I Padroni del Veneto - affari e politica nel disastro del "modello Nordest" #1

I Padroni del Veneto - affari e politica nel disastro nel modello del Nordest #2

Dalle grandi opere al project financing sanitario

Chi comanda in Veneto ?

L'intreccio tra affari e politica nella presentazione al Venice Sherwood Festival dei libri dei giornalisti Renzo Mazzaro ("I padroni del Veneto") e Alberto Vitucci ("Nel nome di Venezia") - il video integrale del dibattito con Alessio Antonini, Maurizio Dianese, Gianfranco Bettin e Beppe Caccia

7 / 8 / 2012

Oltre un centinaio di persone ha partecipato mercoledì 1° agosto al Parco di San Giuliano a Mestre, al dibattito partito dalla presentazione dei libri dei giornalisti Renzo Mazzaro e Alberto Vitucci. Due ricostruzioni che scavano in profondità il vero e proprio sistema di relazioni tra affari (speculazioni edilizie, realizzazione di grandi opere infrastrutturali, la gestione della sanità pubblica e privata a partire dal project financing ospedaliero) e politica (in particolare PDL e Lega Nord che con Galan prima e Zaia ora governano la Regione).

Per Mazzaro (che ha seguito dal 1986 la politica regionale per il "Mattino di Padova") il tanto decantato "modello veneto" semplicemente non esiste. Esistono i veneti e alcuni fra loro comandano più di altri, magari per conto terzi. La sua inchiesta cerca di spiegare perché una regione gigante economico si rivela un nano politico. Vent'anni fa il Veneto era il principale bacino di voti per la Democrazia Cristiana. Con la fine della Prima Repubblica e il trionfo della Lega, sembrava che il leone di San Marco potesse tornare a ruggire. Ma non è stato così. Il Veneto è l'unica regione europea più ricca della Baviera, ma con una politica locale deludente e priva di spessore. 

Renzo Mazzaro, nel suo "I padroni del Veneto" (Laterza Editore, Roma-Bari 2012) scopre così le ragioni del fallimento nella storia politica recente, nel suo malaffare, nelle piccole ambizioni e nei grandi interessi economici di un governo suddito di profitti altrui. Prima con Giancarlo Galan, appeso al consenso di Silvio Berlusconi e franato con lui, poi con Luca Zaia, giovane e rampante ma incapace di smarcarsi dai diktat di Bossi e della Lega Lombarda. E con le cordate degli affari, nel campo della sanità, della speculazione edilizia e delle "grandi opere" infrastrutturali, dove ricorrono sempre gli stessi nomi: Piergiorgio Baita con la Mantovani spa, la famiglia Gemmo, Enrico Marchi, Est Capital, Sandro Trevisanato, nomi ben conosciuti per gli interessi precisi che li muovono in laguna. 

A loro è in buona parte dedicato l'opuscolo di Alberto Vitucci (giornalista de "la Nuova di Venezia e Mestre"), "Nel nome di Venezia" (Corte del Fontego Editore, Venezia 2012): una sintetica guida all'intreccio tra potere economico veneto e gli affari veneziani negli ultimi venticinque anni di storia della città. 

Intanto gli stessi imprenditori, con nomi famosi in tutto il mondo, non sono stati in grado di darsi una rappresentanza nazionale adeguata. Anzi, in alcuni casi, come quello delle fusioni bancarie, il risparmio e la gestione della finanza sono stati portati altrove. 

Il risultato è un territorio distrutto da uno sviluppo caotico, crisi sociale, sfascio economico. Una possibile via di scampo è, secondo Mazzaro, quell'unica risorsa sempre presente nel Dna veneto: la capacità imprenditoriale. Una sorta di molla che non si schiaccia mai. «Sembra una frase fatta, aria fritta. Invece rinvia ai fondamentali: è la molla dentro, se ce l'hai, che ti tiene in piedi quando tutto crolla attorno». Una potente risorsa individuale, che dovrebbe essere al servizio di un riscatto collettivo, di una più ampia dimensione sociale e comunitaria, nella costruzione di un altro modello di sviluppo, radicalmente diverso da quello conosciuto negli ultimi decenni.

Sono stati questi i temi affrontati nella discussione, di cui vi proponiamo qui il video integrale, dagli interventi di Beppe Caccia, Alessio Antonini ("Corriere del Veneto"), Maurizio Dianese ("il Gazzettino") e Gianfranco Bettin.

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