Foxconn un milione di operai, Apple 650 miliardi di dollari in borsa

QUANTI CINESI VALGONO UNO STUPENDO OGGETTO DEL DESIDERIO APPLE

di Bz
7 / 10 / 2012

FOXCONN UN MILIONE DI OPERAI, APPLE 650 MILIARDI DI DOLLARI IN BORSA QUANTI CINESI VALGONO UNO STUPENDO OGGETTO DEL DESIDERIO APPLE

Foxconn chi è costui o costei?

Foxconn è il nome con cui vengono marchiati una serie di componenti elettroniche che vengono assemblate in prodotti di largo consumo oltre che di moda, quali l’Iphone, Ipad della Apple o i vari prodotti di gamma alta della Sony, Nokia, Dell, HP: una ditta con 20 stabilimenti di produzione dislocati in Cina, dal nord al sud, con oltre un milione di dipendenti; è un azienda controllata da una multinazionale taiwanese la Hoi Hai Precision Industry.

Nel 2008 questa azienda ha bucato il velo di omertà e segretezza in cui da vita alle produzione di tendenza ed è balzata agli onori della cronaca, grazie alle notizie fatte filtrare dai bloggers cinesi, che raccontavano di centinaia di casi di suicidio tra i dipendenti Foxconn: una verità fatta di terribili condizioni di lavoro, ritmi frenetici, orari e turni massacranti, ferie impossibili, stipendi irrisori rapportati a quelli occidentali. Una situazione che strideva con l’immagine del campus produttivo della Apple di Cupertino, tanto che lo stesso guru Steve Jobs fece una conferenza stampa impegnandosi ad andare a fondo delle notizie diffuse. Qualche mese dopo Jobs affermò che aveva raggiunto degli accordi impegnativi che avrebbero migliorato le condizioni di lavoro dei dipendenti e un aumento salariale, che avrebbe portato il salario Foxconn ad essere superiore del 30% di quello dell’operaio medio cinese.

Quest’ultimo punto pare verificatosi, tutto il resto no, stando agli scarni reportage che ci giungono da fonti giornalistiche cinesi, ed anche da un giornalista fattosi assumere per vedere dal di dentro la condizione operaia in quelle fabbriche.Infatti negli ultimi anni, a più riprese, periodicamente, sono filtrate notizie, provenienti da questa o quella fabbrica del gruppo, di scioperi selvaggi, di pestaggi, di scontri tra fazioni di operai fissi e operai-studenti [stagisti e precari], di capi trovati morti nei reparti, fino al rimbalzo nel web dello sciopero capace di bloccare la produzione e dunque le consegne dell’ultimo gioiello apple.

Le motivazioni delle lotte – da quello che se ne ricava – sono sempre quelle dei tempi [10 ore a turno x 6 giorni lavorativi, con straordinario obbligatorio], dei ritmi, del comando violento, del maniacale controllo qualità richiesto e, da noi oltre che da Apple, preteso ed apprezzato. Nell’ultima vertenza sembra esserci, quale motivo d’innesco, il blocco delle ferie per la settimana della Repubblica [festa nazionale] motivata dai contratti di consegna dei lavorati. Al centro delle rivendicazioni ci sta, dunque, non tanto il salario, quanto la qualità della vita e del vivere la condizione operaia.

Sottotraccia rimane la domanda: perché i cinesi fanno la coda per essere assunti, comunque, da queste fabbriche della morte, quando le possibilità a quel livello sono molteplici? Perché la Foxconn è un marchio di qualità, di affidabilità, di fedeltà anche per gli operai: passati per quell’inferno potranno trovare occupazione in qualsiasi azienda manifatturiera della Cina e non solo. Insomma per la Cina e i cinesi la Foxconn è sinonimo di qualità sia del prodotto che dei produttori, come lo furono in Italia le Alfaromeo e gli operai alfa o del Petrolchimico, come lo sono ancora le Ferrari e gli operai della stessa.

La Foxconn è, dunque, e opera come una Zaibatsu, nome giapponese con cui nel ‘800 veniva indicata una concentrazione industriale e finanziaria gestita con il ferro, il fuoco e il pugno e che è stato poi riusato nella fantascienza alla fine del secolo scorso da Bruce Sterling e da William Gibson, dal duo Wackowski per indicare una holding planetaria con intrecci mafiosi e criminali nella gestione delle politiche industriali e del personale.

Ci siamo. Ci hanno azzeccato. Non molto è cambiato nella descrizione del reale e dell’immaginario.

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