The nerd's turn - Lotte per università democratiche in Polonia

14 / 6 / 2018

Continua l'occupazione del rettorato dell'Università di Varsavia. A pochi giorni dalla votazione in Parlamento di una legge che vuole ridimensionare l'autonomia delle università polacche in linea con le ristrutturazioni neoliberiste delle accademie europee, centinaia di studenti stanno portando solidarietà a questa storica iniziativa. Erano trent'anni che un'azione come questa non si vedeva nei campus polacchi. Molti studenti portano la propria solidarietà con i lavoratori dell'aeroporto Chopin di Varsavia, in uno sciopero autoconvocato dopo che una lavoratrice è stata licenziata e accusata di terrorismo per essere stata una delle organizzatrici delle mobilitazioni passate dei lavoratori areoportuali. In questa settimana di mobilitazione i maggiori atenei del paese hanno espresso la loro solidarietà. Da Stettino a Varsavia, da Danzica a Cracovia moltissime realtà scendono in campo per opporsi all'ennesima legge liberticida di un governo conservatore e oscurantista che non fa altro che perpetrare le peggiori politiche neoliberiste. Studenti e studentesse, dottorandi e insegnanti chiedono a gran voce libertà, democrazia, uguaglianza. Parole d'ordine proprie di tutti quegli strati della popolazione che lottano per un paese libero dal razzismo, dal sessismo, contro le privatizzazioni che portano allo sfratto di migliaia di persone, contro la devastazione e il saccheggio dei territori.

Mentre studenti e accademici in Polonia stanno combattendo per difendere la democrazia e l'autonomia delle università, questo messaggio vuole essere un grido di battaglia. Verrà fornito un quadro delle minacce alle libertà intellettuali poste dalla nuova legge sull'istruzione superiore introdotta dal governo polacco e delle proteste in corso per permettere una visione analitica della situazione.

“Quando ti prendono a calci la porta di casa, come pensi di uscire? Con le mani in alto o sul grilletto della tua pistola?” Questa è la voce accattivante di Joe Strummer nella celebre canzone dei Clash " he Guns of Brixton”. È giunto il momento per gli accademici polacchi di porsi la domanda di Strummer. In tutto il Paese, studenti e docenti sono in rivolta.

Per la prima volta in trent'anni - la prima volta dopo la caduta di quel regime criminale che si definiva "comunista" - i campus universitari sono luoghi di lotta in difesa della democrazia. Finalmente!

Penso che, sotto molti punti di vista, le mobilitazioni all’interno dell’università si siano fatte attendere an lungo. Dopo la vittoria del partito conservatore-populista Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS) alle elezioni parlamentari del 2015, la Polonia e stata testimone di un rapido smantellamento rapido della democrazia e della riduzione delle libertà fondamentali. Con votazioni parlamentari notturne e altre procedure di dubbia legalità, la maggioranza del PiS ha tra le altre adottato una delle leggi antiabortiste più severe al mondo e una riforma del sistema giudiziario che conferisce il controllo dei tribunali al Ministro della Giustizia, abolendo così la divisione tripartita dei poteri nella Repubblica.
Nel frattempo, le lobby dei cacciatori hanno ottenuto una liberalizzazione vergognosa della legge sulla caccia, mentre il Ministero per la Protezione dell'Ambiente ha permesso il massiccio disboscamento della Białowieża, l'ultima foresta primordiale rimasta in Europa. Tutte queste "riforme", così come molte altre nuove leggi, sono state accolte da proteste popolari, sostenute anche da numerosi accademici. Da un punto di vista più  generale, qualcuno potrebbe però contestare la presa di posizione del mondo accademico come non sufficientemente esplicita.

Ma ora è il turno dei secchioni!

La nuova legislazione, definita dal governo, non senza un certo orgoglio, "Costituzione per l'Accademia" - ma comunemente nota come "Legge 2.0", o semplicemente "Legge Gowin" dal nome del Ministro per la Scienza e l'Istruzione Superiore, Jarosław Gowin - è stata frettolosamente varata proprio in questi giorni.

