Chioggia – La potenza di duemila persone fianco a fianco

4 / 2 / 2018

Duemila persone hanno attraversato le strade di Chioggia ieri, sabato 3 febbraio, marciando "side by side", migranti e solidali fianco a fianco nella lotta contro il razzismo e per i diritti: reddito, casa, iscrizione anagrafica e quindi rilascio della carta d'identità ed accesso alle prestazioni sanitarie. Nata sulla scia dell’evento omonimo del 19 marzo scorso a Venezia, la marcia per l'umanità ha raccolto a Chioggia migranti, operatori, associazioni, centri sociali, sindacati di base, studenti e singoli solidali provenienti da tutto il NordEst, da Bolzano a Trieste, con un grande protagonismo delle realtà della provincia veneziana.

La scommessa di Chioggia Accoglie, raggruppamento nato all'indomani della marcia a Venezia, è stata vinta alla grande nonostante il meteo ed il clima politico locale. «Non esito a definire Chioggia una città politicamente nera», spiegava qualche giorno prima un giovane antirazzista chioggiotto a margine di uno dei tanti incontri pubblici di preparazione alla marcia. La guerra orizzontale, lo scontro fomentato dal razzismo - o meglio neofascismo - più volte è sfociato, negli scorsi mesi, in episodi di attacco diretto alla presenza dei richiedenti asilo. Agguati, gomme tagliate alle biciclette, atti materiali "contro", mentre le cronache narravano della spiaggia fascista di Punta Canna.

D'altro canto, sul versante dell'accoglienza e delle condizioni materiali di vita dei richiedenti asilo, la situazione a Chioggia è drammaticamente in linea con il fallimento di un sistema costruito ad arte per far prosperare gli speculatori. La vergogna locale, la struttura "Al Bragosso", dista un pugno di km dalle ex basi militari di Conetta e S. Siro di Bagnoli, archetipi dei grandi HUB volutamente situati lontano dalle città ed al contempo risultato delle politiche sostanzialmente xenofobe delle amministrazioni comunali venete (non solo leghiste, questo non va scordato).

La manifestazione di ieri è frutto della determinazione dei tanti che desiderano uscire dall'invisibilità, ed anzi sentono il bisogno di momenti di incontro per rafforzare le capacità espressive di ciascuno e per intrecciare le rispettive progettualità. La cooperazione sociale è stato il motore della marcia di ieri, la moltitudine che ha sfilato esiste e cerca di trasformare la realtà operando in maniera silente e continua ben oltre il momento della presa di parola nella forma politica del corteo, che anzi ne è uno dei prodotti e conserva la cifra delle rivendicazioni espresse ad una voce da soggetti che sarebbe sbagliato identificare a partire dalle consuete categorie sociologiche del lavoratore, dell'immigrato o dello studente. Anzi, queste sono inadatte proprio perché nate per incasellare, dividere, separare ciò che invece a Chioggia ha dato grande prova di unità, di essere un tutto inscindibile.

Ecco dunque le rivendicazioni di reddito e documenti unite al rifiuto delle leggi Minniti-Orlando e del trattato di Dublino nelle voci mescolate di chi, al di là della propria occupazione quotidiana, produce ricchezza sociale trasformando i legami tra singoli e comunità nei terrori dove opera.

La giornata ieri è iniziata con la notizia della tentata strage neofascista di Macerata. Lo sconcerto per l'accaduto cede subito il passo alla coscienza delle cause, il clima di odio fomentato dalla destra neofascista, Lega in primis, che in questo avvio di campagna elettorale sta dominando la scena.

Lotta antifascista e cooperazione sociale: questi i due assi di lavoro che la manifestazione di ieri lascia, due direzioni da sviluppare nello spazio dei movimenti.

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