Si legge Biocidio: il più alto tasso di mortalità per tumore in tutta Italia. Una nuova emergenza dopo quella dei rifiuti e che vede ancora comitati, scienziati e cittadini a combattere da soli contro istituzioni silenti.

Nelle terre del Biocidio

di Giuseppe Manzo

26 / 5 / 2013

Chiaiano, Pianura, Terzigno, Giugliano, Terra dei fuochi. E ancora Bagnoli, Napoli est, Acerra, basso casertano e Terra di lavoro. In Campania la lista delle terre devastate dal disastro ambientale è lunga, ormai definita in una sola parola: Biocidio. Questo termine fu utilizzato da un attivista dei comitati anti-discarica ad Afragola, uno dei comuni dell’area nord di Napoli e cuore della Terra dei fuochi. In queste terre migliaia di uomini e donne si sono opposti con i loro corpi all’apertura di discariche e hanno denunciato lo smaltimento illecito della monnezza (urbana, tossica e industrale) sotto i viadotti delle autostrade e delle bretelle provinciali. Oggi questi territori fanno i conti con un’altra emergenza, dopo quella perenne dei rifiuti (urbani e speciali, legali e non): la salute dei cittadini campani.

Gli ultimi 12 mesi hanno portato alla luce dati inequivocabili e ricerche empiriche commissionate da istituzioni ed enti locali. Addirittura lo Stato ammette la sua stessa responsabilità con le 600 pagine votate all’unanimità dalla Commissione parlamentare d'inchiesta.: «Il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà, secondo quanto riferito alla Commissione, fra una cinquantina d'anni. Questo dato può ritenersi la giusta e drammatica sintesi della situazione campana». Queste colpe, però, non trovano responsabili nelle sentenze giudiziarie a causa dei ritardi della magistratura. Ultimo in ordine di tempo è il sequestro dell’area di Bagnoli avvenuto solo 6 anni dopo la denuncia dei cittadini per i danni ambientali in atto sull’ex Italsider. E andrà in prescrizione il processo “rompiballe” dove sono accusati Bassolino, Fibe e tutti gli attori del piano regionale dello smaltimento dei rifiuti.

I numeri: le ricerche di Antonio Giordano

Nel luglio scorso l’Istituto oncologico Pascale di Napoli in uno studio pubblicato dal quotidiano Avvenire. Ecco nello specifico cosa dicono alcuni dati: «Per quanto riguarda, ad esempio, il tumore del colon retto, in provincia di Napoli – si legge nello studio del Pascale – nel triennio 1988/1990 si riscontra negli uomini un tasso del 17,1 su 100mila abitanti, negli uomini, che nel periodo 2003/2008 sale al 31,3», mentre nelle donne gli stessi tassi per gli stessi periodi sono «16,3 e poi 23». E a Caserta: «19,3 (sempre per 100mila) per i maschi dal 1988 al 1990 e 30,9 dal 2003 al 2008», con «16,4 e poi 23,8 nelle donne». Al contrario i tassi italiani, per lo stesso tipo di tumore e gli stessi periodi, «sono stabili, passando dal 33 al 35 negli uomini e dal 30,5 al 29,3 nelle donne».Ma non finisce qui, sono interessati anche polmoni, mammelle e fegato: «l’incremento del tasso di mortalità femminile per tumore del polmone è stato superiore al 100% nella provincia di Napoli ed al 68% in quella di Caserta. Il tasso di mortalità per tumore alla mammella, che era21,4 inprovincia di Napoli nel 1988/1990, è aumentato fino a 31,3 nel 2003/2008, mentre in Italia passava da37,6 a37,7.

In quegli stessi giorni il luminare napoletano Antonio Giordano, ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso l'università di Siena, nonché direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia (Usa), insieme a Giulio Tarro, primario emerito dell'Azienda Ospedaliera Cotugno di Napoli e chairman della commissione sulle Biotecnologie della Virosfera, Wabt – Unesco a Parigi, ha pubblicato l’e-book “Campania terra dei veleni” e fu il primo a parlare di “Dna bucato e indebolito” dei cittadini campani. Questo testo è la seconda tappa di un lavoro iniziato dal padre di Antonio, Giovan Giacomo Giordano (libro “Salute e ambiente in Campania” del 1976, ndr) e ha lanciato un pesante j’accuse: «i politici e alcuni brillanti oncologi dicono che non c’è un nesso tra rifiuti, diossina e aumento delle malattie – ha affermato - In questi anni non abbiamo ricevuto un solo dato dal Registro dei tumori e dalle istituzioni sanitarie campane. Allora ci siamo messi a studiare da soli e lo stesso dovrebbero fare i medici di base della regione per avere riscontri attendibili: in Campania ci sono 40mila casi di tumori alla mammella in più e un aumento del 15% di casi di cancro per le donne sotto i 40 anni». Il testo si apre con una prefazione del senatore Ignazio Marino, intervenuto ieri in video, che lancia l’allarme per le future generazioni: «Leggendo il rapporto – scrive il parlamentare del Pd - si ha l’impressione che napoletani e campani vivano come quelle cavie della ricerca destinate poi ad ammalarsi: si registra +9 per cento di mortalità tra gli uomini, +12% tra le donne e + 80% di tumori a polmoni e stomaco, linfomi e malformazioni neonatali che diminuiscono invece nelle altre regioni italiane. 

