La questione razziale nel movimento francese

4 / 5 / 2018

Pubblichiamo la traduzione del comunicato del collettivo Riposte Antiraciste Populaire (apparso in lingua originale su Mediapart) con annessa una contestualizzazione, necessaria per comprendere alcuni dei motivi che animano la scrittura del testo, scritta da attivisti e attiviste italiani a Parigi direttamente coinvolti nelle mobilitazioni universitarie e non di queste settimane. Al di là del giudizio di merito di quanto riportato nel comunicato, che non può essere espresso coscientemente senza conoscere bene le dinamiche dei movimenti parigini, la pubblicazione del documento vuole dare spazio a chi, anche nel panorama della sinistra, troppo spesso non ha voce o viene silenziato. Indubbiamente, il testo rappresenta un'evidenza della complessità della mobilitazione francese e dell'eterogeneità delle lotte in corso in questo momento.

Nota degli attivisti e delle attiviste italiani

Dalle lotte anti-coloniali in Nord-Africa all'omicidio di Adama Traoré per mano della polizia, dalle lotte degli Chibanis (ferrovieri di origine marocchina) a quelle dei migranti, la questione coloniale e razziale è centrale in ogni fase della storia francese e di quella europea. Nonostante ciò quando ne sentiamo parlare nelle lotte è quasi sempre in terza persona, attraverso le forme organizzative e le voci di persone bianche, persone con molta più agibilità politica dei diretti protagonisti, anche negli ambienti “di sinistra” e “progressisti”.

Uno dei ritornelli che si possono sentire con più frequenza in Francia è quello sulla necessità di “convergenza” con le banlieue, che però viene nella maggior parte dei casi intesa come convergenza sulle lotte del centro città, ovviamente col risultato di non mettere a tema l'oppressione come fatto sistemico, che attraversa anche i milieu politici.

Negli ultimi 6 mesi nell'esagono si è però aperta una fase nuova. Innanzitutto con le occupazioni di facoltà universitarie da parte di migranti e rifugiat* che lottano per il diritto all'abitare, il diritto di installazione e la libertà di movimento. Le occupazioni sono avvenute in quattro facoltà in tutta la Francia (Lione, Grenoble, Nantes e Parigi 8), hanno conquistato uno spazio di agibilità pubblica rivendicando anche il diritto allo studio di chi migra. Con l'inizio del movimento contro la riforma universitaria (la legge ORE con le nuove regole per la selezione) ed in solidarietà ai ferrovieri in lotta, la voce de* migrant* è passata in secondo piano, ma è chiaramente la loro lotta ad aver avviato questo ciclo di occupazioni universitarie e di proteste contro le politiche macroniane, a partire dalla nuova legge Asile et immigration (sul diritto di asilo e immigrazione), ancora più stringente e liberticida: approvata all'Assemblea Nazionale ed in attesa di passaggio al Senato (17 maggio), la legge prevede di portare la detenzione per condizione irregolare a 90 giorni, allunga i tempi per la registrazione della richiesta d'asilo e aggiunge tutta una serie di ostacoli burocratici e fattuali per la presentazione delle domande

Nel quadro di questa mobilitazione ci sarà una una grossa manifestazione a Parigi il 5 maggio, ed una marcia da da Ventimiglia a Calais nel mese di giugno.

Nelle occupazioni universitarie, i collettivi contro le violenze della polizia, le famiglie degli assassinati e i gruppi di student* razzializzat* hanno rivendicato una presa di parola diretta. Ancora nel movimento del 2016 contro la Loi Travail, la questione razziale veniva nominata solo per esprimere una generica contrarietà al razzismo; quest'anno abbiamo invece assistito all'organizzazione ed al protagonismo di gruppi di student* non-bianch*, e all'arrivo nelle facoltà occupate di quei gruppi che in banlieue lottano contro le violenze della polizia. Nella facoltà di Tolbiac il 10 aprile si svolge un incontro con Assa Traoré, sorella di Adama, ucciso a Beaumont sur Oise dalla gendarmeria francese il 19 luglio 2016. Assa è il personaggio più mediatizzato di tutta una famiglia che lotta per avere giustizia, e che per questo subisce conseguenze pesanti: dal giorno della morte di Adama, tre dei suoi fratelli hanno subito condanne per accuse totalmente infondate, una vera e propria persecuzione politica. Tanti i temi dibattuti, tantissim* i/le partecipanti, e al centro un argomento soprattutto: in Francia (ed in europa) non esiste questione sociale se non prendiamo in conto la questione razziale.

