Milano - Condannati diversi attivisti e attiviste in due processi

17 / 11 / 2017

Riprendiamo, esprimendo piena solidarietà con i condannati, un articolo di Milano in Movimento relativo alle condanne emesse ieri dal Tribunale di Milano a diversi attivisti ed attiviste. Si tratta di nove condanne (da 8 mesi a 1 anno e 1 mese) per i fatti di Palazzo Marino nel pomeriggio dello sgombero di Via Olgiati del 22 Maggio 2013. Condanne anche per il corteo studentesco del 12 Dicembre 2014 terminato con cariche e lacrimogeni sotto il Grattacielo Pirelli.

Giornata densa, dal punto di vista giudiziario, quella di oggi (ieri ndr) per quanto riguarda i tanti procedimenti penali che quest’Autunno stanno riguardando le lotte sociali degli ultimi anni a Milano.

Erano infatti previste due sentenze di primo grado davanti alla stessa corte. Una la mattina e la seconda il pomeriggio.

Il procedimento della mattina riguardava i fatti relativi allo sgombero di ZAM di Via Olgiati del 22 Maggio 2013. Dopo lo sgombero della mattina, quel pomeriggio, un corteo di diverse centinaia di persone raggiunse Palazzo Marino per cercare un’interlocuzione con l’allora Giunta Pisapia e fu caricato tre volte dall’ingente schieramento di celere che impediva qualsiasi accesso al Comune.

Durante le udienze, sia nelle testimonianze che nelle dichiarazioni spontanee degli imputati, è emerso con forza il valore sociale e politico dell’esperienza di Via Olgiati. La stessa accusa, durante la requisitoria, ha dovuto concedere a denti stretti: “Qui nessuno mette in dubbio il valore sociale di ZAM”.

Durante il processo è stato anche mostrato pubblicamente lo stato di totale abbandono in cui versano gli stabili di Via Olgiati a 4 anni e mezzo dallo sgombero.

Questo non ha impedito però alla corte di emettere 9 condanne a pene variabili dagli 8 mesi all’anno e 1 mese.

Nel pomeriggio era invece prevista la sentenza per il corteo del 12 Dicembre 2014 terminato con cariche e lacrimogeni sotto la Regione Lombardia.

Quel giorno era in corso lo sciopero generale contro il Jabs Act voluto dal Governo Renzi che ha dato un consistente contributo (se mai ce ne fosse bisogno) all’aumento della precarietà nel paese.

Un corteo studentesco di diverse migliaia di persone raggiunse la Regione dove erano previste le consuete elargizioni all’istruzione privata come da ormai consolidata tradizione lombarda.

Durante un’azione simbolica di una quindicina di studenti travestiti da Babbo Natale che avevano scavalcato la cancellata del palazzo per portare dei pacchi regalo rappresentanti i tagli all’istruzione pubblica era partita la carica dei Carabinieri seguita da diversi minuti di tensione, manganellate e lancio di lacrimogeni.

Nella requisitoria l’accusa aveva chiesto pene molto dure(arrivando a chiedere condanne superiori ai 3 anni e mezzo) e totalmente spropositate in relazione alla concreta consistenza dei fatti.

La corte, rispetto alle richieste del pm, ha ridotto le pene condannando però 16 imputati su 17 di diverse realtà politiche e sociali a pene inferiori ai 2 anni. Tra i condannati un militante di LUMe, uno del Lambretta e uno di ZAM (condannati dall’anno all’anno e 5 mesi). 

Sarà importante leggere la sentenza perché, a quanto sembra, anche il solo fatto di aver “fatto un cordone” rischia ormai di essere sanzionato penalmente

Come al solito, poche figure fungono da capri espiatori riducendo la complessità di giornate di lotta ad episodi criminali.

La strategia repressiva milanese, via via sempre più collaudata e lontana dai clamori di altre Procure e Questure, è quella di limitare progressivamente l’agibilità dei militanti schiacciandoli sotto il peso di decine di procedimenti penali con condanne magari non esemplari, ma che sommate tra loro costituiscono un reale problema.

Solidali coi condannati!

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