Val di Susa - Continuano le mobilitazioni

24 / 7 / 2012

Ampia militarizzazione ieri in Val di Susa questa volta per far transitare il treno contenente le scorie nucleari che da Saluggia, dove sono stipate l'80% delle scorie nucleari, vengono portate a Le Hague, nel Nord-Est della Francia, dove vengono riprocessate. I No tav, dopo l'assemblea dei comitati,  si erano concentrati a Bussoleno e l'intera zona era completamente presidiata dalle forze dell'ordine, così come la zona di Chiomonte.

Oggi nelle agenzie di stampa rimbalza la notizia che sarebbe in corso l'identificazione di 70 persone per quanto successo la notte scorsa intorno al cantiere.

I No Tav preparano, intanto la marcia di sabato 28 luglio da Giaglione a Chiomonte.

RASSEGNA STAMPA

* Da Il Fatto quotidiano 24 luglio 2012

Proteste No Tav contro i treni nucleari

* Da Il Manifesto 24 luglio 2012

Sandro Piano, Presidente della comunità montana: “prendo le distanze dalla violenza ma non è quello il problema”

GLI SCONTRI? C’ERA ANCHE GENTE DELLA VALLE

Che fine ha fatto il movimento? Sembra che il lavoro di questi anni sia stato messo da parte per lasciare la scena agli scontri con la polizia.

Il movimento no tav è vivo e vegeto, nel senso che non è un movimento di violenza se è questo che intende. Il movimento no tav è costituito da piu’ componenti: quella degli amministratori, che siamo noi, la componente dei tecnici e ricercatori del politecnico, la componente della valle, quella giovanile e gente che arriva da fuori.

Plano, lei dice che il movimento ha molte facce, negli ultimi tempi però si vede solo quella violenta.

Questo perchè i giornali riportano sempre l’aspetto piu’ eclatante. La realtà invece certe volte è molto diversa da come viene rappresentata.

Va bene, allora cambio la domanda, cosa c’entra il movimento no tav con quanto accaduto sabato scorso?

Non si può dire che non c’entri, perchè a fare gli scontri non sono stati solo antagonisti venuti da fuori. Sabato notte c’erano persone della valle e anche giovanissime. Non ridurrei tutto solo a una forma organizzata di violenza, si tratta di una protesta molto radicata e molto forte, che trova in questa vicenda un canale naturale. Credo che la tensione però sia a livello europeo. E non solo su questo tema specifico.

Non trova che il movimento sia in difficoltà proprio per questi episodi?

Tenga presente che questi episodi è dal 2005 che si ripetono. Quando ci sono fenomeni di questa portata e di questa durata, allora si tratta di una questione radicata, che ha ragioni profonde, identificarla anche nel conflitto che c’è tra una valle e un’area metropolitana, che c’è tra una politica che ha bisogno di stanze nuove e la politica degli appalti.

Ma allora perchè la parte propositiva sembra avere difficoltà a farsi sentire?

Perchè non viene assolutamente presa in considerazione dal governo. Di recente abbiamo preparato un documento frutto di una commissione tecnica di assoluto valore con docenti del politecnico e ambientalisti: preso e buttato in cassetto come tutti i documenti che abbiamo presentato. Poi ci si accorge del problema quando volano i sassi. E’ un pò il limite della nostra classe politica. In Francia è la corte dei conti che si è fatta promotrice di un’analisi di revisone del sistema dei trasporti. Quando Le Figarò spiega che la linea ad altà velocità è sottoutilizzata perchè può portare 20 milioni di tonnellate di merci e adesso ne passano 4, si pone qualche interrogativo. Invece quando leggo sulla nostra stampa, che quand’anche fossero motivate le ragioni dei no tav e i dubbi francesi lo stato non può retrocedere davanti al ricatto di quattro violenti, allora mi preoccupo. Lo stato deve fare i suoi ragionamenti indipendentemente dai quattro violenti.

Che il governo sulla tav abbia una visione miope non ci sono dubbi. Il problema è: è vero che oramai il movimento è in mano a una minoranza violenta e che come dice il ministro Cancellieri, non si tratta piu’ di proteste ma solo di violenza?

Assolutamente no.

Ma non vi sentite usati?

No, assolutamente

Si è molto parlato di anti insurrezionalisti, ci sono o no?

Arriva gente, questo è diventato un luogo simbolo e anche una battaglia simbolo che per molti è un modo per esprimere la propria rabbia, il proprio disagio. Ma credo che sia una caratteristica del mondo giovanile.

Insomma non se la sente di prendere le distanze dai violenti?

Io prendo le distanze dagli atti di violenza. Non sono d’accordo con azioni come quelle dell’altra sera ma non sono in grado di impedirle.

Che succederà adesso?

