Al Teatro Brancaccio, a Roma, domenica 18 giugno si riuniranno centinaia di persone provenienti da tutta Italia per discutere delle prossime elezioni politiche. Non parleranno delle guerre nelle quali il nostro paese, direttamente o indirettamente , è coinvolto. Se lo faranno, avverrà in modo molto generico e superficiale, ma spero di essere smentito.....

18 giugno. Per la sinistra parlare di guerre è scomodo, ma le armi italiane ed europee uccidono e distruggono.

Utente: MarcoPalombo
13 / 6 / 2017

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Per la sinistra parlare di guerre e' scomodo, ma le armi europee spesso uccidono e distruggono la vita di singole persone e la vita sociale di numerose comunità. Terrorismo e molte migrazioni forzate nascono da questo.
Il 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma si riunirà una assemblea che Anna Falcone e Tomaso Montanari, tra gli animatori più impegnati dei comitati per il No al referendum del 4 dicembre, hanno proposto a partiti, movimenti, associazioni, per discutere di una lista unitaria della sinistra alle prossime elezioni politiche che si terranno non più tardi dell' aprile 2018.
Nell' appello per "Una alleanza popolare per la democrazia e l' uguaglianza" e' centrale il tema della lotta alla disuguaglianza ma probabilmente questa è riferita solo alle persone presenti nel territorio dell' Unione Europea.
E' infatti completamente assente ogni riferimento alle guerre in corso, anche quelle molto vicine a noi, vedi Libia, ma fuori dal perimetro dell' UE. Nell’ appello non si parla del coinvolgimento italiano, diretto o indiretto, in quei conflitti armati, delle armi italiane ed europee che sono vendute, spesso da imprese di proprietà pubblica, a paesi impegnati in quei conflitti armati, e che uccidono anche migliaia di civili, compresi bambini.
Bombe partite dalla Sardegna uccidono civili e bambini yemeniti
La vicenda delle bombe che dalla Sardegna arrivano poi ad uccidere nello Yemen, lanciate dai nostri alleati dell' Arabia Saudita, riassume da sola molti di questi atteggiamenti. Non parlarne in occasione di elezioni politiche e' complice, non parlarne per poi dedicare fiumi di parole a Renzi e Pisapia e' tragicamente grottesco.
Qualche commento all' appello ha citato il tema pace-guerra-spese militari-mercato di armi.

Ne hanno scritto Cremaschi e il gruppo milanese comprendente Agnoletto, Basilio Rizzo,Molinari. Un articolo di Livio Pepino ha accennato a possibili tagli alle spese militari, uno scritto di Pugliese e Valpiana, del Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, ha suggerito l' "aggiunta della nonviolenza" al percorso iniziato. Enrico Peyretti, sempre generoso attivista oltre che studioso e divulgatore della cultura nonviolenta, ha suggerito in una lettera al Manifesto una integrazione al testo dell' appello.
Nonostante questo, anche il comunicato successivo con il quale Falcone e Montanari convocano al Brancaccio l' assemblea del 18 giugno ignora completamente l' argomento, pur citandone molti altri:
'...concentrare risorse ed energie sui problemi quotidiani delle persone e sui grandi temi delle nostre società: lavoro, salute, istruzione, solidarietà e inclusione sociale, pari opportunità, riconversione energetica, sviluppo sostenibile, equità fiscale..."
Ma alle elezioni politiche delegheremo il futuro capo del governo italiano anche a discutere e a decidere di guerre e relazioni internazionali, spesso con i governanti delle grandi potenze.
A questo punto credo che nessuno dei protagonisti principali della riunione di domenica abbia intenzione di dedicare attenzione alle guerre e alle nostre armi usate nei conflitti armati.
Nessuno polemizzerà con i No Muos o difenderà Gentiloni e Pinotti, ma le guerre saranno completamente assenti dalle parole dei protagonisti principali dell’ incontro o saranno citate in modo generico.
Sia chiaro, nessuno polemizzerà con i No Muos o con i comitati sardi che si oppongono alle basi USA e Nato nei loro territori, nessuno loderà Gentiloni e Pinotti che accettano la richiesta USA di aumentare le nostre spese militari.
Sarebbe impopolare e impossibile farlo. Ma e' invece facilissimo glissare sul tema e parlare di altro.
Si parlerà molto di Renzi e Bersani e le guerre e i mercanti di armi europei saranno considerate fuori tema.
E pensare che la rottura tra la sinistra radicale e il suo popolo, "una minoranza di massa" molto attiva all' inizio degli anni 2.000, spesso e' stata causata da temi internazionali.
Ricordo il 9 giugno 2007, in occasione della visita di Bush a Roma, quando 100.000 manifestanti, senza la sinistra istituzionale, moderata o radicale che fosse, sfilavano nel centro di Roma, mentre gli esponenti dei partiti e dell' associazionismo legati al centro sinistra spiegavano le loro ragioni a mille persone nella enorme Piazza del Popolo.
Domenica si parlerà, per fortuna anche se frettolosamente, dei catastrofici cambiamenti climatici. Ma è possibile che qualcuno, come e' stato fatto in alcuni articoli, li presenterà solo come una "ripicca" dell' ignorante Trump contro il premio Nobel per la pace Obama. Gli USA per la sinistra italiana non hanno niente da temere dalla fine dell' "era fossile". "Petrodollari" è una voce dell'Enciclopedia Treccani ma la parola non è presente nel vocabolario delle associazioni e degli ambienti politici della sinistra attuale.
Molti amici, amiche, compagni, sono d' accordo con queste mie opinioni, e le esporrebbero anche molto meglio di quanto faccia io. Credono però che sia inutile farlo.
Io ho più fiducia nelle molte persone disinteressate che nell' Italia delle 100 citta' e dei 8.000 comuni hanno tenuto in piedi per decenni la sinistra italiana e credo che il loro impegno abbia reso migliore il nostro paese. A loro bisogna spiegare nei dettagli la guerra nello Yemen e le nostre responsabilità nelle sofferenze di questo povero paese, non lasciarle sole davanti agli argomenti imposti dai media e dagli opinion laeders della sinistra che vanno di moda al momento. Gli attivisti di base e i simpatizzanti della sinistra sono molto più disinteressati e meno opportunisti di questi ultimi. Ma dobbiamo esporre loro le ragioni contro le guerra, e contro il mercato delle armi che l’ Italia cinicamente sostiene, con continuità, pazienza e fermezza.
I care.
Marco Palombo

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