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Sin bajar la mirada

Rubrica curata dall'Associazione Ya Basta! Êdi Bese!

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1 / 12 / 2016

La candidata indigena tra fantascienza e autonomia

"La nebbia avvolgeva San Cristóbal con un velo denso e lattiginoso. I lampioni foravano solo i pochi metri di spazio intorno, senza rischiarare le ... »

Stati Uniti

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Trump, the event the paradigm di Franco Barchiesi

TerreINmoto

21 / 11 / 2016

Terre in Moto seguendo il monito della Sibilla

di Enza Amici
“Le antiche memorie sibilline, narrate ancora oggi da vecchi analfabeti col ritmo poetico di una costruzione sapiente, servono a fare storia, a ... »

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1 / 12 / 2016

Capitalism is an old man

Note a margine della manifestazione Non Una Di Meno
Di un'emergenza si può definire l'inizio e – tendenzialmente – anche la fine. È questa considerazione parte del motivo per cui indicare la ... »

Studenti

2 / 12 / 2016

Venezia - "Brugnaro non sei il nostro Sindaco"

Il 2 dicembre è stata l’ennesima giornata di mobilitazione studentesca, una mobilitazione che ha visto la “generazione ribelle” scendere in ... »

Padova

30 / 11 / 2016

Padova - Giovani precari occupano casa

Oggi abbiamo occupato un appartamento in via delle Melette 3, una casa ATER in vendita, chiusa da troppo tempo, e da troppo tempo lasciata ... »

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C'è chi dice NO

Ancora non ci sono i dati definitivi, ma possiamo chiaramente dare per certa la schiacciante vittoria del NO al referendum costituzionale. Al momento la differenza è di quasi 20 punti percentuali tra le due opzioni, con un'affluenza ai seggi che ha sfiorato il 70% degli aventi diritto. 
Oggi abbiamo assistito alla netta bocciatura popolare di una riforma pericolosa, che mirava a costituzionalizzare l'egemonia del potere esecutivo, la centralizzazione istituzionale e la riduzione degli spazi di democrazia. Ma il voto di oggi è una bocciatura dell'intero ciclo politico renziano e del Partito Democratico. In questi mille giorni di governo la demolizione dei diritti sul lavoro, della scuola pubblica e della spesa sociale hanno accompagnato una politica ossessionata da grandi opere, trivellazioni e devastazioni ambientali.
Ha perso l'arroganza di un ceto dirigente che non ha mai nascosto di favorire le oligarchie finanziarie, salvando gli istituti di credito in bancarotta e mandando sul lastrico migliaia di persone.
Il presidente del Consiglio, nella conferenza stampa post-voto, ha annunciato che domani consegnerà le dimissioni al Presidente della Repubblica. Domani vedremo se le dimissioni sono un gioco di potere per ridefinire gli equilibri di governo, come potrebbero volere Mattarella e le istituzioni europee.
La sconfitta di Renzi è anche la vittoria dei movimenti sociali, unici in grado di sfidare il governo nelle piazze, riempitesi di quel "NO sociale" generato dai territori in lotta e da quei segmenti della società che più di altri hanno patito le politiche economiche ed ambientali fatte negli ultimi anni. Renzi era già stato destituito da quelle piazze, che dalla Leopolda a Roma il 27 novembre, hanno chiesto con forza e radicalità le dimissioni del premier e lo scioglimento di questo esecutivo.
Analisi e commenti più approfonditi li faremo nelle prossime ore. Adesso diciamo con forza che il voto di oggi è stato importante, ma è necessario continuare a riempire le piazze di tutta Italia e non lasciare spazio politico alle destre, ai populismi ed ai politicismi dei soliti noti.

CONTRIBUTI:

L'approfondimento di Fabio Mengali intitolato «Perchè voteremo no e scenderemo in piazza», diviso in tre parti:
La democrazia oltre la rappresentanza  
Per chi suona la Costituzione  
Autoritarismo e Titolo V

Referendum costituzionale e nuova politica economica europea di Francesco Silvi  

Che futuro per il NO di Agire nella crisi

Il NO dei Movimenti  di Redazione

Il vostro SI lo vogliono le Banche di Antonio Pio Lancellotti

Siria

2 / 12 / 2016

Siria - Bombardamenti turchi contro l'SDF

Perdono la vita due volontari internazionali, Micheal Israel e Anton Leschek
Appartengono a qualche mese fa le immagini di gioia che hanno accompagnato la liberazione della città siriana, a maggioranza curda, di Manbij: una donna che, a volto scoperto, fuma una sigaretta, un'altra che si toglie il pesante copricapo nero e infine gli uomini che festanti si tagliano la barba in strada. Gesti e pratiche comuni in tutti i luoghi liberati dall'oppressione e dalla brutalità dell'autoproclamato Stato Islamico, ma resi eclatanti proprio a Manbij, a causa del lungo assedio messo in atto dalle Forze Democratiche Siriane e ... »