Non ne ho la piu’ pallida idea. Se il governo decide di aprire la discussione volentieri. Se invece pensa di usare la forza spero davvero che non ci siano scontri ancora piu’ radicali.

Chi guida adesso il movimento?

I comitati. E’ una sorta di democrazia assembleare dove non c’è un solo leader

E i tempi e le scadenze non le decide chi fa gli scontri?

Gli scontri nascono in modo anche abbastanza spontaneo…

Beh insomma…

Ci sono frange difficili da controllare

E non c’è il rischio che siano loro a condizionare il movimento?

No, perchè il movimento è tutt’altra cosa. Se il movimento decide di fare una manifestazione di 20000 persone porta 20000 persone. Se decide di andare vicino alla rete del cantiere, probabilmente ne porta di meno perchè molti non sono d’accordo con la linea forte.

* Da vita.it 23 luglio 2012

Intervista ad Alberto Perino

Lo storico leader dei movimenti contro il Treno ad alta velocità Torino-Lione sconfessa i media sui tafferugli di sabato notte: "missione compiuta, abbiamo rotto recinzioni e bucato il cemento". E la nonviolenza? "punterò il dito contro i violenti solo quando gli agenti la smetteranno con gli abusi".

I sassi, i petardi (leggi ‘bombe-carta’) da una parte, i lacrimogeni dall’altra, contusi e feriti da entrambe le parti, manifestanti No Tav e agenti di Polizia (ne ha fatto le spese anche il capo della Digos Giuseppe Petronzi, colpito in testa da un petardo): in Val Susa la notte di sabato 21 luglio ha seguito un copione purtroppo già scritto. Il giorno dopo, come in altre occasioni, dal mondo politico si sono levate denunce, strali, prese di distanza bipartisan. I media più influenti, tutti concordi sulla dinamica dei fatti: i militanti dei centri sociali, venuti anche dall’estero, hanno fatto tutto da soli, delegittimando l’ala storica della galassia di realtà No Tav, composta da donne e uomini della valle. “Tutte bugie, c’eravamo anche noi là in mezzo”, rivela a Vita.it Alberto Perino, che pur in un movimento in cui domina l’orizzontalità e l’assenza di protagonismi, viene riconosciuto da tutti il leader carismatico di coloro che da almeno 20 anni si oppongono alla costruzione della tratta Torino-Lione del Tav, Treno ad alta velocità.

C’era anche la parte valligiana del movimento No Tav in mezzo agli scontri di sabato notte a Chiomonte?
Sì, almeno la metà dei presenti era della valle, uomini e donne. Anche la Questura è così. Io non c’ero perché ho problemi alle gambe e in quei sentieri al buio devi saperti muovere bene, ma molti componenti del movimento erano là. Erano quelli che avevano come obiettivo rompere le recinzione e bucare il cemento armato. E ce l’hanno fatta, come si può vedere nelle foto che si trovano in vari siti internet. Nonostante le pietre e i lacrimogeni.

Se eravate anche voi in mezzo ai disordini, perché non avete fermato chi lanciava sassi o petardi verso le Forze dell’ordine?
Noi ogni volta spieghiamo a tutti i partecipanti alle manifestazioni che non bisogna agire con violenza e che l’ideale sarebbe non fare certe cose. Poi però c’è chi non è disposto a porgere l’altra guancia e reagisce. Mi spiego meglio: naturalmente mi spiace per quanto è successo al capo della Digos, ma io oggi non punto mai troppo il dito contro chi tra le fila degli oppositori al Tav compie tali gesti. Farò discorsi più duri quando la Polizia smetterà di usare gli stessi metodi: i lacrimogeni, ad esempio, sono vietati in situazioni del genere, e soprattutto ad altezza uomo sono molto pericolosi, l’anno scorso un 16enne ha perso un dito e un adulto un occhio. Invece questa volta ne hanno usati centinaia, ancor più del solito, tanto che a un certo punto li hanno terminati e hanno dovuto aspettare il cambio turno per averne altri.

Non condannare i violenti però fa il gioco di chi vuole delegittimare in toto il movimento, in primis a livello politico…
La politica ripete sempre le stesse cose e i grandi giornali rispondono agli stessi schemi. Se andate a vedere i titoli dei giorni successivi al 3 luglio 2011 (quando gli scontri e i feriti furono di portata più ampia, ndr), sono quasi identici. A noi importa solo che il Tav non si faccia, per questo non ci interessano tali ragionamenti. Alla fine quello che è successo sabato sera non è altro che ciò che accade ogni domenica allo stadio.

Nessuna autocritica, quindi?
No, sabato prossimo saremo ancora lì, con una passeggiata che, vedrete, questa volta sarà davvero pacifica. Lo scopo è sempre lo stesso, impedire lo sviluppo del cantiere. La società Cnc, che ora ha l’appalto per l’opera, lo sta capendo: portare a termine i lavori non sarà una passeggiata.

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