Fuori la polizia dalle Università

Comunicati di solidarietà al collettivo bolognese da Lisc, Spam e Refresh

10 / 2 / 2017

Scene di ordinaria follia ieri a Bologna!

La celere è entrata nell'aula studio di via Zamboni 36, occupata dagli studenti in seguito all'assurda decisione dell'Ateneo di selezionare gli ingressi attraverso tornelli. L'irruzione della polizia è stata seguita da violente cariche all'interno dello spazio, contro persone che stavano studiando. Gli agenti hanno devastato banchi, sedie ed altro materiale presente. I collettivi universitari denunciano che ci sono diversi feriti.

Ancora una volta l'istituzione universitaria non ha perso l'occasione di rimarcare le sue politiche repressive nei confronti di studenti e studentesse che rivendicano il diritto allo studio. Dopo le proteste di quest'inverno in merito agli aumenti della mensa che hanno visto il rettore scegliere di schierare i reparti antisommossa contro gli studenti, anche ieri l'ateneo felsineo ha aperto le porte alla celere. 

Oggi a Bologna a partire dalle ore 16.00 un corteo per denunciare quanto accaduto ieri e perchè episodi del genere non si ripetano mai più!

In seguito i comunicati dei collettivi universitari LISC, Spam e Refresh, rispettivamente di Venezia, Padova e Trento.

Qui il comunicato di LISC:

Ieri a Bologna hanno voluto scrivere un'altra terribile pagina di storia fascista.
Le immagini che vengono dall'aula studio occupata dell'Università di lettere di Bologna in via Zamboni ci hanno lasciati senza parole ma con tanta, tantissima rabbia. 
L'irruzione della celere e le violentissime cariche contro studenti e studentesse che stavano impedendo la messa in funzione dei tornelli all'ingresso della biblioteca sono scene a cui non vorresti e non dovresti mai assistere, soprattutto all'interno di luoghi di formazione del sapere.
Condanniamo la scelta del rettore dell'università felsinea che è stato mandante della violenza e dell'infamia della celere. 
Siamo solidali e complici con i collettivi Collettivo Universitario Autonomo BolognaHoboBologna Occupato , LUBo Libera Università Bologna e tutti i collettivi universitari presenti all'iniziativa di ieri.
Questa vicenda ci coinvolge direttamente in quanto collettivo universitario che lotta affinché gli studenti possano usufruire dei propri spazi liberamente, contribuendo anche a renderli beni cittadini.
Nel caso del giardino liberato di Ca Bembo, per esempio, anche rettore di Ca'Foscari ha chiesto più volte l'intervento della forza pubblica per sgomberare uno spazio salvato da un tentativo di svendita e che ora, grazie al lavoro portato avanti da tutti e tutte noi, è diventato un percorso ricco e vissuto.
Dovrebbero essere gli atenei stessi a condannare questi episodi invece di manganellare gli studenti negli atenei.
A questi episodi la nostra risposta sarà sempre: FUORI LA POLIZIA DALLE UNIVERSITÀ!!!

Il comunicato di COLLETTIVO SPAM, da Padova:

L'università è degli studenti. Studiare è un diritto. Fuori la polizia dai nostri spazi!  Ieri ci sono giunte da Bologna le immagini dell’ennesimo esercizio della violenza da parte delle forze dell’ordine contro gli studenti. Abbiamo assisisto indignati alle violente cariche della polizia in un’aula studio autogestita da collettivi universitari bolognesi. L’autogestione della biblioteca si era rivelata necessaria per garantire il diritto allo studio, in seguito alla sua chiusura da parte dell’università per ritorsione allo smontaggio dei tornelli che erano stati da poco installati.

Davanti alla costante repressione ci schieriamo come sempre dalla parte di chi difende con il proprio corpo il diritto ad utilizzare liberamente gli spazi universitari. Noi non ci consideriamo semplici fruitori di un servizio, pagato anche a caro prezzo, ma parte attiva e creatrice di conoscenze nell’ambito universitario. Chiudere le porte, limitare e reprimere la nostra spinta di autodeterminazione sono dinamiche inaccettabili, soprattutto quando vanno a contrastare quelli che dovrebbero essere i semplici doveri dell’università come il diritto allo studio e la produzione culturale.

Per questo condanniamo la scelta del Rettore mandante della violenza della celere e siamo complici e solidali con i collettivi cua Bologna, hobo, lubo e tutti i studenti presenti all’iniziativa di ieri.

Così come a Bologna anche a Padova riscontriamo una criminalizzazione dello studente universitario quando realizza un’idea di università e di città, quando si rende parte attiva degli ambienti che vive. Ogni studente contribuisce quotidianamente ad aumentare il valore degli spazi universitari non solo attraversandoli ma costruendovi all’interno dei progetti, percorsi, azioni rendendoli liberi. Non saranno le becere iniziative di rettori e forze dell'ordine a fermare le volontà degli studenti!

Per finire Refresh_Lab da Trento:

A Bologna da giorni gli/le student@ sono in mobilitazione per riappropriarsi dei propri spazi studio negati dall'ateneo. Ieri, dopo l'apertura del 36 di via Zamboni, inspiegabilmente chiuso a doppia mandata dalla mattina, la risposta dei vertici dell'ateneo bolognese è stata mandare la celere all'interno del 36, per picchiare e sgomberare gli/le student@ che stavano semplicemente studiando. Questo atto di repressione violenta messo in atto dalle forze dell'ordine di Bologna, dopo la richiesta di sgombero da parte del rettore Ubertini, è un atto che non possiamo accettare in quanto studenti e studentesse universitar@. L'università è e deve essere un luogo libero, aperto, accessibile, in cui tutt@ possano studiare, incontrarsi, socializzare senza preoccuparsi di “timbrare il cartellino” o peggio, di essere manganellati e cacciati dai propri spazi.
Sappiamo cosa vuol dire vivere un ateneo che punta alla riduzione progressiva degli spazi per gli/le student@ e condividiamo anche la riappropriazione dal basso di ogni spazio negatoci. Davanti alla misera politica repressiva delle alte cariche di ateneo, in contemporanea alla partenza del corteo di oggi a Bologna, quindi non possiamo che esprimere solidarietà al Collettivo Universitario Autonomo Bologna, a LUBo Libera Università Bologna, a HOBO Bologna e a tutt@ gli/le student@ che non rinunciano ai propri spazi in università e che tutti i giorni si organizzano e lottano contro un modello di università vetrina, elitario, che chiude le porte in faccia a chi l'università invece la vive tutti i giorni.

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