Montegrotto - L'assemblea nel terzo giorno dell'occupazione del tetto Hotel Berta

Montegrotto - Dal tetto dell'Hotel Berta rivendichiamo il nostro diritto di esistere ed un futuro per tutto il bacino termale

L'Assemblea nella terza giornata d'occupazione dello storico hotel dell'area termale

10 / 10 / 2012

Conclusa questa terza giornata di occupazione dell’hotel di Largo Traiano a Montegrotto con un’assemblea molto partecipata, Stefano Rando dell’ADL Cobas ha annunciato il temporaneo blocco del presidio.

L’Assemblea ha cercato di fare un po’ di chiarezza sull’odissea vissuta dai lavoratori dell’hotel Berta in questi ultimi mesi, dopo che gli stessi sono stati messi in cassa integrazione dal gestore dell’Hotel, salvo scoprire poco dopo che la pratica per la cassa integrazione era ferma, gli ultimi 3 mesi di stipendio non pagati e la struttura abbandonata a se stessa.

Tutto questo è avvenuto in surreale silenzio istituzionale e sindacale, dopo che appena 3 mesi fa, firmato l’accordo in Regione, sindacati ed istituzioni si erano affrettati a fare a gara per attribuirsi i meriti dell’accordo stesso. 3 mesi dopo scopriamo che il gestore è irreperibile e nessuno si sta preoccupando di richiamarlo alle sue responsabilità, mentre la struttura si sta lentamente spegnendo per abbandono. Ed è così che i lavoratori sono rimasti senza lavoro, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali, in un susseguirsi di eventi che solo il silenzio dei lunghi corridoi dell’hotel berta sembrano poter raccontare.

Nel corso dell’Assemblea, i diversi interventi hanno sottolineato come il primo scopo dell’occupazione sia stato raggiunto: ossia abbiamo scalfito quella coltre di silenzio che rischiava di far finire questa vicenda nel buco nero della crisi, nel dimenticatoio della normale quotidianità. È per questo che abbiamo deciso di occupare l’hotel, specificando di non voler danneggiare nessuno, ma per uscire dalla situazione di invisibilità, per non essere dimenticati ed anche per lanciare un messaggio di speranza a tutti i lavoratori del bacino termale euganeo, che vivono una condizione di grande difficoltà.

È stato comunicato che un lavoratore iscritto all’ADL è riuscito a mettersi in contatto con il gestore dell’hotel ed ha avuto la garanzia che entro la prossima settimana si sarebbe tenuto un incontro davanti al Prefetto per cercare di risolvere la situazione. Come ADL, abbiamo ribadito che nei prossimi giorni faremo quanto necessario, perché la Prefettura si faccia carico di questo problema e si preoccupi di costringere il gestore dell’impianto ad onorare gli impegni assunti in sede istituzionale.

È questo il motivo per cui insieme ai lavoratori abbiamo deciso di sospendere l’occupazione. Parliamo di sospensione, perché attendiamo risposte, ma, in assenza di queste, è chiaro che ritorneremo a manifestare il nostro diritto di esistere.

Riteniamo molto significativa anche la presenza all’Assemblea di altri lavoratori del bacino termale. Questo dimostra che il nostro messaggio è passato ed è stato capito. Non volevamo parlare solo di noi, volevamo che si parlasse di tutto il bacino termale, del rischio che circa 4.000 lavoratori passino da un lavoro a tempo indeterminato alla giungla della precarietà (la logica Fornero sembra aver sconfinato anche qui). Questo anche a causa del fatto che degli albergatori non hanno pagato la quota dovuta all’OBTA, che sinora, anche attraverso la contribuzione dei lavoratori, ha garantito un reddito ed un lavoro non precario, pur tenendo conto della stagionalità del settore. Su questo punto riteniamo non ci possa essere alcuna mediazione possibile. Bisogna semplicemente dire di no, mettere il punto e passare ad altre soluzioni che non scarichino sempre sugli stessi le conseguenza della crisi.

Come ADL, abbiamo ribadito che è giunto il momento, se non si vuol far morire il termalismo, di rilanciare l’idea dell’acqua termale come bene comune, mettendo al centro dell’agenda l’idea di un termalismo sociale che sia fruibile anche dai lavoratori, facendo rinascere l’istituto INPS di Battaglia, anch’esso abbandonato a se stesso e che sarebbe, invece, una grande risorsa, così come l’idea dell’utilizzo dell’acqua termale come energia geotermica.

Fare questo significa immaginare un futuro diverso e sostenibile per l’area dei Colli Euganei, che invece di morire soffocata dai cementifici può vivere di ambiente, di utilizzo di energie alternative e trasformando le terme da bene appannaggio dei ricchi in un bene a disposizione di tutti.

Per parlare di tutto questo, per mettere in piedi un’agenda che non parli solo ai lavoratori del Berta ed anche per evitare che quanto accaduto lì possa ripetersi in altri impianti del bacino termale, lanciamo l’idea di una grande giornata in forma di assemblea – convegno, di cui presto decideremo la data.

La storica fiaccolata per l’ambiente del 28 settembre di Monselice dimostra che la popolazione di questi territori vuole sperare. Noi vogliamo partire da questo spirito ed è con questa convinzione profonda che sospendiamo il presidio, nella consapevolezza che ci rivedremo presto.

ADL - Cobas

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