Un anno dopo non c'è ancora verità e giustizia per Giulio Regeni

Iniziativa dei collettivi universitari Li.S.C e Spam a Venezia e Dada a Napoli

25 / 1 / 2017

A un anno dalla scomparsa di Giulio Regeni le indagini sono ancora in alto mare e le Istituzioni che dovrebbero occuparsene si rimbalzano le responsabilità.

Facciamo un passo indietro. Nei giorni e nei mesi successivi a quel 25 gennaio, le autorità egiziane tramite la stampa di regime hanno indirizzato l'opinione pubblica locale e internazionale verso ricostruzioni false e strumentali: dalla rapina finita male all'ipotesi di spionaggio.

Come collettivi universitari Li.S.C di Venezia, SPAM di Padova e DADA di Napoli, ci siamo sentiti fin da subito coinvolti. Giulio, infatti, rappresenta tutti i ricercatori che come lui scelgono di fare un lavoro sul campo.
Si chiama PAR ed è il metodo di ricerca che prevede la partecipazione diretta alle dinamiche interne delle situazioni che si stanno studiando. Sono molti i ricercatori che ne fanno uso per implementare la conoscenza senza passare per fonti intermedie e per divulgare concetti poco indagati e delicati. A Ca'Foscari, per esempio, siamo stati testimoni della vicenda che ha coinvolto Roberta Chirioli e la sua tesi sul movimento NoTav, finita con un processo in corso per la ricercatrice.

Quello che ci sembra importante sottolineare è come la libertà di ricerca sia messa a rischio in ogni Paese, da quelli meno democratici a quelli che invece si proclamano tali.
Giulio, ricercatore della Cambridge University, stava lavorando su una tesi incentrata sul sindacato e sul movimento operaio, argomento scomodo per il regime egiziano. Quando le ricerche accademiche arrivano a denunciare aspetti della realtà che risultano scottanti, gli Stati si muovono per interromperle e ostacolarle. 

L'Università, che dovrebbe farsi garante dei ricercatori, dell'incremento del sapere collettivo e dello stimolo della riflessione critica attraverso l'autorità della quale è investita come luogo del sapere, in realtà lascia che il lavoro di ricerca avvenga in condizioni di estrema insicurezza e precarietà.

Oltre ad appendere le bandiere di Amnesty Interntional e organizzare giornate commemorative, sicuramente iniziative rispettabili, sarebbe più utile che l'Ateneo fornisse gli strumenti per svolgere ricerca sul campo in sicurezza, soprattutto quando ci si trova ad operare in Paesi a forte instabilità. 

Quando l'attività di ricerca mette a repentaglio la vita di un ragazzo, chi lo ha mandato sul campo ha la responsabilità della sua tutela. In questo caso non è stato fatto abbastanza. A ciò si aggiunge la debolezza delle azioni intraprese sia dalla politica italiana, in primis da Gentiloni, attuale primo ministro e ministro degli esteri all'epoca dei fatti, sia da quella internazionale nel fare pressione affinché la verità emerga. Le potenze occidentali continuano a supportare e intratteene relazioni diplomatiche ed economiche con l'Egitto, nonostante il regime autoritario di Al Sisi metta in atto una costante violazione dei diritti umani: come Regeni sono tantissimi i giovani che ogni giorno scompaiono nelle carceri egiziane, dove subiscono torture e sevizie.

Ognuno di noi si riconosce in Giulio, non solo per i suoi studi, ma anche per la sensibilità, l'umanità e la passione dimostrata dal suo lavoro e dal suo vissuto.

#365giornisenzagiulio: CHIEDIAMO CHE LE ISTITUZIONI AGISCANO CONCRETAMENTE.

Ancora pretendiamo verità!

Li.S.C Saperi Critici

Collettivo Spam 

DADA - Dipartimento Autogestito Dell'Alternativa

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