Come prevedibile questa fase di nuovo protagonismo ha portato in breve all'emergere di profonde contraddizioni. Il 17 aprile alla facoltà di Tolbiac viene organizzato un momento di discussione riservato a persone razzializzate non-bianche. Quando la notizia diventa pubblica, gli account social dell'occupazione si infuocano. Se le critiche della destra fascista e dell'associazionismo repubblicano (come la Licra, la Lega Internazionale Contro Razzismo e Antisemitismo) erano prevedibili, anche dall'interno del movimento si sentono accuse come quella di “razzismo anti-bianchi” e “segregazionismo”, e anche minacce esplicite, lanciate lo ricordiamo perché si voleva creare un momento protetto per chi subisce l'oppressione dovuta alla razza. L'incontro viene posticipato in conseguenza delle polemiche, si costituisce inoltre un gruppo di persone razzializzate denominato Riposte Antiraciste Populaire (contrattacco antirazzista popolare) che redige un appello, “Sul razzismo nel movimento sociale e studentesco”, di cui poniamo la traduzione in fondo all'articolo.

Lunedì 23 aprile comunque si svolge un incontro aperto sul tema del razzismo nel movimento. Spostato all'università occupata di Parigi 8 – Saint Denis, l'incontro comincia a partire dall'appello-riflessione del RAP. I punti trattati sono moltissimi: il paternalismo e l'umanitarismo applicati ai migranti, con la conseguenza di silenziarli e spoliticizzare la loro lotta; la narrazione coloniale dei fatti dell'autunno 2005, spesso definiti émeutes (moti), termine spoliticizzato, e rivendicati come vere e proprio révoltes (rivolte) dai diretti protagonisti; la necessità di pensare le banlieue e le fasce di popolazione razzializzate non come “laboratori”, termine onnipresente nel discorso della sinistra classica, ma come componenti della società con caratteristiche proprie e che sperimentano forme specifiche di repressione e controllo.

Al termine dell'incontro, il percorso non misto di razzializzat* viene rilanciato, e con esso un altro percorso in non misto di razzializzat* e di genere.

Si apre una fase centrale del movimento contro Macron ed il suo mondo, ci avviciniamo a battaglie importanti, ma è difficile pensare che questa mobilitazione possa continuare ad accumulare forza se non affronta le proprie contraddizioni sul terreno del razzismo (e del sessismo). Le prossime settimane ci diranno quale sarà la capacità del movimento di trasformare queste contraddizioni in autocritica.

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Comunicato della Riposte Antiraciste Populaire: sul razzismo nel movimento sociale e francese

«Se non siete parte della soluzione, allora siete parte del problema»

Eldrige Cleaver

La mobilitazione è in atto e diverse facoltà sono oggi occupate. Proprio in questo momento delle strutture e comportamenti discriminatori appaiono nell'organizzazione del movimento. Le tribune assembleari sono bianche, le interruzioni e aggressioni verbali nel mezzo delle assemblee quando una persona non-bianca denuncia il razzismo sono un fatto quotidiano. Sulla bocca di tutti nei movimenti sentiamo l'espressione “convergenza delle lotte”, e potremmo quindi credere che l'antirazzismo faccia parte di questa dinamica. Ma in realtà, assistiamo in pratica al silenziamento delle voci antirazziste e al recupero delle battaglie dell'immigrazione e dei quartieri popolari da parte di organizzazioni burocratiche.

La legge ORE sulla selezione all'università non è che l'ennesimo attacco contro la famosa “uguaglianza delle possibilità”, questa spaventosa impostura repubblicana. Questa legge non colpisce gli/le “student*”, categoria astratta e vuota di senso, ma piuttosto costituisce un attacco contro gli/le immigrat* e le classi popolari. Come ci ha già insegnato il CPE, progetto di legge lanciato in risposta alle rivolte del novembre 2005, le leggi di riforma dell'insegnamento sono in realtà delle vere campagne di pacificazione e di perpetuazione dell'ordine stabilito della selezione sociale. Nel caso dei/delle abitanti di quartieri popolari, questa selezione sociale è messa in atto ben prima del BAC (esame di maturità). Abbiamo tutte e tutti sentito, sin dal collège (scuole medie), i vari “fai un BPE è meglio per te” e ancora “una formazione professionale ti permetterà meglio di sfruttare le tue capacità”. Il collège è per molti l'anticamera del mercato del lavoro precario.

