Sherwood Festival, 29.06 - Confederare territori, coalizzarsi per il comune.

Sperimentazioni e prospettive italiane ed europee.

8 / 6 / 2015

Gli ultimi anni sono stati segnati dalla ristrutturazione del capitale all’interno degli scenari disegnati dalla crisi sistemica. Questo ha determinato l’emergere, soprattutto in Europa, di uno stile governamentale inedito, in grado di esautorare anche gli aspetti più formali della tradizione liberale e democratica euro-atlantica. La diffusione di governi tecnici o non eletti, il ricatto del debito attraverso il quale la Bce ed il governo tedesco tengono sotto scacco milioni di cittadini greci, l’erosione su larga scala di diritti sociali, in particolare legati a lavoro e Welfare. Sono questi alcuni dei nodi più significativi che riguardano la ridefinizione degli assetti del comando capitalista nell’ultimo lustro.

In Italia le politiche renziane, in particolare attraverso il jobs act e la prossima riforma del sistema previdenziale, hanno istituzionalizzato la precarietà e concorso in maniera decisiva ad allargare l’area sociale dell’impoverimento. Tali provvedimenti incrementano quell’ economia della promessa che sdogana in maniera diffusa il lavoro gratuito, non più confinato al solo ambito formativo e post-formativo, segnando il superamento definitivo della società salariale nata con il capitalismo industriale. Inoltre, a differenza degli altri Paesi appartenenti ai cosiddetti PIIGS, dove si stanno delineando importanti elementi di discontinuità politica, in Italia il governo Renzi si è allineato in toto alle richieste della troika e di fatto esce sconfitto dalla recente tornata amministrativa, destandosi bruscamente dalla sbornia di consensi ricevuta alle elezioni europee del 2014.

In questo quadro di impoverimento generalizzato, sul piano economico ma anche culturale, e di estrema frammentazione politica, non è riuscito ad emergere un blocco sociale capace di esprimere un’opposizione radicale e massiva al governo Renzi ed in generale alle politiche di austerity. Questo ha consentito l’emergere di diverse contraddizioni, soprattutto nei territori e negli spazi più degradati del nostro Paese, privi di welfare ed  abbandonati dalle pubbliche amministrazioni. Contraddizioni che hanno assunto la forma della “guerra tra poveri” e che riattualizzano l’odio razziale nella nuova dimensione nazionalista ed escludente della cittadinanza identitaria. Slogan come “prima gli italiani”, cari alle destre neo-fasciste e populiste, oltre che manifesti politici stanno divenendo concetti in grado di penetrare nell’immaginario comune e condizionare pensieri e comportamenti di larghe fasce di popolazione. Il successo della Lega Nord, ormai sempre meno partito del Nord e sempre più forza politica nazionale e nazionalista, alle ultime elezioni rappresenta uno degli effetti politici più immediati di questa situazione.

Per questa ragione è necessario ridare centralità al territorio, non leggendolo in chiave esclusiva e localista, ma come spazio biopolitico complesso, all’interno del quale metropoli, città,  periferia, quartieri sono i luoghi dentro i quali si consuma lo sfruttamento e la riproduzione sociale del capitale contemporaneo. Il territorio è anche lo spazio dove si è testata la disponibilità al conflitto di tante persone, come accaduto nell’ultimo mese con le mobilitazioni contro la “buona scuola” e soprattutto con la grande manifestazione di Lanciano contro le trivellazioni nel mare Adriatico. Una disponibilità che lascia intravedere nuove forme di conflitti sociali che immediatamente investono il terreno politico e culturale e che determinano la necessità di dare luogo ad un progetto di società alternativo all' esistente.

Il territorio può essere l’ambito in cui dare vita a processi di ricomposizione del precariato moltitudinario, sperimentando nuove forme di organizzazione che sappiano realmente rompere i dispositivi di assoggettamento della vita al capitale che producono il soggetto neoliberista nella contemporaneità. Tramontato definitivamente il tempo storico delle organizzazioni gerarchiche e piramidali novecentesche, è necessario confrontarsi oggi su quali siano gli strumenti più adeguati per coalizzare pezzi di individui e di società contro il neoliberismo e per la costruzione del comune. 

Per valorizzare e potenziare le forme di coalizione già in atto nei nostri territori, e per sottrarre la pratica della coalizione a qualsiasi velleità scenografica e centralizzatrice, è innanzitutto necessario rimettere il conflitto al centro del dibattito politico e pubblico, ed in particolare le lotte per il reddito di cittadinanza,  per il diritto all’abitare e per la difesa del lavoro e del Welfare. A queste si sommano anche le tante esperienze di neomutualismo, di cooperazione dal basso e di commonfare che stanno prendendo vita sia in Italia che in Europa. Questa metodologia non può rappresentare un fine, ma un mezzo dell’agire politico collettivo e deve necessariamente interrogarsi su come costruire ipotesi di autogoverno, creare istituzioni del comune e confederare territori liberati.

Questi temi saranno al centro di un dibattito che si terrà lunedì 29 giugno allo Sherwood Festival, al quale parteciperanno Maurizio Landini, segretario nazionale della FIOM-Cgil e promotore della Coalizione Sociale; Marco Bascetta, editorialista de Il Manifesto e saggista politico; Sergio Zulian, di Adl Cobas; Marta Canino, Centri Sociali del NordEst. Il dibattito sarà moderato da Antonio Lancellotti, Global Project.

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