Sacco Bancario

26 / 2 / 2018

Pubblichiamo una recensione del libro di Vincenzo Imperatore, Sacco Bancario. Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori truffati, fatta da Fabio Temporiti, conduttore dal programma radio "Cafè Etico" su Radio Sherwood, a cura del GIT Padova di Banca Etica.

 Vincenzo Imperatore è stato manager di importanti banche fino al 2012, quando ha deciso di darsi alla libera professione, e con Sacco bancario (Chiarelettere) uscito ad ottobre 2017 arriva alla sua terza pubblicazione dopo Io so e ho le prove, attraverso il quale per la prima volta in Italia vengono svelati i segreti, le strategie e i metodi delle banche per aggirare i correntisti, e Io vi accuso, una guida per le famiglie e le piccole imprese vessate dalle banche attraverso le testimonianze delle stesse.

Anche Sacco bancario affronta scandali e tracolli finanziari attraverso racconti inediti di risparmiatori truffati e, grazie a questi esempi, emerge un sistema perverso che si basa su logiche clientelari oltre che su uno stretto intreccio tra politica, finanza e interessi personali.

Nel libro, però, viene svelata anche l'altra faccia del mondo finanziario e non solo perché è scritto con la collaborazione di Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, una banca che sfida la logica della massimizzazione del profitto individuale, ma perché tra i casi riportati nell'inchiesta sono presenti realtà di consulenti finanziari che si sono associati per delineare linee etiche per la loro professione. Si raccontano anche esempi di piccole banche locali, come la Banca Popolare delle Province Molisane, che ha la peculiarità di non distribuire gli utili agli azionisti «come accade invece in tante altre banche, che si piegano ai soci affamati di dividendi», ma di utilizzarli come riserve per consolidare il capitale.

 Scelta quest'ultima che fa riflettere su come, tra i mali che affliggono il sistema finanziario italiano e mondiale, l'avidità ne sia la principale causa.

 L'avidità dei manager, che percepiscono bonus milionari magari anche quando, con la loro condotta, fanno fallire le banche che hanno diretto e lasciano a casa migliaia di dipendenti.

L'avidità delle imprese che si rivolgono ai servizi particolari che alcuni istituti finanziari erogano per aiutarle nell'elusione fiscale, in modo tale da portare i capitali nei cosiddetti “paradisi”.

L'avidità degli azionisti, correntisti e clienti, tra i quali alcuni sono stati sicuramente truffati, penso per esempio ad anziani di ottant'anni ai quali sono stati venduti prodotti finanziari con scadenze a vent'anni, ma tra i quali non si può non evidenziare che, nel momento in cui non ci si informa approfonditamente e si cade nella trappola di percentuali che promettono alti profitti, esiste anche una parte (la maggior parte?) che a causa del proprio egoismo finisce per essere causa dei futuri guai che hanno riguardato e riguarderanno i propri risparmi.

 

Purtroppo negli ultimi anni non sono state messe in atto riforme a livello mondiale, europeo e italiano per risolvere strutturalmente i problemi del settore finanziario; si è rimasti alla chiacchiere oppure si rischia di fare poco e male, come per esempio per la Tassa sulle Transazioni Finanziarie o gli Accordi di Basilea.

Si è andati nella direzione opposta; inoltre anche in Italia la biodiversità bancaria è stata aggredita, ma va anche sottolineato che è stato acceso un piccolo barlume di speranza con la modifica all'art 111 del TUB (Legge di Bilancio per l'anno finanziario 2017) che per la prima volta riconosce la finanza etica e sostenibile, eccone un estratto:

 «1. Sono operatori bancari di finanza etica e sostenibile le banche che conformano la propria attività ai seguenti princìpi:

-valutano i finanziamenti erogati a persone giuridiche secondo standard di rating etico internazionalmente riconosciuti, con particolare attenzione all’impatto sociale e ambientale;

-danno evidenza pubblica, almeno annualmente, anche via web, dei finanziamenti erogati di cui alla lettera a), tenuto conto delle vigenti normative a tutela della riservatezza dei dati personali;

-dedicano almeno il 20 per cento del proprio portafoglio di crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali con personalità giuridica, come definite dalla normativa vigente;

-non distribuiscono profitti e li reinvestono nella propria attività;

-adottano un sistema di governance e un modello organizzativo a forte orientamento democratico e partecipativo, caratterizzato da un azionariato diffuso;

-adottano politiche retributive tese a contenere al massimo la differenza tra la remunerazione maggiore e quella media della banca, il cui rapporto comunque non può superare il valore di 5».

Molto è ancora da fare, ma se allarghiamo lo sguardo all'orizzonte, forse possiamo scorgere piccoli modelli dal basso, partecipativi ed etici, che provano a guadagnarsi il loro spazio di autonomia e che possono esserci di esempio per essere più resilienti alla prossima crisi finanziaria che arriverà.

 

 

 

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