Grillo e Pinocchio

¡Que se vayan todos! Andatevene tutti ....

di Bz
15 / 10 / 2012

¡Que se vayan todos! Andatevene tutti, , questo lo slogan che dall’Argentina, dall’Ucraina alla Romania, alla Spagna si è levato in questi anni contro la nomenklatura di partiti e sindacati, ma che - da noi - c’è ancora molta reticenza nel gridarlo a squarciagola o ad affermarlo con fermezza.


È duro da rompere il muro della reticenza, dell’ambiguità, dei ma e dei se, specie quando ci si inoltra nei campi della politica politicante e partitica. Il nostro peccato originale, quello dei movimenti, l’essere di sinistra, l’appartenere all’irto e frastagliato universo dei comunisti, ci blocca, anche se lo neghiamo, nel guardare le faccende della politica Partitica o Sindacale - anche extra istituzionale – con freddezza, disincanto e quel pizzico di disinvolta malizia, che il degrado politico-istituzionale richiederebbe.
È l’ideologia, bellezza, parafrasando, che ci frega.
È la Politica, la nostra, che ci ha bloccato, non l’Antipolitica, la loro, che ci ha invischiato, rischiando di coinvolgerci e travolgerci.
Lo abbiamo sperimentato, tentando il meglio, lo abbiamo verificato a nostre spese, nel recente passato ed anche da poco, in prossimità, con – troppo spesso -grandi e pesanti delusioni.
Dobbiamo liberarcene per essere liberi da illusioni o delusioni.

Il fango, le collusioni, il magnamagna, le piccinerie, il sodoma e gomorra che vengono denunciate dalla magistratura ed amplificate dai massmedia sono, senz’altro l’emersione e la sottolineatura di un degrado politico-istituzionale da ultimi giorni dell’impero e dell’impunità, ma – riflettiamoci - il pensar male spesso aiuta, le dissoluzioni della II Repubblica sono anche usate per supportare il discredito esistente nei confronti della politica tout-court e blindare la tecnicità della ‘governance’, riaffermare la centralità del comando politico contro le autonomie e i federalismi, nel momento in cui si deve e/o si vuole affondare ancor di più il bisturi in un corpo sociale già duramente provato.
L’altalena tra ammiccamenti e/o il disdegno di Monti [ma anche Montezemolo] per un futuro di governo sono casuali?!!

E in questo mare di merda nuota anche Grillo come Mao nel fiume Giallo, che tale era ed è perchè le sue acque sono limacciose – gialle appunto – in quanto vi confluiscono scarichi urbani ed industriali, oltre che i fanghi argillosi di quelle terre, anche se lui ha scelto le azzurre correnti dello stretto tra Scilla e Cariddi. Il Grillo, canuto e pinnato, nuota e sbarca in Sicilia tra una piccola folla, si ritira a riprender fiato nel camper, torna dopo mezz’ora e comincia il suo Truman show, rilasciando interviste semplici, da persona perbene, quasi banali, ma che arrivano, fulmineamente, alla pancia e al cervello di chi lo ascolta, è così anche in tv, a Piazza Pulita, vale la pena riguardare la trasmissione per coglierne le sfumature, con le quali viene catturato l’uomo della strada [il popolo?!]. Ricordate le folle plaudenti la corsa di Burbank Truman [Jim Karrey] nel film di Peter Weir: un frutto effetto dello studio attento della psicologia della comunicazione di massa del guru Casaleggio o della capacità innata del comico di trovare la battuta giusta al momento giusto, probabilmente un bel mix.

Ma questo, si dice e si scrive, è il quid del populismo, con la declinazione di Grillo non difforme, nella tecnica di persuasione di quello berlusconiano, non dissimile da quello dello scalpitante Renzi, ruspante allievo in battute di ambedue.

No, non è così. Il populismo, così come lo abbiamo studiato e conosciuto, è quel feeling politico che si instaura tra un capo carismatico e le masse popolari innestato su un programma spesso velleitario, che esalta in modo demagogico il popolo come depositario di valori totalmente positivi.
Ebbene, volendo, invece, enfatizzare il bicchiere mezzo pieno, potremmo dire che il Grillo che sentiamo mette alla berlina il potere e i potenti, scarnifica con critiche al vetriolo le balle che ci propinano, denuncia gli interessi privati nella cosa pubblica, gli investimenti delle cricche, delle lobbies e quant’altro, altresì propone un uso diverso delle risorse disponibili, insiste sulla possibilità di investire su cultura, ricerca e ambiente, su di uno sviluppo economico potenzialmente alternativo e cooperante. Questa è politica non antipolitica, prospettare un futuro di fronte ad una fogna a cielo aperto. È questo che piace, che crea appeal – amio avviso - nella componente giovanile e cognitiva dei suoi sostenitori, attivisti e votanti [ il 75%], così come è emerso nelle analisi divulgate sui comportamenti elettorali già tenuti e sulle propensioni politiche manifestate.
Finora, dunque, abbiamo sbagliato tutto … no: semplicemente ci troviamo davanti ad un fenomeno politico complesso e contraddittorio, carsico e magmatico, rozzo e raffinato, di piazza e in rete, nazionale e territoriale. Da prendere, comunque, in seria considerazione, da comprendere.

Insomma, a volte, la vis polemica nei confronti degli outsiders della politica che conosciamo ci ha portato a trinciare giudizi, a enfatizzare errori, svarioni, debolezze, estrapolazioni politiche che, probabilmente hanno un peso politico incommensurabilmente inferiore, a quelle scelte politiche ponderate nei palazzi del Potere, a quelle porcherie ed infamie che ci vengono presentate come normale percorso politico di questa o quella forza politica o sindacale di riferimento o trasversale ai movimenti.
Forse ci siamo fatti trascinare nell’invettiva nei confronti del Movimento 5 Stelle, scimmiottando e utilizzando quello che i media mainstream, subdolamente, hanno veicolato e fatto circolare. La lista del Movimento presentata, ad esempio, in Sicilia è fatta di trentenni, professionisti, insegnanti, freelance, che, senza un apparato strutturato, sfida quel verminaio politico rappresentato dalla grandissima parte del ceto politico siciliano. Loro possono gridare: andatevene tutti e subito! Santi subito? no, diocenescampieliberi, riflettiamoci. Vale la pena capirci di più e meglio, potrebbe essere utile aprire un’inchiesta nei territori, per cogliere con chi, come, perché, dove e se, ci possano essere interlocuzioni, confronti, attraversamenti interessanti.
Vale la pena cercare di evitare – memori di Collodi - di fare come Pinocchio con il buon Grillo Parlante e la bella Fata Turchina … e quella è una favola a lieto fine.

BZ

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