Tra mercato e indipendenza: nuove strategie tra editori, librai e spazi sociali

11 / 1 / 2016

A fine anno, si sa, è tempo di bilanci. Riflettendo su un possibile resoconto dell'anno appena concluso dal punto di vista dell'editoria e della cultura indipendente – campo in cui chi scrive si è addentrata da poco, mossa più da passione ed entusiasmo che da esperienza e formazione – ci siamo sentiti divisi tra due attitudini: da una parte c'è lo sguardo un po' impaurito, che sappiamo essere condiviso da tanti e diversi da noi, per un appiattimento sempre più evidente del mercato culturale e per le difficoltà sempre maggiori con cui si scontrano quanti cercano di far sì che ciò non accada; dall'altra viviamo con entusiasmo la nascita di esperienze nuove, ricche di creatività ed inventiva e basate sulla costruzione di reti di cooperazione che hanno dato il via – o lo faranno in futuro – a strategie alternative per mantenere viva una cultura libera, critica e non omologata, collocandosi al di fuori dei circuiti main stream di commercializzazione  culturale ma al contempo lontani da meccanismi “di nicchia”, elitari ed esclusivi.

Durante quest'anno abbiamo assistito ad un rafforzamento di oligopoli esistenti generati da un processo in atto da almeno un decennio e che nel tempo ha prosperato a suon di acquisizioni e fusioni tra grandi gruppi editoriali e grandi distributori. A ciò si aggiunge una pesante emorragia nel numero di lettori (pare siano 800mila gli italiani che hanno smesso di leggere, all'interno di un panorama in cui comunque circa il 41% della popolazione ha letto, nell'arco della vita, un solo libro) e un costante rafforzamento delle dinamiche di mercato a scapito della qualità della proposta culturale.

In particolare la recente fusione tra Mondadori e Rizzoli, che porta il nuovo colosso italiano dell'editoria a controllare circa il 40% del mercato, fa temere un ulteriore restringimento dello spazio occupato e occupabile dalla pluralità di editori indipendenti (tolta ovviamente la restante fetta di mercato occupata dai “piccoli grandi”: Gems, Feltrinelli e Giunti). 

È facile lasciarsi demoralizzare da questo orizzonte che non solo non incentiva la piccola editoria e le sue scelte coraggiose per modalità e qualità di produzione, ma anzi le costringe ad attestarsi in un campo in cui la concorrenza si muove su tracciati impari anche dal punto di vista legislativo cosa che pesa non poco sulle effettive possibilità degli editori di mantenere la propria condizione peculiare di indipendenza e autonomia. Il timore è quello di assistere al delinearsi di un fronte monopolistico sempre più forte costituito da un lato dal già combattuto colosso internazionale Amazon e dall'altro dal nuovo gigante tutto italiano “Mondazzoli”, che verrebbe a relegare in uno spazio sempre minore quella galassia di piccoli editori che fanno della bibliodiversità, dell'indipendenza culturale ed economica la loro caratteristica costituente; e quindi di andare verso una polarizzazione sempre maggiore tra una commercializzazione spinta al massimo della proposta culturale, stretta sempre più nella morsa del “best seller” a scapito della qualità e originalità, e tra quanti, anteponendo a questo appunto la qualità e l'eticità della produzione culturale, rischiano di restare relegati in una nicchia in grado purtroppo di parlare a pochi.

In realtà nell'ultimo anno ci sono anche degli elementi che fanno ben sperare in una rottura di questa polarizzazione, per lo meno dal punto di vista commerciale, e che premiano le scelte coraggiose portate avanti da un gran numero di editori e librai: sondaggi sullo stato del mercato del libro del 2015 infatti vedono un rialzo delle librerie indipendenti (+ 2,3% di copie vendute) a fronte di un calo delle grandi catene come Feltrinelli, Mondadori e Giunti e di un calo ancor più drastico della grande distribuzione (supermercati e autogrill per intenderci). Lungi da noi interpretare dati statistici come indizi di un capovolgimento di tendenza, ma certo sono indice di un lavoro e di una serie di strategie messe in campo che vanno nella direzione giusta. Se, quindi, la logica del mercato spinge verso questa polarizzazione, sta alle nostre intelligenze collettive sottrarsene. 

In quest'ultimo anno inoltre abbiamo assistito e partecipato all'elaborazione di alcune delle sopracitate strategie e abbiamo potuto con gioia individuare percorsi che vanno in senso opposto e ci consentono una lettura che sfugga a questa polarizzazione e che invece guardi al rafforzamento di un altro fronte, che punta ad ampliare ancora di più lo spazio e l'insieme di esperienze e relazioni che per natura e identità si rifiutano di essere relegate in uno spazio elitario ma anzi tentano con determinazione di parlare sempre di più a tanti e diversi.

Una di queste esperienze è la nascita della cooperativa Doc(k)s – strategie di indipendenza culturale che associa editori, librai, distributori, operatori culturali, lettori, spazi sociali in una rete di cooperazione che elabora percorsi alternativi e collettivi di indipendenza culturale. Questi vanno dall'individuazione di un linguaggio comune e nuovo per parlare di ciò partendo proprio dalla sua definizione (si guardino gli appunti relativi al seminario I fiori di Gutenberg promosso da Doc(k)s tenutosi il 4 ottobre a Roma) e dei soggetti che possono, al tempo della crisi, elaborare, produrre e diffondere una cultura libera, critica e non omologata; alla creazione di modelli nuovi e innovativi per l'evento culturale, che diventa plurale e composto da diverse soggettività cooperanti sia per quanto riguarda l'ideazione che per tutte le fasi della sua realizzazione, con l'obiettivo appunto di aprirsi quanto più possibile a una molteplicità sempre maggiore di soggetti. Da questo tipo di lavoro e modo di immaginarsi l'evento culturale prenderà vita a marzo Bellissima, fiera dell'editoria indipendente e figlia di quell'esperienza pure innovativa che è stata BookPride lo scorso anno.

