Sale docks @ LA ZONA

11 / 6 / 2010

Uno spazio indipendente, un’impresa comune.

Il S.a.L.E. nasce nell’ottobre del 2007 da un gruppo di persone provenienti dall’esperienza dei centri sociali. Decisivo, per le sorti del progetto, è stato un percorso collettivo di analisi di Venezia e di alcuni processi che ne stanno determinando la trasformazione. Tra questi, il nostro interesse si è focalizzato su di un massiccio sviluppo degli investimenti che riguardano le forme dell’espressione contemporanea: l’arte, la musica, il teatro, il design, la moda, l’architettura e la formazione superiore dedicata a questi ambiti. Il crescente successo di pubblico di un’istituzione quale la Biennale, la maggiore presenza di facoltà e scuole dedicate all’arte e al design, la nascita di nuove fondazioni, l’alto numero di giovani artisti e di lavoratori precari del settore culturale, l’apertura di nuovi musei, sono tutti segnali che negli ultimi dieci anni testimoniano di un vero e proprio investimento strategico nel settore del contemporaneo.

Venezia, dunque, da città museo a creative city? Impossibile semplificare in tal modo. Si tratta, invece, di un processo in corso, di un territorio dai confini porosi in cui si intersecano il capitale simbolico collettivo di Venezia (la sua peculiarità locale) a dinamiche più marcatamente globali che fanno della creativitàun fertile terreno di profitto.

Dentro questo modello, peculiare e globale allo stesso tempo, il S.a.L.E. trova la propria ragione di vita. Noi abbiamo definito Venezia come una sorta di “fabbrica della cultura”, non perché vi siano somiglianze con la fabbrica in senso tradizionale, bensì per sottolineare il fatto che la trasformazione in cui siamo calati, seppure nella sua natura metropolitana, continua a essere innervata da dinamiche di estrazione di plusvalore, dalla persistenza di dinamiche rendita e da rapporti di forza fortemente asimmetrici.

Questa è una città museo su cui i tratti della città creativa sono in fase di innesto. Qui la gentrificazione è già compiuta, inutile opporvisi ottusamente. E’ necessario, invece, agire dall’interno per recuperare spazi: spazi fisici che restituiscano ossigeno all’autogestione in un luogo segnato da un mercato immobiliare “delirante”. Necessario è opporsi alla precarizzazione del lavoro culturale a partire dall’analisi e dall’inchiesta dentro la “fabbrica della cultura”. Necessario è, soprattutto nella crisi, aprire percorsi di impresa comune e di indipendenza. Necessario è sottrarre agli economisti dell’arte il mantra riguardo al potere dell’arte e della cultura di trasformare il modo in cui le persone guardano al mondo. Non perché sia falso, ma perché, nelle loro mani, questa verità spesso maschera il consolidamento di posizioni di rendita metropolitana o accademica. Lo sviluppo di “distretti culturali evoluti” non può prescindere da una distribuzione della ricchezza che prenda in considerazione un dato. Il fatto che l’arte, a maggior ragione nell’era delle reti, è il prodotto di una cooperazione sociale diffusa e delle relazioni che la innervano.

Mostre, pubblicazioni, workshop, seminari, incontri, spettacoli teatrali e performances in città, coinvolgendo sia artisti emergenti che affermati (Yona Friedman, Gianfranco Baruchello, Andreas Sieckmann, Graffiti Research Lab, Carlos Motta e altri). In tutti i progetti del S.a.L.E., a farsi (letteralmente) spazio è proprio ciò che solitamente fatica ad emergere: la dimensione comune della produzione artistica e culturale.

Oggi, a quasi tre anni dalla nascita, il S.a.L.E. guarda al futuro con l’ambizione di evolversi. L’idea di dare vita ad una fondazione corrisponde alla volontà di porsi quale punto di riferimento riconosciuto per la produzione di ricerca di pensiero critico a Venezia. Città, non è il caso di sottolinearlo, a immediata vocazione globale.

Tre saranno gli assi di sviluppo del lavoro del S.a.L.E., all’arte contemporanea vorremmo affiancare la green economy e le reti. Art, Green e Net dunque.

La green economy perché Venezia possa diventare davvero, nel tempo della crisi climatica, la capitale di una conversione in senso ecologico dell’economia e della produzione; un laboratorio di politiche locali orientate dal criterio della sostenibilità. Tra suggestione e urgenza, Venezia, città lagunare, essendo più rapidamente soggetta all’innalzamento del medio mare, dovrebbe divenire ricettacolo di punti di vista indipendenti sulla gree-economy, tanto più quanto la governance mondiale sembra aver fallito nel privilegiarla quale possibile exit strategy dalla crisi.

La rete perché, oltre ogni retorica, essa deve venire indagata quale possibile terreno di espressione del comune.

 www.saledocks.org

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