Qui si gioca una lotta delle classi. E deve essere antirazzista.

Parigi1-Tolbiac, università parigi-centrata che crede di recitare ancora il film del Maggio 68 con tutto il suo folklore passato di moda, crede di godere di una reputazione antirazzista ma è in realtà il luogo di una sovra-rappresentazione della bianchezza, il luogo dove con la scusa dell'universalismo (oggi forse si preferisce il termine più alla moda di “massificazione”) abbiamo una negazione totale del razzismo. Il 17 aprile, un atelier in non-mixità di persone razzializzate era stato organizzato da dei/delle student* di Tolbiac. Quest* student* sono stat* minacciat* di “linciaggio”, accusat* di ristabilire la segregazione, accusat* di “razzismo anti-bianchi” dalla LICRA, e non hanno ricevuto nessun sostegno dagli/dalle occupanti in seguito a questi attacchi razzisti. Vecchia e infame operazione: le vittime diventano carnefici. L'appoggio di Tolbiac è condizionato all'accettazione di una gerarchia delle lotte, dove le rivendicazioni antirazziste si trovano al livello più basso. Le questioni di razzismo sono limitate ad un minuto nella categoria-guazzabuglio di “convergenza delle lotte”. Tolbiac non è che il riflesso di una problematica ricorrente che tocca i movimenti studenteschi in generale.

Diciamocelo una volta per tutte: la “convergenza” è uno strumento di marketing politico, uno slogan vuoto di realtà che serve a nascondere le differenti discriminazioni che si trovano nei movimenti di sinistra, anche quando pretendono di essere radicali.

TOLBIAC LA ROSSA NON ESISTE PIU', BENVENUTA A TOLBIAC LA BIANCA

Come si può essere così ciechi da non vedere che l'attuale movimento di occupazione delle università è stato lanciato dalla lotta dei/delle rifugiat*, migranti e sans-papiers che hanno successivamente occupato durante quest'anno le università di Nantes, Grenoble, Lione e Parigi 8? Le occupazioni studentesche si sono inserite nella dinamica lanciata dai/dalle rifugiat*, ma in seguito hanno invisibilizzato le loro lotte e le loro rivendicazioni.

Ci accuseranno di dividere, di sabotare, di “fare il gioco di...”. Rispondiamo che non ci uniremo ai razzisti, qualsiasi sia la loro inclinazione politica. I/le sol* a sentirsi esclus* da ciò che diciamo sono i/le nostr* nemic* politic*. Gli stessi che si alleavano con i padroni per rompere gli scioperi degli operai arabi alla Talbot-Citren, gli stessi che non hanno aiutato gli Chibanis nella loro lotta contro la SNCF durata decenni, gli stessi che hanno ignorato gli/le scioperanti di ONET, di Holliday Inn e le famiglie delle vittimi di violenza poliziesca, gli stessi che invisibilizzano le lotte nei foyers SONACOTRA e le lotte delle donne e queer non bianch*, prima di invitarl* a “convergere”. Gli stessi che ancora chiamano all'insurrezione nei loro articoli mondani ma sono rimasti comodi e al caldo durante il novembre 2005. Se le diverse componenti del movimento attuale non sono pronte ad ascoltare tutto questo, allora non sono pronte per una rivolta di grande ampiezza, allora hanno paura, allora sono vigliacche.

Di fronte ai problemi che abbiamo riscontro nella mobilitazione universitaria, noi, student* antirazzist*, annunciamo la costituzione del collettivo autonomo Riposte Antiraciste Populaire (RAP). Ci appropriamo della non-mixità consapevole come strumento di organizzazione politica. Questo strumento non ha per obbiettivo la creazione di un contesto separato, bensì produrre le condizioni per lo sviluppo di una forza politica autonoma che possa mettere in pratica una convergenza delle lotte, reale ed effettiva.

Invitiamo il comitato di mobilitazione di Tolbiac e gli/le student* mobilitat* a un incontro attorno alle problematiche razziste nei movimenti sociali a Tolbiac, lunedi 23 aprile alle 19.

Invitiamo i/le nostr* alleat* a mostrarsi, a denunciare, a organizzarsi e a rompere il silenzio complice che regna nei movimenti sociali e studenteschi.

NON VOGLIAMO ALLEAT*, VOGLIAMO COMPLICI.

(In seguito all'intervento della polizia alla Comune libera di Tolbiac, l'incontro ha avuto luogo a Parigi 8, sempre lunedì 23).

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