamenti climatici, curva di estrazione del petrolio al limite, etc.), appare evidente che l’agro-zootecnica rappresenta l’unica attività produttiva di grande valenza sociale, che si orienta verso criteri di sostenibilità: infatti garantisce un lavoro permanente e metabolizza ciò che produce. Cosa fare nella realtà reggiana?
- Sospendere definitivamente la costruzione di impianti a biomasse per produzione energetica che utilizzino derrate alimentari (mais e foraggi). Tali impianti devono essere alimentati esclusivamente con rifiuti e deiezioni prodotti vicino all’impianto stesso (costi e consumi energetici per un lungo trasporto vanificherebbero l’energia prodotta). - Impedire qualunque piano di trivellazione sull’intera area provinciale al fine di preservare l’integrità territoriale e la potenzialità di un’attività economica permanente.
- Prendere posizione, da parte delle varie amministrazioni, contro il TTIP, sulla falsariga dei comuni francesi; e questo indipendentemente dagli accordi internazionali. Poiché negli USA non esiste il principio di precauzione, correremmo il rischio di trovarci alimenti con anabolizzanti e con maggiori concentrazioni di aflatossine (cancerogeni epatici). Nel nord America, infatti, il livello consentito di tali tossine è dieci volte superiore rispetto a quello europeo.
- Agevolare produzioni agricole biologiche di prossimità ed impegnare le amministrazioni ad utilizzarle precipuamente in asili e scuole. Nei giovani organismi una buona alimentazione con eccellenti caratteristiche organolettiche diminuisce il rischio di patologie gastro-intestinali e di intolleranze.
- Favorire finanziamenti per la sostituzione di coperture contenenti amianto (esempio stalla dell’Istituto Zanelli...), con tetti di migliore progettazione a pannelli fotovoltaici.
- Programmare corsi per gli agricoltori che individuino strategie colturali atte a ridurre l’uso di pesticidi (es. lotta biologica). Ricordiamo che l’Italia utilizza il 33% dei pesticidi circolanti in Europa, a fronte dell’8% di superficie agricola: una follia ambientale e sanitaria!
 Concludo con una frase a me cara di John Maynard Keynes, in contrasto radicale con i fautori della globalizzazione economica, quegli stessi che ignorano i limiti fisici del pianeta e che enfatizzano la crescita infinita: “Ho simpatia per coloro che vogliono minimizzare anziché massimizzare l’intreccio economico tra le nazioni. Le idee, la conoscenza, l’arte, l’ospitalità, i viaggi, sono tutte cose che per natura sono internazionali; ma le merci dovrebbero essere di produzione nazionale ogni volta che ciò è possibile e comodo”.

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