Taranto - Sequestro Ilva

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Sequestrata l'Ilva.Gli operai bloccano Taranto.Le contraddizione tra capitale/lavoro/salute

Cronaca di una giornata storica

La cronaca della giornata a cura di Occupy Archeo Tower

26 / 7 / 2012

Il 26 luglio 2012 è una data che definisce un prima e un dopo nella storia collettiva della città di Taranto, uno spartiacque rispetto a quella che è stata la storia degli ultimi cinquanta anni della città dell’acciaio.

Quella appena trascorsa è stata una giornata frenetica, segnata da stati d’animo collettivi difficili da sintetizzare ma in particolare dall’incertezza su quello che sarà il futuro di un’ intera comunità.

Alle 14.00 le agenzia di stampa battono la notizia dell’arresto dei vertici dirigenziali dell’ILVA, in tutto gli arresti saranno otto, di cui cinque riguardano i dirigenti sotto inchiesta per disastro ambientale, si tratta degli ex presidenti dell’ILVA, padre e figlio, Emilio e Nicola Riva, del direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e i dirigenti Di Maggio e Cavallo, di Salvatore D'Alò, Salvatore De Felice, Marco Andelimi

Il gip di Taranto Patrizia Todisco oltre alla richiesta delle misure cautelari per i dirigenti (quasi tutti recenti dimissionari) ha disposto il sequestro senza facoltà d’uso dell’intera area a caldo dell’acciaieria, i sigilli riguardano sei reparti dello stabilimento: i parchi minerali, le cockerie, l’area agglomerazione, gli altiforni, l’ acciaieria 1 e l’area di deposito dei materiali ferrosi.

Ciò che non si sarebbe forse, mai nemmeno voluto immaginare, ovvero il motivo di un atto cosi eclatante, è tutto contenuto in un documento, in una perizia epidemiologica, redatta da Annibale Biggeri, docente ordinario all'università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell'area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell'azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, e Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia dell'Asl di Roma.

La perizia, quello studio, che non è solo un arido atto che potrà essere usato in un processo, ma è qualcosa di più, è la conferma scientifica, (se ancora ce ne fosse di bisogno), che in Puglia, a Taranto, si muore di Ilva, di inquinamento che uccide. Di fumi, di polveri formate da composti chimici dai nomi impronunciabili, ma con cui i cittadini da tempo, ormai, hanno imparato a familiarizzare: idrocarburi policiclici aromatici, tra cui benzopirene, piombo, e diossine. Si muore a causa di “malattie considerate di interesse nella situazione di Taranto in quanto possono essere associate all'inquinamento ambientale o all'ambiente di lavoro”: di asma bronchiale, disturbi circolatori, infezioni respiratorie, bronchiti croniche, patologie cardiocircolatorie, infarti al miocardio, sino gli ictus”, si legge in quel documento.

Appena ricevuta la notizia del sequestro dell’intera area a caldo e dell’arresto dei dirigenti pare che i sindacati abbiano deciso di comune accordo, nonostante alcune tensioni tra i vari rappresentanti, di dichiarare lo sciopero ad oltranza, improvvisando un corteo selvaggio che dallo stabilimento ha raggiunto il centro della città bloccando per diverse ore le principali arterie urbane ed extraurbane.

Nonostante alcuni lavoratori chiedessero a gran voce di raggiungere il Tribunale di Taranto per protestare contro l’ordinanza emessa dalla Dott.ssa Todisco, il corteo si è fermato dinnanzi alla Prefettura dove è stato convocato un tavolo d’urgenza tra Istituzioni e parti sociali a cui hanno partecipato il Prefetto, alcuni consiglieri regionali e i vertici locali del sindacato dei metalmeccanici.

Contemporaneamente Presidente della Regione, Presidente della Provincia, Sindaco e segretari nazionali dei sindacati confederali erano a Roma per siglare in extremis un accordo ”anti-sequestro” (che evidentemente non ha raggiunto l’obbiettivo sperato) che prevede lo stanziamento di 330milioni di euro per le bonifiche dell’ area industriale di cui solo 7 a carico dell’azienda.

Il vertice tenutosi in Prefettura non ha sciolto alcun nodo della vicenda ma ha solo definito l’impegno formale da parte del Prefetto per accelerare i tempi del riesame del provvedimento, che normalmente prevede una decorrenza di circa 10 giorni.

Il riesame rappresenta l’ultima spiaggia per chi vorrebbe l’immediata riapertura dello stabilimento che è di fatto chiuso e improduttivo.

Il clima sotto il Palazzo del Governo durante il vertice non era evidentemente disteso, ci sono stati attimi di tensione, in particolare quando un nutrito gruppo di lavoratori ha cercato di entrare in Prefettura per parteciparvi e quando un sindacalista della Fim-Cisl ha cercato di tranquillizzare con il megafono le migliaia di operai che chiedevano a gran voce la salvaguardia del posto di lavoro (e quindi il dissequestro dei reparti interessati dal provvedimento).

Dopo il vertice i lavoratori sono tornati ad occupare il Ponte Girevole, simbolo, oltre che snodo centrale del traffico, della città di Taranto, ci sono rimasti fino a notte inoltrata in un susseguirsi di assemblee e capannelli di discussione in cui prevaleva la paura della perdita del salario ma che hanno definito anche una disponibilità al confronto con tutta la parte di città che dentro l’ILVA non ci lavora ma che ha a cuore le vicende che riguardano il futuro degli operai e della città.

Una disponibilità che non era scontata vista la sistematica demonizzazione dell’ “ambientalismo” perpetrata dall’azienda e dai sindacati in chiave di minaccia al futuro degli operai, come se la colpa del sequestro , paventato da mesi, fosse di chi desidera una città finalmente libera dai fumi e dalle polveri oltre che da costi sociali che stritolano le esistenze di un’intera comunità e non di chi da venti anni fa profitti miliardari in barba a qualsiasi prescrizione in materia di ambiente e sicurezza dei lavoratori. “Chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”, scrive il gip nell’ordinanza.

Oggi l’equilibrio instabile su cui si reggeva, da troppo tempo ormai, la relazione ambiente-lavoro è crollato fragorosamente, e siamo sicuri che il clamore che ha suscitato l’atto della magistratura non è destinato a placarsi in breve tempo, ora come non mai il destino della città di Taranto è in mano alla sua gente, a noi tutt* tocca il compito di rispondere alla domanda delle domande, quel “che fare?” che rappresenta il nodo semantico a cui si lega il futuro, quanto mai imminente, di un pezzo di Meridione d’Italia al bivio, le strade che si delineano sono chiare, a noi la scelta tra l’alternativa o le barbarie.

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