Yes, Independents!!!

di Sottosuono rec. - TPO - Bologna

Utente: cayest
30 / 9 / 2009

“Le nostre Arti Belle sono state istituite, e il loro tipo e il loro uso  sono stati fissati in un’epoca ben distinta dalla nostra e da uomini il cui potere d’azione sulle cose era insignificante rispetto a quello di cui noi disponiamo. Ma lo stupefacente aumento dei nostri mezzi, la loro duttilità  e la loro precisione, le idee e le abitudini che essi introducono garantiscono cambiamenti imminenti e molto profondi nell’antica industria del Bello. In tutte le arti si dà una parte fisica che non può più venir considerata e trattata come un tempo, e che non può più venir sottratta agli interventi della conoscenza e della potenza moderne. Né  la materia né lo spazio, né  il tempo non sono più, da vent’anni in qua, ciò  che erano da sempre.C’è da aspettarsi che novità di una simile portata trasformino tutta la tecnica artistica, e che così  agiscano sulla stessa invenzione, fino magari a modificare meravigliosamente la nozione stessa di Arte.”Paul Valery, Pièces sur l’art (La conquête de l’ubiquité), Paris, 1934

Il nuovo che minaccia la storia

Il mondo della musica e quello della cultura in generale, stanno vivendo un periodo di  fermento e cambiamento dovuto, in buona parte, all'applicazione di nuove tecnologie. Queste permettono, come già abbiamo sostenuto nel precedente numero di “Burp!”, un ribaltamento sostanziale dei meccanismi di produzione e distribuzione artistica.

Siamo davanti ad uno scenario articolato e complesso, una  “rivoluzione” che, a nostro avviso,  porterà ad una  magmatica espansione del concetto di “fare musica” e di crearla, dell'ascolto e della sua composizione. Un meccanismo come il Peer to Peer ha la capacità di “dirottare” i contenuti dall'artista al fruitore senza passare tra le “forche caudine” della censura, del “produttore-usuraio”, dell'esperto di marketing e d'immagine...tutto questo fa paura a qualcuno.

E' il nuovo che minaccia la storia,  che mette in pericolo non solo il passato (tutte le posizioni monopolistiche e oligarchiche di chi “fabbrica cultura”, tutte le produzioni più o meno recenti), ma anche il futuro delle stesse industrie culturali (la loro funzione e conseguenti regole, gli enormi profitti).In questo meccanismo si evidenzia la prima e più evidente operazione di “devalorizzazione” artistica e culturalead opera delle “fabbriche della cultura”.

Operazione condotta da chi detiene i “contenitori” e si ostina a voler detenere anche i “contenuti”, cercando ripetutamente sponde istituzionali affinché si taglino fondi alla cultura e siano ratificate leggi liberticide. Queste ultime mirate a  reprimere e punire tutti coloro che  mettono in pericolo lo status vigente (da PirateBay ai precari del mondo dello spettacolo fino ad arrivare a chi condivide e distribuisce saperi e conoscenza in modo libero e gratuito).

Creatività  e Produzione

Questo processo di normazione e devalorizzazione artistica, si inserisce nel più  ampio contesto di una fabbrica della cultura che trasforma la creazione artistica in esclusiva produzione, sottraendole tutta la spinta propulsiva e sovversiva.E' per questo che la creatività diventa fondamentale per la “fabbrica della cultura”, ma solo a condizione che sia  ammaestrata, controllata e monitorata.

Le industrie culturali, da una parte, attraverso il controllo sui processi di formazione in ambito culturale operano affinché nuove tecnologie e nuovi approcci alla cultura siano stroncati sul nascere, tramite  “ l'educazione” al successo, al format, al Fattore X, al prodotto costruito a tavolino, al brand (marchio).Dall'altra, con il ricatto, il terrore e l'abbondante somministrazione di paurE esse tendono a punire e reprimere chi dissente, chi sperimenta, chi aggira e smonta gli atrofizzati  meccanismi del mercato dell'arte. 

Su queste due assi si sviluppa la rappresaglia, l'espropriazione dei contenuti e della creatività ad opera della fabbrica della cultura”che, allo stesso modo, si nutre e genera precarietà diffusa nel mondo della musica come in quella della cultura e della formazione . 

Precarietà  economica, ma soprattutto precarietà che si declina dentro e fuori il “mondo della cultura”: nei rapporti di relazione, di socialità e di condivisione. Conseguenza di questo meccanismo è una “guerra” tra soggettività, individualiste e atomizzate, che pur di conquistare  un pezzo di mercato, un singolo pubblicato con la Sugar danno un prezzo alla loro libertà creativa. 

Il mondo della musica e dell'arte non è immune da tutto questo, anzi ne è  totalmente pervaso. Proprio il suo caratterizzarsi come “lavoro immateriale”  lo ha reso congeniale ed incline alla sperimentazione di nuove forme di sfruttamento capitalistico.

Noi non abbiamo Paura!

Ed è  proprio in questo contesto  che, come collettivo di musicisti e artisti, sentiamo la necessità di parlare e praticare l'autoproduzione, spostando l'attenzione dal prodotto al processo. Scegliamo l'indipendenza come fattore qualitativo e fondante per tracciare quel solco che distingue ed esalta la creazione sulla mera produzione, come percorso di riappropriazione del valore del contenuto artistico.  

Cogliere la frammentazione e le differenze soggettive, e qui sta la difficoltà  e allo stesso tempo il fascino della nostra sfida, per costituire una prospettiva comune. Non una somma che annulli tali differenze, ma un processo di condivisione che le metta a valore, conferendogli potenza d'azione e pratiche di rottura contro lo schema onnivoro delle produzioni musicali tutte “marketing e profitto”. 

Un meticciato di sogni, corpi, arti e strumenti che costruisce cooperazione in maniera autonoma; che con la condivisione e circolazione dei saperi e della conoscenza strappa e conquista libertà individuali e collettive; che immagina e sperimenta forme di organizzazione e produzione indipendenti.

Sottosuono rec.

- Non un'altra etichetta indie, ma una REALTÀ indipendente -

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