Un ultimo contributo e ulteriori conferme sull’emergenza sanitaria in atto, strettamente legata a quella dei rifiuti, l’ha fornita la ricerca dell’Isde-Medici per l’ambiente per conto del Comune di Napoli. Chiaiano, Pianura, Bagnoli e Napoli est sono le municipalità ai primi tre posti nella drammatica classifica della mortalità per tumore. Si tratta di quei quartieri che hanno ospitato discariche e siti industriali per decenni. Anche gli stessi magistrati della Procura di Napoli hanno definito questi territori “bombe ecologiche”. In particolare Pianura ha ospitato la discarica di Contrada Pisani per quasi mezzo secolo: i carabinieri del Noe hanno descritto dettagliatamente come in questo stesso invaso abbiano sversato aziende ospedaliere, imprese ed enti locali del Nord.

Le mobilitazioni: il cancro non aspetta

Le prime mobilitazioni sui dati delle malattie tumorali e sulla loro relazione con i territori martoriati da discariche e inceneritori sono iniziate lo scorso settembre. Ad aprire una breccia è stata la Campagna Stop Biocidio, iniziata il 7 ottobre con un convegno a Napoli. Si sono ritrovati intorno a un tavolo gli stessi scienziati come Antonio Giordano, Giulio Tarro, dirigenti politici come Francesco Maranta (primo politico europeo premiato dal Ramazzini Istitute per le sue battaglie contro l’amianto) e organizzazioni come Medicina democratica, Rete Commons, comitato zero rifiuti industriali, Isde, Comitato Fuochi, cittadini, giornalisti e studenti. Tutti insieme hanno chiesto due risposte: screening sanitario e bonifiche. Lo stesso Giordano, qualche settimana prima, aveva lanciato un appello ai giovani del Sud: «Il tempo è già scaduto – scirve lo scienziato napoletano – perché il cancro non aspetta. Il cancro è oggi; incurante delle distinzioni di sesso, di razza, di religione, di classe. Che ci piaccia o no il cancro opera come  ‘na livella’».

Le successive tappe di questa mobilitazione ha visto momenti di tensione di fronte al silenzio e alle incertezze delle istituzioni locali (e nazionali). Il sindaco Luigi de Magistris ha disertato l’incontro del 7 novembre durante un presidio della campagna e si è tenuta alla larga dalla questione spinosa. Sempre a ottobre Don Maurizio Patriciello veniva zittito dal prefetto di Napoli scatendando un’ondata di indignazione. Lo stesso parroco è punto di riferimento a Caivano nella battaglia per salute attraverso fiaccolate e marce a cui hanno preso parte migliaia di persone. A gennaio, poi, l’ex ministro Balduzzi è stato duramente contestato dai comitati durante la sua partecipazione a un convegno organizzato dalla diocesi locale. In quell’occasione ci fu la rabbia di donne, attivisti e comitati contro l’uomo che smentiva il nesso tumori-disastro ambientale, puntando il dito contro “la dieta mediterranea dei campani”. Il resto è un continuno muro di gomma, un silenzio di cui la Regione Campania è principale protagonista. Da Palazzo Santa Lucia è arrivata una continua fuga di fronte alle domande dei cittadini  mentre il governatore Stefano Caldoro continua a tacere.

Chi vuole le bonifiche

 Con il nuovo governo e un nuovo ministro dell’Ambiente come Andrea Orlando, che conosce molto bene Napoli e la Campania (è stato commissiario del Pd per due anni), si vedrà quale attenzione sarà offerta all’emergenza campana. Lo stesso Orlando ha effettuato un primo giro nella Terra dei fuochi e incontrato una parte dei comitati. La promessa del neoministro riguarda interventi di bonifica. Ora tutti sembrano volere le bonifiche. Anche il vice sindaco di Napoli, Tommaso Sodano, ha cambiato. Dopo il suo atteggiamento prudente sui dati del professore Giordano adesso l’ex senatore dice che i numeri esistenti provano il nesso tumori-rifiuti e chiede aiuto a Sel e M5S. È chiara, invece, un’altra questione. Non è sufficiente chiedere solo le bonifiche. Siamo in un settore dove le infiltrazioni di aziende “tossiche” è un rischio molto elevato. I comitati chiedono certezze e la possibilità di sedere intorno a un tavolo con le istituzioni per decidere: sono loro gli unici garanti per dare un futuro di vita alle terre del Biocidio.

Giuseppe Manzo : è direttore di Nelpaese.it, giornalista pubblicista, animatore della campagna StopBiocidio. Ha pubblicato Scripta - diario di un cronista precario (Centro Autori 2011), è co-autore di Chi Comanda Napoli (Castelvecchi 2012).

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