La legge deve essere inserita nel contesto della più ampia svolta autoritaria della Polonia e come parte della radicale neoliberalizzazione del mondo accademico in tutta Europa testimoniato, ad esempio, dagli scioperi dell'Università di Manchester dello scorso anno. Le preoccupazioni degli accademici polacchi riguardano diversi aspetti della legge Gowin. La legge minaccia l'autonomia delle università e apre la strada alla loro ulteriore mercificazione. Inoltre, introduce una nuova istituzione per il governo dell’università: i consigli di supervisione le cui prerogative includono la gestione generale delle università, la decisione sulle strategie di ricerca e insegnamento, i piani finanziari e la nomina di rettori.

Per legge, oltre il cinquanta per cento dei membri di queste commissioni non deve provenire dal mondo accademico: presumibilmente rappresentanti di imprese e politici. Anche il potere dei rettori aumenterà, portando a un'ulteriore centralizzazione e gerarchizzazione del sistema universitario. I rettori avranno il diritto di ristrutturare liberamente gli atenei, ad esempio abolendo alcuni dipartimenti o fondendoli  in scuole più grandi e controllate a livello centrale. Anche i consigli di facoltà, istituzioni collettive chiave che rappresentano il personale accademico, potranno essere facilmente aboliti.

Inoltre, la nuova legge enfatizza la necessità di un potenziale di commerci della ricerca, sminuendo invece il ruolo sociale e culturale dell’accademia. Anche il Comitato di Certificazione Statale (PKA) che valuta la qualità dei programmi di studio e classifica gli istituti di istruzione superiore verrà riformato per aumentare la partecipazione di imprese e aziende. Ciò significa che l’attrattività commerciale diventerà il criterio ultimo per la valutazione del mondo accademico. Questi cambiamenti sono accompagnati da un ulteriore rafforzamento degli strumenti di valutazione qualitativa dei risultati accademici, ennesimo espediente per ricondurre ricerca e insegnamento a termini performativi quantificabili. Un’altra conseguenza della legge Godwin è la divisione degli istituti superiori in due categorie. Tra le istituzioni più grosse, solo un gruppo scelto manterrà il diritto di chiamarsi Università (presumibilmente selezionato sulla base dei diktat commerciali imposti dalla nuova legge). Realisticamente, in tutto il Paese il numero di questi istituti non supera la dozzina. Tutte le altre università in Polonia saranno retrocesse allo status di "accademie professionali" pronte a fornire squadre di tecnici a supporto del sistema economico.

Questa riforma non solo svilisce il valore della conoscenza, ma è anche incredibilmente retrograda nella sua riaffermazione delle disuguaglianze tra centro e periferia in materia di accesso all'istruzione superiore.

Il governo sostiene che la nuova legge sia stata oggetto di Ampia trattazione con la comunità accademica. La verità è che il processo di consultazione è stato completamente falso. Per cominciare, l’iter legislativo è stato aperto da un bando pubblico per la presentazione di una proposta di legge. Il Ministero però ha selezionato solo progetto proposti da gruppi alleati politicamente con il governo e vicini alle posizioni di Gowin. I progetti alternativi, come quello presentato dal gruppo civico Crisis Committee for Polish Humanities (KKHP), sono stati respinti in blocco. Inoltre, in fase di realizzazione, la nuova legge e stata discussa esclusivamente con quegli organismi accademici che sostenevano la linea di pensiero del governo. Purtroppo il governo è riuscito a dividere la comunità accademica. Di base, la maggior parte dei rettori è a favore della legge Gowin, né sorprende, visti i poteri che la legge conferisce loro! Sfortunatamente, tuttavia, anche le facoltà e le associazioni di studenti di numerose università si sono allineate alla guida ministeriale. Questo vale soprattutto per le facoltà tecniche e manageriali, i cui legami con le imprese sono più forti che per quelle di scienze umane o sociali, e la cui impostazione ha meno da perdere a fronte di una crescente misurabilità degli standard accademici. Come testimoniato da conversazioni del tutto informali, i membri di tali settori accademici sono stati il bersaglio di una propaganda mirata da parte dei sostenitori della legge e dimostrano una comprensione solo superficiale della riforma. In effetti, nel mondo drammaticamente sottofinanziato delle università polacche, la "riforma" può sembrare un'idea allettante! Ma come recita un detto polacco, "il diavolo si nasconde nei dettagli". Il progetto di legge, che non contiene nemmeno una delle proposte fatte dalla fazione critica, sarà discusso nella camera bassa del Parlamento polacco, il Sejm, martedì 12 giugno. Ma l'esperienza degli ultimi due anni mostra che i dibattiti parlamentari su nuove leggi socialmente controverse sono stati spesso piuttosto superficiali. 

