Sherwood Festival, 15.06 - Da Kobane all'Europa.

Guerre, fondamentalismo, rivoluzione.

8 / 6 / 2015

 Dal marzo 2011 il Medio Oriente attraversa uno stato di crisi politica senza precedenti, dovuto in parte agli avvenimenti conosciuti come “Primavere Arabe” che hanno dato il via ad uno stravolgimento dell'area. La richiesta di maggiore partecipazione politica, unita agli effetti della crisi economica mondiale, hanno fatto sì che per la prima volta in Medio Oriente si creasse una volontà di cambiamento condivisa. I fatti che ne sono seguiti dimostrano come le instabilità politico-sociali in quei paesi fossero una dimensione latente, ma pronte ad esplodere. Da piazza Tahrir a Damasco, dalle spiaggie di Tripoli al centro di Tunisi, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere maggiori diritti e condizioni di vita migliori. La risposta dei governi, con l'avvallo delle potenze occidentali, ha fatto sì che il vero cambiamento non avvenisse. Repressione delle piazze, colpi di stato e guerra civile sono diventati concetti che caratterizzano gli avvenimenti che dal marzo 2011 arrivano ai giorni nostri.

In questo fragile contesto è tutt'ora la guerra a farla da padrona. Se il generale Clausewitz teorizzava che la “guerra non è che la continuazione della politica, solo che con altri mezzi” ci scontriamo con elementi che il generale prussiano non poteva prevedere nella teorizzazione della guerra ottocentesca, come il fondamentalismo e  la rivoluzione. 

Guerra, fondamentalismo e rivoluzione trovano la loro congiunzione nelle piane desertiche del nord della Siria, nella regione a maggioranza curda, la Rojava. La guerra è il contenitore, ovvero dove fondamentalismo e rivoluzione si stanno scontrando. 

Il nord della Siria era rimasto estraneo alla repressione delle manifestazioni di piazza contro il presidente Bashar Al-Asad perchè molto decentrato da Damasco e Aleppo, i centri politici e industriali della Siria. Questa lontananza ha permesso alla maggiornza curda della zona di compiere una vera e propria rivoluzione politica e sociale, estremamente innovativa e con una potenza ideologica non indifferente per l'area in cui è stata pensata. E' una rivoluzione che parla di autogoverno, di democrazia dal basso, di libertà di religione e di diritti per le donne. E' una vera e propria rivoluzione dal basso, ma che fin da subito ha dovuto scontrarsi con il fondamentalismo.

Il fondamentalismo è incarnato nella ferocità dello Stato Islamico, organizzazione nata come movimento di resitenza all'invasione americana in Iraq nel 2003 che, nel contesto di guerra civile, ha trovato humus fertile per la sua espansione. Il fondamentalismo propagandato dallo Stato Islamico si muove su due piani: quello religioso e quello politico. Nell'ambito religioso è l'estremizzazione massima del sunnismo, che avversa qualsiasi tipo di diversità religiosa, mentre nel campo politico lo strumento usato è quello della guerra e della conquista, con l'eliminazione fisica dell'avversario come caratteristica principale.

Rivoluzione e fondamentalismo si sono scontrati a Kobane, città martire che ha resistito 134 giorni agli assalti dei miliziani del Califfato Nero, facendo conoscere a tutto il mondo i valori della rivoluzione della Rojava e portando attenzione e solidarietà alla causa curda.

Kobane è un punto di partenza di una discussione che affronterà il racconto dell'assedio e di cosa è veramente la Rojava, aprendo poi lo sguardo sul contesto geopolitico regionale e sul ruolo delle monarchie sunnite nel riassetto del Medio Oriente. Infine, non è possibile non approfondire la questione dell'immigrazione attraverso il Mediterraneo e in direzione dell'Europa quando parliamo di guerra ai confini del Vecchio Continente. Quale ruolo ha l'Unione Europea in questo quadro di conflitto militare? 

Ne discuteremo con:

Sandro Mezzadra (Professore a Scienze Politiche all’Università di Bologna, Collettivo Euronomade)

Michele Giorgio (Giornalista, corrispondente per Il Manifesto dal Medio Oriente)

Murat Bay (Giornalista e attivista curdo a Suruç e Kobane)

Video Interventi: David Vine (Professore universitario ed editorialista statunitense)

Modera: Marco Sandi (Rojava Calling, Lab. Occ. Morion)

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