Un'altra esperienza plurale che ci parla di una vera e propria determinata resistenza all'annichilimento del mercato culturale è il fiorire di librerie indipendenti, ognuna diversa, libera, creativa e con una forte spinta di originalità e specificità: da Piuma di Mare a Roma alla libreria Verso di Milano, da Libràti – Libreria delle donne e Limerick a Padova al raddoppio della libreria Marco Polo di Venezia, e senza dubbio manchiamo di ricordarne qualcuna. Tutte queste esperienze si pongono come elementi di rottura della tendenza all'omologazione del mercato, proponendosi come approdi per quanti sono alla ricerca di pluralità di voci e scritture facendosi forti del fatto di offrire una cultura non omologata e scontata ma sempre nuova e sorprendente. 

In questo panorama, tracciato a grandi linee, arriviamo ora al nocciolo della questione: noi? Noi che siamo ostinatamente e orgogliosamente amanti dell'indipendenza e dell'autonomia culturale, politica, economica e sociale come ci collochiamo all'interno di questo contesto? Come agiamo per continuare a produrre e rendere accessibile cultura anche ai tempi della crisi? Forse la risposta a questa domanda, che significativamente unisce questo ragionamento sulla cultura al nostro percorso politico, si può trovare nella riproposizione in termini culturali del nostro agire collettivo: individuato o definito uno spazio di azione, quello strappato alla tendenza all'omologazione culturale verso cui spinge inesorabile il mercato e difeso grazie alla messa in campo di soggettività resistenti, ridefiniamo uno spazio nuovo per fare cultura e rilanciamo pratiche di autonomia e indipendenza che non sono mai esclusive ma anzi si basano sulla messa in rete delle singole soggettività.

Questo è lo spirito che ci ha spinto, a piccoli passi ma molto concreti, ad ampliare il progetto di Ca'Libro9, la libreria del Laboratorio Occupato Morion di Venezia. 

La libreria esiste già da anni, si è sviluppata inizialmente attorno all'idea del book crossing, per creare uno spazio in cui i libri usati potessero ritrovare un nuovo circuito e, di fatto, nuova vita. Si è allargata poi instaurando un rapporto diretto con alcune case editrici indipendenti: DeriveApprodi, Eleuthera, Ombre Corte e altre. Un ulteriore progresso è stato compiuto nel 2013, quando si è dato vita alla prima edizione del Rebegolo Book&Wine, che ci ha permesso di iniziare una costruzione reale e ancora più allargata di rapporti con gli editori, di intavolare discussioni e dibattiti sul tema dell'indipendenza culturale, di ragionare sul tema mai scontato di come portare la cultura indipendente anche fuori dalle librerie “normali”, in altri spazi di cultura, nei centri sociali e quindi nei quartieri e in situazioni popolari che solitamente rimangono tendenzialmente escluse ma che comunque si caratterizzano per fermento, interesse e richiesta di accessibilità. 

Il passo decisivo è stata la decisione di associarsi, l'anno scorso, alla cooperativa Doc(k)s – strategie di indipendenza culturale, che ci ha portato non solo a una crescita dal punto di vista di competenza ma anche in un maggiore coinvolgimento in percorsi comuni.

Da qui la volontà di concretizzare un progetto ambizioso: far diventare Ca'Libro9 una libreria a tutti gli effetti, con una vasta scelta di titoli, con numerose presentazioni e incontri che riguarderanno sia le novità proposte dai diversi editori indipendenti sia la possibilità di affrontare temi che, data la nostra appartenenza a uno spazio prima di tutto politico, sono parte essenziale del nostro ragionamento e della nostra formazione in quanto soggetto indipendente e peculiare. 

La sua peculiarità è, prima di tutto, il far parte di un'esperienza collettiva e quindi il collocarsi all'interno di un centro sociale con un progetto non scisso da quanto lo spazio è e rappresenta: roccaforte di cultura libera e critica, spazio in cui diverse esperienze convergono e crescono conferendo forza ad un progetto unitario che parla sì di cultura e di politica ma anche di socialità, di solidarietà e mutualismo. Con la speranza che esperienze di questo tipo nascano e crescano sempre più numerose e nuove, che si possano incontrare sempre più compagni di viaggio e ampliare sempre di più il numero di approdi e che la cooperazione e la messa in comune di soggettività ed esperienze specifiche prosegui e diventi obiettivo di tanti.

Ca'Libro 9 apre lunedì 11 gennaio e sarà aperta da lunedì a venerdì con il seguente orario:

Lunedì 10 – 18.30 | Martedì, mercoledì e giovedì 12 – 18.30 | Venerdì 10 – 22

… e ovviamente sempre durante presentazioni, incontri, dibattiti, aperture straordinarie del Laboratorio Occupato Morion. 

Il primo incontro pubblico si terrà giovedì 14 gennaio, quando incontreremo Massimo Prearo, curatore del libro “Politiche dell'orgoglio: sessualità, soggettività e movimenti sociali”.

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