Molte componenti della comunità accademica si sono sollevate. Mentre scrivo queste parole, diverse dozzine di studenti e docenti dell'Università di Varsavia stanno occupando da diversi giorni il balcone dell'ufficio del rettore. In una vivace atmosfera di dibattito, con conferenze dal balcone, un certo numero di studenti ha lasciato le proprie aule per partecipare agli incontri di fronte all'edificio. Tra i tanti, il collettivo dell'Istituto di Etnologia e Antropologia Culturale - il dipartimento a cui appartengo - è stato in prima linea in questa lotta a Varsavia. Colleghi e studenti hanno organizzato gruppi di lavoro per sviluppare e sostenere la protesta nelle prospettive di breve, medio e lungo termine. Cercano di persuadere le autorità universitarie a prendere una posizione critica sulla riforma e sono alla ricerca di modi per fare pressione sui membri del Parlamento e sul Presidente polacco per porre il veto alla legge. Si stanno prendendo in considerazione varie forme di azione collettiva, dalla petizione agli scioperi sul posto di lavoro, fino alla disobbedienza civile. La situazione è incredibilmente dinamica. Gli striscioni che erano stati appesi alle finestre dell'edificio antropologico di Ulica Żurawia a Varsavia, a pochi isolati dal Parlamento, sono stati rimossi dal personale addetto alle pulizie (che è indipendente dal dipartimento e subordinato all'amministrazione centrale dell'università), ma la protesta ha trovato il sostegno di numerosi sindacati accademici in tutto il paese, tra cui Solidarność, in genere schierata con governo. Molti dipartimenti universitari, facoltà, associazioni professionali e studentesche - non solo quelle che rappresentano le comunità umanistiche e di scienze sociali o quelli delle città più grandi - hanno ufficialmente dichiarato il loro sostegno alla protesta. L'azione collettiva è stata intrapresa, tra le altre, nelle università di Białystok, Cracovia, Danzica, Lodz, Poznań, Rzeszów, Stettino e Breslavia. Venerdì scorso, studenti e docenti hanno occupato uno degli edifici storici dell'Università Jagellonica di Cracovia.

“L'università non è un’azienda","Non rinunceremo alla nostra autonomia" e "Chiediamo un'università democratica!" sono alcuni degli slogan che si leggono nei campus polacchi in rivolta. Ma molti degli slogan su questi striscioni sono anche quelli che sono apparsi in altre proteste popolari in Polonia negli ultimi anni: "Libertà, uguaglianza, democrazia", ​​"La solidarietà è la nostra forza!". Le rivoluzioni di successo sono quelle che riescono a unire i gruppi più oppressi con quelli meno emarginati - proletari con intellettuali. Finora, il governo del PiS in Polonia è riuscito abilmente a isolare il dissenso in compartimenti, inquadrando ogni protesta come la pretesa di un’élite particolare interessata solo alle proprie istanze. Una tale narrazione è coerente con la visione generale dei sostenitori del partito, secondo cui le élite parassitarie e infide si sarebbero appropriate dei benefici della "trasformazione" economica degli ultimi trent’anni in Polonia a spese del popolo. Inoltre, si mantiene alto un risentimento anti-intellettuale in un Paese in cui la qualità dell'istruzione ha attraversato una lunga fase di declino (tra l'altro segnata dalla riduzione sistematica degli standard delle scuole superiori e dall’effettiva eliminazione dei test d’ingresso) e dove il campanilismo, lo sciovinismo e l'oscurantismo sono stati ormai promossi al rango di virtù patriottiche. La difesa della democrazia e dell'autonomia nelle università polacche è quindi una strada tutta in salita. A mio avviso, raggiungere il mondo al di là dei cortili universitari sarà di vitale importanza per avere possibilità di vittoria. Claon ogni probabilità, la legge Gowin sarà approvata, forse anche prima che questo testo venga pubblicato. Saranno quindi necessarie perseveranza e capacità organizzativa per attuare una resistenza ai suoi effetti più pericolosi.

Ormai da tempo, in Polonia come altrove, fuori e dentro l’Europa, le grandi compagnie e i loro alleati politici hanno esteso la loro influenza sul mondo accademico in modi sempre più audaci. E oggi stanno prendendo a calci proprio la nostra porta di casa.

*** Traduzione a cura di Gaia Righetto

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